paradossi dello sguardo (3) – Lumiére e Méliès

Come sanno anche i bambini (o come dovrebbero sapere anche i bambini se il cinema, espressione fondamentale della nostra epoca, fosse studiato nelle scuole), in principio c’erano due linee di pensiero: quella del documentario, della realtà, codificato dai fratelli Auguste e Louis Lumière con i loro film dedicati, appunto, al mondo reale (L’uscita dalle fabbriche, L’arrivo di un treno alla stazione della Ciotat); e quella fantastica, onirica, inventata, nata con Georges Méliès, che con Viaggio nella Luna, sulla scia degli spettacoli di magia del diciannovesimo secolo, ha fondato il cinema di fantascienza e, poi, molto di più.

A. e L. Lumière – La Sortie de l’Usine Lumière à Lyon (1895)

A. e L. Lumière – L’Arrivée d’un train en gare de La Ciotat (1895)

E a Méliès la Cinémathèque di Parigi (www.cinematheque.fr) dedica fino al 31 luglio una mostra che vale la pena di vedere, perchè fa piombare il visitatore in un mondo di cinema magico, e inventato nei mezzi, nei soggetti, nelle tecniche.
Anche se entra in azione un anno dopo i Lumière, nel 1896, Méliès può essere considerato oggi il vincitore dela tenzone: gran parte del cinema narrativo discende da lui e ancora oggi abbiamo un suo nipotino molto attivo in Tim Burton. Creativo, inventivo, bravissimo artigiano, prodigiosamente attivo, attore, inventore degli studi a vetri, capace di costruire da solo le sue macchine e di trovare gli strumenti per le sue tecniche e i suoi trucchi, dalla moltiplicazione alla sparizione, dalla poesia fintamente ingenua e molto ironica di Viaggio nella Luna agli sdoppiamenti a ripetizione di L’Homme-Orchestre, Méliès viene tuttavia sconfitto nel giro di pochi anni da un cinema che diventa sempre più realistico. Nel 1912 fallisce, brucia gran parte dei suoi film (di 520 che aveva realizzato ne restano 210). Finirà a vendere giochini e dolcetti alla Gare Montparnasse.

G. Méliès – Le Voyage dans la Lune (1902)

G. Méliès – L’Homme-Orchestre (1900)

Quello che non molti sanno è che Georges Méliès, per passione civile e politica, è stato tentato dal reale. Nel 1899, da paladino del capitano Alfred Dreyfus, ha girato infatti quella che può essere considerata la prima docu-fiction della storia del cinema, L’Affaire Dreyfus, un appassionato misto di ricreazione e di cronaca.
Undici episodi di un minuto ciascuno. Quando si dice la capacità di sintesi.

Irene Bignardi – il Venerdi di Repubblica – 16 maggio 2008

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Nota: Il teatro pensava da tempo di mettere in scena qualche frammento della preistoria del cinema. Il breve articolo di Irene Bignardi, e la mostra parigina di cui informa, hanno offerto l’occasione.
Qualcuno scorgerà nella sorprendente chiusa dell’articolo un’allusione, un augurio, una sorridente ironia. O, se preferisce, una profezia.

 

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[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

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Pubblicato il 20 maggio 2008 su Con parole d'altri, Cose belle, LumiéreAuguste&Pierre, MélièsGeorge, Mostre, Occhio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Adoro le profezie, ci sto sguazzando dentro parecchio, ultimamente. E’ uno strano periodo per noi tutti, e i frammenti proposti mi sono apparsi tanto simili a certi miei sogni dei dopopranzi ansiosi. Sono felice che l’ortensia sia fiorita nella Bugia più difficile che stiamo mettendo su. Per salvarci. Ti bacio.

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