Dialogo del bestemmiatore e del cacciatore di lucciole

10 lucciola

IL BESTEMMIATORE
(sdraiato sul suo lettino, col bisturi piantato proprio nel centro delle intenzioni):

E allora prepariamoci all’ennesima autopsia,
per quanto la putredine sia un gusto già sentito
e il bisturi già un gioco arrugginito.
Che venga pure il tetano,
io sono vaccinato
e comunque prima o dopo si muore.

IL CACCIATORE
(arriva ex machina, canticchia; ha  la gabbietta nella mano destra; la lanterna emana una luce sinistra):

Ho catturato una lucciola,
ma la lanterna la acceca.
Guarda: la lucciola impreca
e non sa quanto è bianca
la forza che spreca.

IL BESTEMMIATORE
(alza appena gli occhi, con indifferenza ostentata, poi torna al suo lavoro, con la voce rotta, e  una rabbia che somiglia al pianto):

Sisì, c’è ancora vita sotto i vermi!
Si tralascino le croste:
l’accidia in cancrena
cresce dentro il brodo di coltura
negli anni. Sono pochi. Ma che importa?
È colpa delle muffe che coltivo
in provetta,
con centrifuga cura, fino a scegliere
l’emozione più adatta, la più oscura:
che sia rigogliosa
l’innata vocazione all’inazione!

IL CACCIATORE
(posa un piede a terra, e prende a saltellare, continuando la salmodia):

Guarda la lucetta, la lucina:
non si rassegna, la poverina.
Guarda la lucina, la lucetta
come balbetta.

IL BESTEMMIATORE
(fa finta di non sentire, e armeggiando nella polpa putrida, si schizza in faccia un lembo canceroso di ricordo):

“Pensieri di vecchio”, dico, non v’è dubbio
(così mi hai detto ieri, amico,
e me lo sono rimproverato
di sentirmi sempre un passo indietro).

(si ripulisce il volto, sospira, guarda verso l’alto. Potrebbe gridare):

E invece è pur sempre giovinezza
l’urlo piantato in gola, al pomeriggio,
mentre guardo il soffitto, ipotizzando,
e dilapido il tempo immaginando
le meraviglie che so pensare e che non faccio.

IL CACCIATORE
(guardando la flebile luce nella gabbietta, smette di cantare. Voce neutra):

È luce vera la tua piccola luce verde
perché è bianca, perché è forte, perché è blu.
Pensai: fossi vecchio, forse sopporterai.
Che ne pensi? Pensavo. Penso. Penserò.
Ma c’è da riconoscere, per poco che valga che tu creda,
che  la voce non trema.
Quanta luce di cieco,
quanto spreco!
Eco
.

IL BESTEMMIATORE
(stufo del gioco, puntando il bisturi verso il cielo):

E io ti sto in faccia, e ti odio
e odio questo spreco di forza
mentre impreco
come se pregassi, ma ostento questo rifiutarmi
ad ogni tua pretesa di salvarmi
– non lo voglio il tuo aiuto,
dopo che tu mi ha i messo i vermi addosso,
che misero gioco che ti sei inventato! –
Ed è ancora un altro verme
che formicola e scava
in questa mela che sono.

IL CACCIATORE
(tornando a canticchiare):

Mela del bene non si mangia
me l’ha detto il serpente.
Mela del male melamarcia
me l’ha detto un parente.
Se mi dici bene
male ti rispondo
semi dici male
semino il male nel mondo.

IL BESTEMMIATORE
(spazientito, getta lontano il bisturi e corre a prendere i suoi libri):

E io semi non ne ho, che non ne voglio:
L’amore è un frutto marcio, un farmaco
che si compra già scaduto. Vedi? Sta scritto.
E guarda questa muffa, qui, nella provetta: è la prova.
Vedi la forma tortile della ferita? La venatura storta?
La forma asimmetrica del foglio?
La casa nuova che crolla? Il segnale che manca?
Non c’è campo.
Non c’è scampo
al buio.

IL CACCIATORE
(risalendo sulla machina, e scomparendo nel cielo):

Continua ad agitarsi e non s’illumina:
un giorno questa lucciola la spengo.
Ma non ora, non ora,
per ora che vada in buonora:
mi diverte la lucciola se impreca
se non sa quanto è bianca
la forza che spreca.

 Alessandro Melis – inedito

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Pubblicato il 2 novembre 2007 su Con parole mie, Occhio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. EchidnaArgenteo

    A me me piace!
    Anche qui l’evoluzione è spetacolare.
    Hola

  2. alessandromelis

    Grazie Echidna.
    Della visita e del commento.
    A presto,
    A.

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