frantumi da un viaggio

8 luglio, sulla nave. Appena partito, desidero già la solitudine. Il ritorno.
Ho guardato un filo di lampadine, un faro che si allontanava. Poi ho visto polpacci. Una sinfonia flaccida di muscoli avvizziti e vene varicose. È così difficile concentrarsi, oggi.
 
* * *
 
2008_10_02 Roma1 8 luglio 2008, ore 11.08
sulla nave
 

* * *
 
9 luglio, Roma, di sera. “Anche lei è una poetessa”. Io detesto il nome di poeta. La poesia non è contemporanea. 
L’illusione feroce di potersi nascondere. Non c’è niente di originale nell’essere un altro uomo. Siamo dannatamente prevedibili. Tanto vale dir tutto. È disonesto giocare a nascondino col lettore.
Anche perché io non ho lettori.
 
Come è ignara di sé, l’ovvietà.
 
* * *
 
2008_10_02 Roma2 10 luglio 2008, ore 18.10
Roma, via dei Fori Imperiali
 
* * *
 
Questa mattina ho letto Rebora.
Metto qui qualche verso di brutale perfezione, che ben si adatta al mio stare.
 
forse altrove sei bella, o primavera:
non qui, dove uno sdraia
passi d’argilla e per le reni vuoto
scivola il senso e gonfia la ventraia,
mentre l’anima giace pietra al fondo
d’una gora, e si contrae
l’idea nel tempo che vien già divelto
con nausea intorno alle cose.
Oh, se avvelenati denti
mi saettassero fuor della bocca
per morder cuore e cervello su te,
mentre la gola rugghiasse a sterminio
il terrore del mal che m’infosca
e drizzasser le mani ogni nocca
in artigli selvaggi a squarciare
Dio e i scellerati buoni!
giù gli sguardi con terrore, voi
tronfi bastardi della primavera…
 
da Primavera (Sanguineti, II, pp. 698-700):
 
* * *
 
Il fato di ciascun è dentro al mio,
come nell’occhio lo sguardo;
e, argomentando, tacito m’avvio
per la notte che stringe le cortine
sul lacrimar dell’ombre
per forme indefinite
al flaccido baglior ch’estenuato
da fanale a fanale sbadiglia
in una pausa senza fine.
O stanchi di sognar, oggi dormite:
tutto, domani, ricomincerà.
 
da Sera estiva (Sanguineti, II, p. 702)
 
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2008_10_02 Roma3 10 luglio 2008, ore 16.54
Roma, San Paolo fuori le mura, porticato
 
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12 luglio, sulla nave. Ieri in giro per Roma. S. Pietro in Vaticano, un eloquente esempio di basilica pornografica. L’assenza assoluta del sacro. Due turisti giapponesi, alla base di una statua barocca, ne imitavano la postura, per realizzare un simpatico souvenir fotografico del viaggio, versione postmoderna del valore emulativo della santità.
La nervatura michelangiolesca dell’edificio scompare sotto le incrostazioni decorative, allo stesso modo in cui il turismo religioso fa scomparire il sacro, ma non – o non solo – per incrostazione, piuttosto per sostituzione e ridondanza.
La differenza tra il sacro e la religione è la stessa che sussiste tra l’eros e la pornografia: si opera per selezione banalizzante e per ripetizione meccanica.
 
* * *
 
Le tombe dei papi.
La sacra necrofilia.
Cadaveri gossip.
 
* * *
 
2008_10_02 Roma4“…ti coprirà d’un velo bianco …”
[11 luglio 2008, ore 14.22. Roma, basilica di San Pietro, da qualche parte]
 
* * *
 
Roma nel caldo. L’inadeguatezza del corpo. Ipotensione e fotofobia.
Eppure intuisco quanto questa luce potrebbe nutrirmi. Il corpo è chiuso, l’identità rattrappita nella concentrazione sublime e perversa di un solo punto.
Un’identità ridotta a supernova di densità immensa. Non sono ancora pronto per l’esplosione, ma sento – mi illudo – che non sia lontana.
 
