A chi non capisce (Sproloquio)

11 Sproloquio
SCIPION : L’essentiel est de comprendre.
CALIGULA : On ne comprend pas le destin
et c’est pourquoi je me suis fait destin.
J’ai pris le visage bête et incompréhensible des dieux.
SCIPION : Et c’est cela le blasphème, Caïus.
CALIGULA : Non, Scipion, c’est de l’art dramatique!
L’erreur de tous ces hommes,
c’est de ne pas croire assez au théâtre.
Ils sauraient sans cela qu’il est permis
à tout homme de jouer les tragédies célestes
et de devenir dieu.
(
A. CAMUS, Caligula, Acte III, scène 2)

E allora tiro anch’io parole e dadi,
per un brodo casuale o primordiale.
L’essenziale è capire? Poverino
che farai del tuo destino?
Mi dispiace:
non capisci e disegni, unendo i punti,
spunti le armi sopra il geroglifico e la runa
è cruna vietata a ogni cammello.


Non è bello fermarsi soltanto a guardare?
Capire? Perdere o rilanciare?
Prendere per pendere: anche il fegato
di un impiccato, a ben guardare, è un pendolo, e poesia
non è teorema: è un frutto di malora
ormai, come il cadavere
del buon Foucalt, marcito pendolare.
Che cosa vuoi capire?
Parlare o dare aria è sempre
lo stesso nulla, tema senza svolgimento.
Guardami: coltivo vento e rami
secchi di rosa canina, spine sulla neve,
ricordi di autopsie, di amori implosi,
amplessi emarginati
dall’idiozia di sconce timidezze, spiagge
dove concedersi per dono, perdonami se copio,
abbondo di scorie, tori e capricorni, cornucopie,
e anelli che non perderò perché non dono
per principio ciò che non so desiderare,
foglie, piuttosto, d’alberi incalviti,
che sono state forse la mia prima
poesia, foglie di seta per referti
multipolari di Sibille o Pizie nella via
di tutti gli abbandoni, tutti i porti
in odore di nafta o di petrolio, che fa nere
le diafane meduse, e le bambole
che amo solo se son morte
col bambino che a volte le invidiava.
Che cosa vuoi capire?
Che cosa vuoi scoprire?
Cosa c’è da carpire?
Il senso mi fa senso. Calembour
di poco prezzo. Affitterò stanze di malaffare,
perderò in borsa tutto il mio matrimonio,
mercimonio farò del corpo
del testo. Del resto cosa potrei dire?
Ignoro quoziente e dividendo,
anche se la matematica è una madre con cui,
per il gusto dello scandalo, non disdegnerei l’amplesso.
Posso? No, mi dirai, perché tu vuoi capire.
E non potrai scoprire che io tra settimana
santa e enigmistica non scelgo. Ho gusto
di processioni e giochi di parole
che non sciolgo,
delle equazioni sterili
in soluzione assurda o in formalina, di reliquie,
di collezioni fertili di folli, di armadi
lasciati chiusi in povero rosario
di sale e naftalina. Ogni parola
è vera, ogni parola mente. Non capisci?
Io gusto tutto, perché non capisco
niente.

* * *

Alessandro Melis – inedito
(dedicato a S.D.M.)

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Annunci

Pubblicato il 27 novembre 2007 su Con parole mie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. è un capolavoro caro amico mio, un capolavoro…

    djm

  2. alessandromelis

    Grazie, caro dj.
    A volte persino la rabbia sa essere produttiva.
    Qualcosa cambia, ultimamente, e il tuo Sisifo scopre venature nuove nella sua pietra.
    A presto,
    A.

  3. M’associo a djm. Un testo delizioso con venature tragiche. Una poesia-monologo che stupisce ad ogni passo e che chiude con un ‘colpo di teatro’.
    Bravissimo Alessandro
    Antonio Fiori

  4. Una meravigliosa e spinta apostrofe che -da giocatrice d’azzardo condivido in toto.

    A questa il giusto atto successivo potrebbe essere un nenia cantante il funerale d’una creatività neuronale che -non già- riesce a chiedere a se stessa di tornare. Eppure tutti siam stati -in origine- bravi a farci giocare dai flussi dei dadi, e gioco siam stati a nostra volta.

    Al Dimentico (poveretto) tutta la -anche mia- misericordia- (insieme a qualche parollella storta malmasticata) ché infinitamente buoni e misecordiosi -in fondo in fondo- siamo. 😉

    Rr

  5. alessandromelis

    Caro Antonio,
    come sempre cogli anche le venature più nascoste, e qui hai intravisto, la piega amara della bocca, nascosta dietro la maschera che ride.
    Come sempre, grazie.
    A presto,
    A.

  6. alessandromelis

    E tu, mia cara Rita! Ogni commento è un bellissimo fuoco d’artificio.
    L’idea del requiem è molto stimolante, chissà…
    Frattanto mi è venuto questo sputo di rabbia: ci mettiamo tanto impegno per dire con pienezza, per torcere la lingua fino a farle dire proprio ciò che noi vogliamo, e poi c’è sempre qualcuno che, non comprendendo (per non volersi appena appena sforzare ad andare dietro il velo del normale), ci disprezza.

    Questo, al di là di tutte le misericordie, a volte davvero non si può sopportare.

    Un bacio, come sempre, a tutti e due.
    A.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...