Il teatro della lucciola (2)

Ieri sera, uscendo per una passeggiata, ho visto nella crepa di un muro una lucciola. Non ne vedevo, in questa campagna, da almeno quarant’anni: e perciò credetti dapprima si trattasse di uno schisto del gesso con cui erano state murate le pietre o di una scaglia di specchio; e che la luce della luna, ricamandosi tra le fronde, ne traesse quei riflessi verdastri. Non potevo subito pensare a un ritorno delle lucciole, dopo tanti anni che erano scomparse. Erano ormai un ricordo: dell’infanzia allora attenta alle piccole cose della natura, che di quelle cose sapeva fare giuoco e gioia.

Le lucciole le chiamavamo cannileddi di picuraru, così i contadini le chiamavano. Tanto consideravano greve la vita del pecoraio, le notti passate a guardia della mandria, che gli largivano le lucciole come reliquia o memoria di luce nella paurosa oscurità. Paurosa per gli abigeati frequenti. Paurosa perché bambini erano di solito quelli che si lasciavano a guardia delle pecore. Le candeline del pecoraio, dunque. E ogni tanto ne prendevamo qualcuna, la tenevamo delicatamente chiusa nel pugno per poi aprirne a sorpresa, tra i più piccoli di noi, quella fosforescenza smeraldina.

Era proprio una lucciola, nella crepa del muro. Ne ebbi una gioia intensa. E come doppia. E come sdoppiata. La gioia di un tempo ritrovato – l’infanzia, i ricordi, questo stesso luogo pieno di voci e di giuochi – e di un tempo da trovare, da inventare. Con Pasolini. Per Pasolini. Pasolini ormai fuori dal tempo ma non ancora, in questo terribile paese che l’Italia è diventato, mutato in se stesso. («Tel qu’en Lui-même enfin l’éternité le change»). […]
Le lucciole, dunque. Ed ecco che – pietà e speranza – qui scrivo per Pasolini, come riprendendo dopo più che vent’anni una corrispondenza: «Le lucciole che credevi scomparse, cominciano a tornare. Ne ho vista una, ieri sera, dopo tanti anni.»

Leonardo Sciascia
L’affaire Moro, Adelphi, 1994, pp. 11-13

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

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Pubblicato il 23 febbraio 2008 su Con parole d'altri, SciasciaLeonardo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. Riprendere il filo del discorso interroto dalla morte. Coniugare pietà e speranza. Con l’augurio, per tutti, di riveder le lucciole,
    di ‘ riveder le stelle’…
    Grazie Alex
    un abbraccio
    Antonio

  2. alessandromelis

    Un abbraccio a te, Antonio.
    Non ci restano più che luci piccole, da curare perchè non pretendano di spegnersi.
    Quelle grandi non ci sono o, il che è poi lo stesso, non le possiamo vedere.

    Torna presto,
    A.

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