* * *
 
2008_10_02 Roma511 luglio 2008, ore 16.15.
Roma, piazza di Spagna
 
* * *
 
Passeggiata romana. Roma è qui, in questo puttaneggiare del finto sacro sopra le bancarelle: riproduzioni di monumenti in resina, rosari e immaginette dai colori ollivudiani, calendari con giovani preti/topmodel sorridenti, pattume negli angoli dei vicoli, fontane barocche dove la luce assume aure di miracolo, frantumi di cinecittà – la dolce vita vacanze romane – e in mezzo a cumuli informi di ristoranti turistici e negozi di plastiche varie, la bottega di un barbiere, con la sua aria inadeguata e musicale, frammento di Roma vera, fuori scala, fuori misura. Quasi stona, la verità, in mezzo alla finzione del cinema cinema cinema.
Nella bottega del barbiere scompare la Roma smisurata, e la città diviene un divino infinito cigolare di forbici, una ciocca che cade sul pavimento povero di finto marmo, un roco ridere di chissà quale saporosa oscenità.
 
* * *
 
2008_10_02 Roma6 un barbiere
[11 luglio 2008, ore 17.06, da qualche parte, a Roma]
 
* * *
 
La roma svenduta tra piazzadispagna, fontanaditrevi e piazzanavona, già stadio di Diocleziano. Roma pornografica. Selezione banalizzante e ripetizione meccanica.
Ma poi c’è il pantheon, un altro luogo dove Roma, malgrado tutto, riesce a dirsi, respirata.
In questa macchina per produrre dio, questo marchingegno a metà tra la sfera degli stregoni e l’obiettivo fotografico puntato verso il cielo, dio sorge dalla macchina nel ruolo che più ama: la clownerie sublime dell’artista di varietà. Cilindro e bastone, alla ribalta, sotto l’occhio di bue.
 
* * *
 
2008_10_02 Roma7 ex machina
[11 luglio 2008, ore 17.13. Roma, pantheon]
 
* * *
 
L’erotismo smisurato della folla d’estate, dell’abito succinto, del corpo esposto all’incanto del desiderio. Non c’è passante che non possa pensarsi come amore. Ovunque l’estasi prepotente della carne: l’abbondanza che non attende altro che traboccare.
 
* * *
 
Un saluto, sull’ultimo vagone della metropolitana.
Lei dentro, lui fuori.
Sono stato lo sguardo di quel saluto, la tristezza carnale del commiato, le dita ostinate nella carezza inadeguata, nel cercare un ultimo sfiorarsi sotto la maglietta, mentre quasi si chiude, a tagliar via, la folle porta meccanica del treno.
 
* * *
 
2008_10_02 Roma8 10 luglio 2008, ore 16.45.
Roma, san Paolo fuori le mura
 
* * *
 
Ieri l’altro. San Paolo fuorilemura La quiete sacra. Un’austerità resistente. Musica buia. Aria d’incenso. E un canto. Forse qui sopravvive il sacro. Forse resiste, grazie a quel santo crudele, con la spada in pugno, ‘predicatore di verità, dottore delle genti’.
Fuori, sul piazzale, Roma smisura di luce, di colori aggressivi e d’ombre nette.
 
* * *
 
2008_10_02 Roma9 il re di spade
[10 luglio 2008, ore 16.56. Roma, san Paolo fuori le mura, porticato]
 
* * *
 
Forimperiali, ovvero il fascino della rovina.
Qualcosa resiste della vecchia attrazione (non dirò antica, perché in essa non sopravvive alcunché di poetico), ma è solo nostalgia di ciò che ero. E soprattutto nostalgia di ciò che non sono stato.
 
* * *
 
[Poi il viaggio finisce, e restano gli ultimi frantumi del ricordo. Ho visto navi posate a galleggiare sopra a un bordo, ho visto rubinetti rossi e nodi, un salvagente, una ringhiera bianca, una scialuppa, ho scritto un diario della navigazione in cui la solitudine e gli spazi bianchi tra le parole mi sono sembrati più esatti delle parole stesse, e poi ho visto pane e voci, lanciate a nutrire gabbiani senza grazia. E il volto di un cuoco che chiudeva gli occhi e si voltava, per non vedere la terra dove il viaggio finisce.]
 
* * *
 
2008_10_02 Roma10 un cuoco
[12 luglio 2008, ore 18.10, sulla nave]
 
* * *
 
Al termine del viaggio, breve nota confusa sull’eros, il sacro, e la rivolta.
 
