Il teatro della lucciola (1)

Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e sfolgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta.)
Quel «qualcosa» che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque «scomparsa delle lucciole». […]

Non siamo più di fronte, come tutti ormai sanno, a «tempi nuovi», ma a una nuova epoca della storia umana le cui scadenze sono millenaristiche. Era impossibile che gli italiani reagissero peggio di così a tale trauma storico. Essi sono divenuti in pochi anni (specie nel centro-sud) un popolo degenerato, ridicolo, mostruoso, criminale. Basta soltanto uscire per strada per capirlo. Ma naturalmente, per capire i cambiamenti della gente, bisogna amarla. Io, purtroppo, questa gente italiana, l’avevo amata: sia al di fuori degli schemi di potere (anzi, in opposizione disperata ad essi), sia al di fuori degli schemi populistici e umanitari. Si trattava di un amore reale, radicato nel mio modo di essere. Ho visto dunque «coi miei sensi» il comportamento coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo italiano, fino ad una irreversibile degradazione. […]
Inoltre, i nostri potenti continuano imperterriti i loro sproloqui incomprensibili: in cui galleggiano i flatus vocis delle solite promesse stereotipe. In realtà essi sono delle maschere. Son certo che, a sollevare quelle maschere, non si troverebbe nemmeno un mucchio d’ossa o di cenere: ci sarebbe il nulla, il vuoto.

La spiegazione è semplice: oggi in realtà in Italia c’è un drammatico vuoto di potere. Ma questo è il punto: non un vuoto di potere legislativo o esecutivo, non un vuoto di potere dirigenziale, né, infine, un vuoto di potere politico in un qualsiasi senso tradizionale. Ma un vuoto di potere in sé.
Come siamo giunti a questo vuoto? O, meglio, «come ci sono giunti gli uomini di potere»?
La spiegazione, ancora, è semplice: gli uomini di potere sono passati dalla «fase delle lucciole» alla «fase della scomparsa delle lucciole» senza accorgersene. […] Non hanno sospettato minimamente che il potere, che essi detenevano e gestivano, non stava semplicemente subendo una «normale» evoluzione, ma stava cambiando radicalmente natura. […] Il potere reale procede senza di loro: ed essi non hanno più nelle mani che quegli inutili apparati che, di essi, rendono reale nient’altro che il luttuoso doppiopetto. […]
Di tale «potere reale» noi abbiamo immagini astratte e in fondo apocalittiche: non sappiamo raffigurarci quali «forme» esso assumerebbe sostituendosi direttamente ai servi che lo hanno preso per una semplice «modernizzazione di tecniche». Ad ogni modo, quanto a me (se ciò ha qualche interesse per il lettore) sia chiaro: io, ancorché multinazionale, darei l’intera Montedison per una lucciola.

Pier Paolo Pasolini
Il vuoto del potere in Italia, «Corriere della sera», 1° febbraio 1975
ora in Scritti Corsari, Garzanti, 1990, pp. 128-134

 

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[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

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Pubblicato il 23 febbraio 2008 su Con parole d'altri, PasoliniPierPaolo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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