maedagua

2008_10_08 maedagua

19 settembre 2008.
Lisboa, Mae d’Agua.

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Se mai si dovesse catalogare il mondo tra i generi, il suo principale ingrediente stilistico sarebbe senza dubbio l’acqua. Se le cose stanno diversamente, sarà perché nemmeno l’Onnipotente deve avere molte alternative, o perchè il pensiero stesso ha la trama dell’acqua. Come del resto la scrittura; come le emozioni, come il sangue. […]
E se noi siamo parzialmente sinonimi dell’acqua, che è totalmente sinonimo del tempo, il sentimento che proviamo verso questo posto migliora il futuro, contribuisce […] a quell’Atlantico del tempo che immagazzina i nostri riflessi per quando noi saremo scomparsi da un pezzo. Da questi riflessi, come da gualcite fotografie color seppia, il tempo riuscirà forse a comporre, come se si trattasse di un collage, una migliore versione del futuro, migliore di quanto sarebbe senza di loro.

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L’occhio è il più autonomo dei nostri organi. Lo è perchè gli oggetti della sua attenzione si trovano inevitabilmente all’esterno. L’occhio non vede mai se stesso, se non in uno specchio. E’ l’ultimo a chiudere quando il corpo è colpito da paralisi, o è morto. L’occhio continua a registrare la realtà anche quando non vi è ragione apparente per farlo, e in tutte le circostanze. Ci si domanda perchè, e la risposta è: perchè l’ambiente è ostile. La vista è lo strumento di adattamento a un ambiente che rimane ostile  anche quando si è arrivati al massimo grado di adattamento. […] In breve, l’occhio è sempre in cerca di sicurezza. Questo spiega la predilezione dell’occhio per l’arte […] Questo spiega l’appetito dell’occhio per la bellezza, e l’esistenza stessa della bellezza. Perchè la bellezza è sollievo, dal momento che la bellezza è innocua, è sicura. Non minaccia di ucciderti, non ti fa soffrire. […] Quanto più inutili sono i dati, tanto più l’immagine è messa a fuoco. Ci si domanda perché, e la risposta è: perché la bellezza è sempre esterna, la bellezza è un’eccezione alla regola. Ed è questo – la sua ubicazione e la sua singolarità – che imprime all’occhio le più pazze oscillazioni o ne fa un cavaliere errante. Perché la bellezza è là dove l’occhio riposa – nella bellezza l’occhio ha la sua pace, per parafrasare Dante. Il senso estetico è gemello dell’istinto di conservazione ed è più attendibile dell’etica. L’occhio – principale strumento dell’estetica – è assolutamente autonomo. Nella sua autonomia è inferiore soltanto a una lacrima.

Josif Brodskij
da Fondamenta degli Incurabili, 1991

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Nota: Mae d’Agua è il nome di una grande cisterna della città di Lisbona, dove fluiscono le acque dell’Aqueduto das Aguas Livres (1731-1748), grandiosa opera d’ingegneria idralulica, lungo 25 km e sostenuto da 127 archi in pietra.

 

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[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

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Pubblicato il 08/10/2008 su Acqua, BrodskijJosif, Con parole d'altri, Occhio. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. mi domando: chissa’ se la bellezza e’ veramente cosi’ “innocua e sicura”…

    blackrosa

    ps. mi ispira questa cisterna…

  2. alessandromelis

    anch’io me lo sono domandato, mentre trascrivevo questo brano.
    mi sono risposto che la bellezza è sì innocua e sicura, ma il desiderio che spesso ne consegue quasi mai lo è.

    un abbaraccio,
    a.

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