all’arte questo ho dato


Perduto dentro notti osate andando

Carta. Bianca. Fuoco e carta, dubbi. Dubbi e fuoco sugli amori. Carta. Muri invalicabili, privi di finestre, fughe intentate, inventate trattenute tra coperte di letti raccattati,
fuoco e carta; dietro tombe di decomposta giovinezza; dentro un bicchiere di illusione e fuoco, di Nerone, e carta.
Carta e parole dal passato, da un Altrove che è esistito e si è cantato.

Si agonizza nel ricordo. Camminante è l’uomo solo, inutilmente.
Murato è lo scampo, l’urlo. Non si mura la Coscienza, mai, lo sa il Poeta che pretende di stordirne la presenza, disgraziato. Lei si aggira tra i mattoni immune ad ogni seduzione, invisibile, invadente: non conosce compassione, lei rimarca lo sfacelo, la debolezza del peccato dell’accidia sulla vita, e sulla carta.
Vecchi incontri tra le stoffe, profumi di lama di forbice, d’aghi, di gialli su seta o cotone. Profumi di lingue zittite, di mani fermate, di morsi promessa di sposi. Scampoli di bellezza da acquistare a metri, ritagliare, cucire ferendosi le dita senza farle sanguinare.
Io c’ero, dinanzi all’enigma, della carne, perfetta, da denudare, consumare fino all’osso, in malaffare. Io, c’ero. Nella cera che si scioglie quanto ieri e quanto oggi.
Domani ancora cera, di tempo perduto dentro notti osate andando.
 
S.D.M.

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Pubblicato il 11/04/2008 su Con parole d'altri, HanifeAna, KavafisKonstantinos, Notizie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. LuisellaPisottu

    Talento, passione, umiltà, professionalità e grande amore per la bellezza.
    Tutto questo traspare dalle vostre creazioni.
    Emozionateci ancora, come ieri.
    Luisella

  2. alessandromelis

    Carissima Luisella,
    è Kavafis stesso a darmi le parole giuste per descrivere il mio stato d’animo di ieri, “una sfinitezza dolce”.
    Questo ero: stremato e con gli occhi felici per la forza del vostro affetto. Grazie infinite, di essere venuti, di essere.

    A presto,
    A.

  3. LuisellaPisottu

    A quest’ora l’ultima replica dovrebbe essere terminata, i tuoi occhi sempre luminosi e chissà, oltre alla stanchezza, quali altre belle emozioni nel tuo cuore.
    Mi piacerebbe per un attimo provare l’emozione dell’attore che replica e ogni volta si misura con se stesso.
    Mentre assistevo con ammirazione alla tua bella rappresentazione, mi chiedevo se essere poeta possa aiutare in questi casi ad entrare nel ruolo e godere della poesia più intensamente…mi dirai.
    Sogni d’oro.
    Luisella

  4. alessandromelis

    Carissima, bentornata.
    Non saprei come dirlo, senza rischiare la retorica o, peggio, la mistica, quanto mi piace fare l’attore. Quanto piacere mi dà il terrore di questo rito effimero, questo darsi tutto – corpo, voce, interiora – ad un “altro” che, chissà dove, esiste. E’ un egoismo altruista, quello per cui ci si dona ad un pubblico mentre ci si cerca. E’ una menzogna onesta, ed è tutti gli altri ossimori che mi vengono in mente, e che ora, per non eccedere, non scrivo.
    Mi chiedi se scrivere può essere uno strumento utile all’attore. Io credo che la familiarità con le parole aiuti ad essere onesti. A sapere che togliere un testo dalla pagina e metterlo sulla scena significa scegliere uno dei sensi possibili, e tradire tutti gli altri. Consente di avere sempre ben chiara la propria incompletezza: si deve amare un testo tanto da consentirsi di tradirlo.

    Sempre grazie,
    A.

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