semina ideali, raccogli rivoluzioni [stencil dalla città di Lisbona]

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Nota: Stencil significa, a norma di dizionario Shenker, “stampino, decorazione, marchio”. Maschera negativa, superficie traforata, come certi centrini di carta che ritagliavamo da bambini, gioco di forme, forma di gioco e talvolta d’arte. Si prende un foglio (per esempio di cartoncino, o di polietilene) e si tagliano via alcune sezioni, corrispondenti alle forme che si vogliono stampare. Sull’immagine negativa così ottenuta si applica il pigmento, il colore passa attraverso i buchi, e la forma si impressiona sulla superficie retrostante. Semplice, come ogni invenzione geniale.
Il principale limite dello stencil (ma anche il suo intrinseco fascino di immagine ottenuta con pochi tratti, sintetici e pregnanti) è il fatto che non permette la creazione di figure isolate all’interno dell’immagine: si deve ricorrere infatti all’uso dei cosiddetti ponti, che colleghino la figura isolata al resto della maschera. Ogni stencil permette inoltre di creare un negativo monocromo, quindi per realizzare immagini a più colori è necessaria una maschera per ogni colore, da applicare successivamente e con esattezza sulla stessa superficie.
La tecnica dello stencil, essendo molto economica e veloce, nasce a scopo industriale e militare per identificare e catalogare oggetti, o per produrre cartelli o insegne, e si diffonde anche per uso decorativo, per esempio come ornamento nei muri interni delle abitazioni. Ma oggi lo stencil è soprattutto lo strumento fondamentale della street art, l’arte notturna dei writer, in cui è indispensabile la velocità di esecuzione (essendo spesso questa pratica illegale) oltre alla possibilità di riproduzione pressoché illimitata.
Forma d’arte specificamente urbana, lo stencil si caratterizza per l’espressione sintetica – spesso violentemente ironica – di un’idea, un concetto, un’intuizione sempre caratterizzata da un profondo impegno di sensibilizzazione sociale. Opera d’arte politica per eccellenza, si muove notturna, pronuncia lo scontento, irride il potere. Che la teme, e ovviamente la proibisce. Quasi sempre la distrugge, passandoci sopra una mano di bianco.
Ma gli stencil riappaiono ovunque, dai capolavori dettagliatissimi e policromi realizzati da artisti ormai celebri (è il caso delle splendide opere di Banksy), fino ai modesti stencil monocromi che ormai si scorgono perfino sui muri delle più spente città di provincia. Muri che parlano, ovunque, la lingua amara del disagio, della rabbia e del sarcasmo.

Le foto degli stencil di Lisbona sono di Michele Greco e di Alessandro Melis.

 

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[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

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Pubblicato il 25/10/2008 su Occhio, Politica, per così dire. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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