La morte bella

19 Santostefano

Poi vidi genti accese in foco d’ira
con pietre un giovinetto ancider, forte
gridando a sè pur: “Martira, martira!”.

E lui vedea chinarsi, per la morte
che l’aggravava già, inver’ la terra,
ma de li occhi facea sempre al ciel porte,

orando all’alto Sire, in tanta guerra,
che perdonasse a’ suoi persecutori,
con quello aspetto che pietà disserra.

Quando l’anima mia tornò di fori
a le cose che son fuor di lei vere,
io riconobbi i miei non falsi errori.

Pg XV 106-117

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Pubblicato il 26/12/2007 su Con parole d'altri, Dante. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 7 commenti.

  1. “…de li occhi facea sempre al ciel porte…”
    Immenso Dante! Un sentimento di bontà assoluta che trascende quello del perdono – che bene intuiamo in Dante, nell’esilio, per i suoi gigliati persecutori – guardando all’Assoluto, all’amore infinito che tutto supera.
    Bravo Alessandro. Ti giunga il mio augurio più caro di un 2008 colmo di buone cose per te e i tuoi cari.
    Gianni

  2. alessandromelis

    Grazie Gianni, della visita delle parole e degli auguri.

    La mansuetudine attrae Dante soprattutto perchè non la possiede: Stefano è per lui un’icona rarefatta e inafferrabile, la sua assolutezza nel perdono è di una bontà disumana.

    E poi “io riconobbi i miei non falsi errori.” E’ qui che Dante mi prende a sberle con la sua immensità: riconosce l’errore nascosto nelle proprie visioni, ma ne rivendica la soggettiva assoluta verità.
    Sarà pure errore, ma è vero.

    Perciò il mio augurio per il 2008 a te e a tutti gli amici più cari è un anno pieno di desideri: un viaggio intenso di belle visioni.

    A presto,
    A.

  3. In noi, Alessandro, tutto il male e il bene del mondo, espresso, represso o sublimato. Che Dante non fosse farina per ostie è risaputo – era accusato di “corruzione, abuso d’ufficio, “intelligenze con lo straniero a scopo di guerra contro la città di Firenze” e diffamazione a mezzo stampa.” (è stato simulato un processo al Sommo, un paio d’anni fa a Verona (http://www.sapere.it/tca/MainApp?srvc=dcmnt&url=/tc/magazine/articoli2005/Maggio/Dante_Processo.jsp )
    Non ricordo in particolare il numero esatto delle diffamazioni (forse, diverse decine) contestategli… Eppure quel sentimento così alto non lo si può rappresentare se non lo si prova o lo intuisce, empaticamente (Stefano fu lapidato perché diceva di parlare con gli angeli…; pensa ad Alda Merini…); e stessa cosa vale per la soglia più alta di abiezione.
    Un caro saluto, ancora.
    Gianni

  4. Alcuni refusi:

    lo si intuisce

    soglia più bassa di abiezione

    g

  5. alessandromelis

    Caro Gianni, d’accordo, su tutto.
    Ogni male e ogni bene possediamo tutti in potenza, in noi vivono il santo e l’aguzzino; è questo l’assioma principe anche nel teatro: per recitare un ruolo, da qualche parte si deve “essere” quel ruolo e tutto il lavoro consiste nel portarlo fuori in modo credibile. Così è della poesia e della scrittura (specie narrativa) in genere.
    Intuizione ed empatia, come giustamente scrivi, sono (inspiegabilmente) i metodi dell’indagine: qualcosa si deve “vedere”, per poter descrivere.
    Ma quello che resta, dopo la visione, è nostalgia e desiderio del veduto: questo dolore dell’inarrivato, che muove al viaggio, che costringe al cammino, questa malinconia dell’incompletezza è ciò che amo di più nella scrittura dantesca, e nelle visioni dei grandi artisti.

    Per questo una fertile incompiutezza mi sembra l’augurio più bello per i miei amici artefici.

    Grazie ancora, come sempre, del tuo pensare esatto, e della tua amicizia.

    A.

  6. Quando l’anima mia tornò dal blog
    e le cose che son fuor di lei vere,
    io riconobbi i non falsi veri

    🙂

    Danteschi auguri d’ogni bene
    Antonio Fiori

  7. alessandromelis

    Carissimo Antonio,
    felice inizio d’anno anche a te.

    A presto,
    A.

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