Il residuo del ricordo è Roma barocca di corpi, statue di carne, agili e perfette, come pronte allo slancio, allo scatto, al volteggio. Macchine muscolari colte nell’attimo che precede la danza, l’urlo liberante, il vorticante scandalo del sesso.
Assurda è l’attrazione che ci chiama ai corpi, assurdo il desiderio bambino di avere ciò che non si può essere: ma ogni atto che ci spinge fuori di noi – ogni vero desiderio – è una mancanza erotica. Per questo il sacro è la più alta forma di erotismo: eros destinato a rimanere desiderio e privazione. Vale a dire nostalgia.
Nostra rivolta monca, urlo dolorante contro la Mente che ci ha voluti individui, manchevoli di tutto, sublime forma di nostalgia, l’eros è l’anima di un impossibile ritorno a tutto ciò che non siamo.
 
 
Testo e foto di A.M.
Roma, 8-12 luglio – Oristano 1 settembre 2008
 

 

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[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

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Pubblicato il 2 ottobre 2008 su Con parole mie, Viaggi. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. intenso.
    sempre.

    blackrosa

  2. alessandromelis

    grazie, black.
    è sempre un piacere incontrarti anche qui. a presto.

  3. Bellissimo testo accompagnato da splendide immagini. Un piacere leggerlo e rivivere momenti che ho avuto la fortuna di gustare in tua compagnia. Un abbraccio “molto” affettuoso. Piera

  4. alessandromelis

    grazie, accipicchia.
    felice che questo post ti sia piaciuto: io ci sono molto affezionato. perchè il viaggio è stato ricco, malgrado la brevità. e perchè questo testo e queste foto rappresentano una specie di risveglio.
    a volte, inspiegabilmente, ci si sveglia in autunno.

    un bacio,
    A.

  5. Poi ritorni. Con parole mischiate a succo di melagrana, quella aspra, arrossate ciascuna di intensità diversa di rosso. I tuoi viaggi vissuti fino a sentire, noi, un suono d’osso di passo, una fatica di retina, lo spasmo dell’accumulo, inesprimibile. Lo sforzo, sempre in purga addolorotata. Il tuo dire è una colica, ma capita perché non orini spesso. Te lo dico sempre. Si sta meglio dopo la pipì. Le immagini in dono a noi che di vacanze non ne abbiamo fatto. E poi, giacché di là non so commentare, Lisboa afferrata per ogni capello, canuto o colorato, Lisboa desiderata madre, come ogni città lontana da questa. I desideri. Tutto è possibile. Purché ci sia il mare. Calmo e al posto suo.

  6. alessandromelis

    Pannychis cara, tu che conosci troppo.
    Hai ragione persino sull’orina (per quanto, come sai, le analisi abbiano trovato limpido e sano il mio giallo oro), sulla fatica, sull’orrore, e sulle parole che sono fili di rabbia.
    E sul fuggire, che è tentazione da cui non si sfugge.
    Hai ragione, tu che conosci troppo.

    [a molto presto, visto che non perdiamo l’abitudine di cacciarci nei guai…]

  7. LuisellaPisottu

    Ciao Alessandro, vengo meno a trovarti, da quando hai il contatore, perchè mi inibisce. Entro solo quando ho tempo a sufficienza per leggere abbastanza.
    Che belle riflessioni trovo però, ogni volta:
    “Com’è ignara di sè, l’ovvietà…si opera per selezione banalizzante e per ripetizione meccanica…La bottega di un barbiere, con la sua aria inadeguata e musicale, frammento di Roma vera, fuori scala, fuori misura…Quasi stona la verità in mezzo alla finzione…L’erotismo smisurato della folla d’estate…non c’è passante che non possa pensarsi come amore…sono stato lo sguardo di quel saluto…un diario della navigazione in cui la solitudine e gli spazi bianchi tra le parole mi sono sembrati più esatti delle parole stesse”.
    E poi Alessandro la bellissima nota su eros/sacro/mente…
    Grazie, mi picerebbe averle su pagine non virtuali queste tue parole e molte altre inserite su questo blog. Per poterle rileggere come testimonianze di eros e sacro. Questa è per me la caratteristica del tuo esprimerti come autore e come attore/interprete. Eros e sacralità.
    Con stima. Luisella

  8. alessandromelis

    cara Luisella,
    credo che ora, al corrente del trucco, il contatore ti inibirà di meno…
    tante cose vorrei dirti, oltre a tutto ciò che ci siamo scambiati ieri, di fronte a pizze che si misurano a metri.
    per esempio, che essere letti così, con questa delicatezza e con questa forza di ascolto è un balsamo. o che sentirsi capiti, almeno ogni tanto, fa bene al nostro stare al mondo.

    torna. anche senza dir niente, se vuoi, ma torna presto.

    un abbraccio,
    a.

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