Pietre contro Ana

2008_05_26 pietre contro ana

Madre lapidata
(Ostuni, 2 giugno 2006)

video ed elaborazione fotografica di AM

 

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[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

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Pubblicato il 26 maggio 2008 su HanifeAna, Senza parole. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Pietà non solo per chi ha ricevuto il colpo. Pietà per una bambina e la sua paura. Pietà per chi ha assistito, muto.
    Grazie.

  2. alessandromelis

    Pietà (ma fredda) è sempre lo sguardo fisso immobile (preteso oggettivo) di una fotografia o di un filmato. Pietà (ma fredda) e stupore (ma immobile) è ciò che cerco di mettere nelle mie parole e nelle mie immagini. Non sempre si vedono, pare.
    Tu sei una delle poche persone che vedono. Per questo, grazie a te.

  3. Ciao, Sisifo, ottimo lavoro. Una sequenza di immagini dove ogni particolare è estremamente curato per mettere in evidenza un gioco tanto inutile quanto crudele. La scelta del rosso, poi… non credo sia un caso.
    Un abbraccio. Piera

  4. alessandromelis

    Accipicchia! Che visita “ravvicinata”!
    I giochi dei bambini sono spesso crudeli, quasi sempre inutili, come tutte le cose divertenti. Qui la bambina in rosso giocava a sfidare la paura di ciò che non si comprende. Tirava pietre contro il suo “mostro”. E’, in fondo, ciò che tutti, in un modo o nell’altro, quotidianamente facciamo.
    Grazie della tua visita – è così divertente scriverti mentre sei nella stanza accanto… -,
    a presto,
    A.

  5. I giochi dei bambini, secondo me, non sono mai inutili, anzi, al positivo o al negativo conducono sempre verso un fine, quanto alla loro crudeltà, se non sempre, spesso, sì, su questo concordo con te.
    Che dire della stanza accanto? Caro Sisifo, può essere vicina ma anche abbastanza distante!
    Un abbraccio “a distanza”. Piera

  6. alessandromelis

    Sul gioco non so dirti, in profondità e con certezza. Ma se provo a ricordare il mio io bambino, il nascondino serviva solo al nascondino. Aveva una gratuità che le mie azioni di oggi hanno perduto. Questo intendevo, nel dire che il gioco è inutile: siamo noi adulti che gli attribuiamo un fine, che forse, infantilmente, non possiede. Della ravvicinata distanza, mi viene da dire che è quella del confine, che separa unendo.
    A presto (a fra qualche minuto, quando ti dirò “buon appetito”),
    A.

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