american dream [?]

2008_11_05 Obama1

Salve, Chicago.
Se lì fuori c’è ancora qualcuno che dubita del fatto che l’America sia il luogo dove ogni cosa è possibile, che si chiede se il sogno dei nostri fondatori sia ancora vivo, che ancora dubita del potere della nostra democrazia, questa notte è la vostra risposta.
È la risposta data dalle code che si sono formate attorno a scuole e chiese, code così numerose mai viste da questa nazione, code di persone che hanno aspettato 3 o 4 ore, alcune per la prima volta nella loro vita, perché hanno creduto che questa volta doveva essere differente, che le loro voci avrebbero potuto fare la differenza.
È la risposta data da giovani e anziani, ricchi e poveri, democratici e repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi americani, omosessuali, eterosessuali, disabili e non disabili. Americani, che hanno lanciato un messaggio al mondo: non siamo mai stati una mera collezione di individui o una collezione di stati rossi e stati blu.
Siamo, e saremo sempre, gli Stati Uniti d’America.
È la risposta che obbliga chi è stato indotto per troppo tempo ad essere cinico, timoroso, dubbioso su ciò che possiamo ottenere a mettere le proprie mani sull’arco della storia e a tenderlo ancora una volta  verso la speranza di un giorno migliore.
C’è voluto molto tempo per tornare, ma stanotte, grazie a ciò che abbiamo fatto in questa data, in queste elezioni in questo momento preciso, il cambiamento è giunto in America.
[…]

Non dimenticherò mai a chi in realtà appartiene questa vittoria. Appartiene a voi. Appartiene a voi.
Non sono mai stato il candidato appropriato per questo ruolo. Non siamo partiti con molto denaro o approvazione. La nostra campagna non è passata nelle sale di Washington. E’ iniziata nei cortili di Des Molines, nei salotti del Concord e tra i portici di Charleston. E’ stata portata avanti dalla classe operaia che dava ciò che poteva dei suoi piccoli risparmi: 5 dollari, e 10 dollari, e 20 dollari per la causa.
È cresciuta tra i giovani che hanno rifiutato il mito dell’apatia della loro generazione, che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per lavori che offrivano uno stipendio basso e poche ore di sonno.
È cresciuta tra i meno giovani che coraggiosamente hanno affrontato il freddo pungente e il caldo soffocante per bussare alle porte di perfetti estranei, e tra i milioni di americani che si sono offerti volontari, si sono organizzati e hanno dimostrato che dopo due secoli un governo fatto dal popolo per il popolo non è scomparso dalla faccia della terra.
Questa è la vostra vittoria.

2008_11_05 Obama2

E so che non lo avete fatto solo per vincere un’elezione. E so che non lo avete fatto per me. Lo avete fatto perché capite la gravità del lavoro che c’è da fare. Anche se stanotte festeggiamo, sappiamo che le sfide che ci porterà il domani saranno le più importanti dei nostri tempi: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria degli ultimi anni.
Anche se stiamo qua stanotte, sappiamo che ci sono Americani coraggiosi che si svegliano nel deserto dell’Iraq e nelle montagne dell’Afghanistan e rischiano le loro vite per noi.
Ci sono genitori che restano svegli dopo che i figli sono andati a letto, e si chiedono con quale denaro potranno estinguere l’ipoteca sulla casa, pagare il conto del dottore, o risparmiare abbastanza per l’istruzione dei figli.
C’è una nuova energia da conquistare, nuovi lavori da creare, nuove scuole da costruire, e placare minacce, ristabilire alleanze.
La strada di fronte a noi sarà lunga. La nostra risalita sarà ripida. Possiamo non arrivarci in un solo anno o in un solo mandato. Ma, America, non sono mai stato così fiducioso come lo sono ora che siamo arrivati fin qui.
Vi prometto, noi, noi come popolo, ci arriveremo. Ci saranno regressi e false partenze. Molti non saranno d’accordo con ogni decisione che prenderò da presidente. E sappiamo che il governo non può risolvere tutti i problemi.
Ma sarò sempre onesto con voi nei riguardi delle sfide che affronteremo. Vi ascolterò, soprattutto quando non saremo d’accordo. E soprattutto, chiedo a voi di unirvi nel ricostruire questa nazione, nel solo modo in cui si è operato in America per 221 anni: ostacolo dopo ostacolo, mattone dopo mattone, mano callosa su mano callosa.
Quello che è iniziato 21 mesi fa nel pieno dell’inverno non può finire in questa notte d’autunno.
La vittoria da sola non è il cambiamento che cerchiamo. E’ solo la possibilità per poter mettere in atto quel cambiamento. E non può avvenire se torniamo indietro, sulla vecchia strada. Non può avvenire senza di voi, senza un nuovo spirito di servizio, un nuovo spirito di sacrificio.
E allora mettiamo in atto un nuovo spirito di patriottismo: la responsabilità, per cui ognuno di noi si persuade a darsi da fare, a lavorare ancora più duramente, e ad occuparsi non solo di se stesso, ma degli altri.

2008_11_05 Obama3

E a quegli americani il cui supporto non mi sono guadagnato: non avrò avuto il vostro voto stasera, ma sento le vostre voci. Ho bisogno del vostro aiuto, e sarò anche il vostro presidente.
E a tutti coloro che stanotte ci guardano al di là delle nostre sponde, dai parlamenti e dai palazzi, e a coloro che si accalcano attorno alle radio negli angoli dimenticati del mondo: le nostre storie sono singole, ma il nostro destino è condiviso, e un nuovo inizio della leadership americana è a portata di mano.
E a coloro che vogliono distruggere il mondo: vi sconfiggeremo. E a coloro che cercano pace e sicurezza: vi supporteremo. E a tutti coloro che si sono chiesti se la luce dell’America brilla ancora luminosa: stasera vi abbiamo provato che la vera forza della nostra nazione non è nelle nostre braccia o nell’abbondanza delle nostre risorse, ma nel potere duraturo dei nostri ideali: democrazia, libertà, possibilità e ostinata speranza.
Questo è il vero talento dell’America: che l’America sa cambiare. Che la nostra unione è perfettibile. Ciò che già abbiamo conquistato ci dà la speranza di ciò che possiamo e dobbiamo conquistare domani.

Queste elezioni hanno dentro di sé molti primati e molte storie che verranno raccontate per generazioni. Ma ce n’è una nella mia mente, stasera, e riguarda una donna che ha votato ad Atlanta. È una donna tra gli altri milioni di persone che hanno voluto far sentire la loro voce in queste elezioni, ma con una piccola differenza: Ann Nixon Cooper ha 106 anni.
E’ nata una generazione dopo la schiavitù, al tempo in cui non c’erano macchine sulle strade o aerei nel cielo, quando qualcuno come lei non poteva votare per due ragioni: perché era una donna e per il colore della sua pelle.
E stasera penso a tutto ciò che ha visto durante il suo secolo di vita in America: l’angoscia e la speranza, la lotta per la sopravvivenza e il progresso; tutte le volte in cui ci veniva detto che non avremmo potuto farcela, e il popolo che ha insistito con quel suo credo americano: Sì, possiamo.
In un tempo in cui le voci delle donne venivano zittite e le loro speranze ignorate, lei ha vissuto per vedere le donne alzarsi e gridare, e prendere in mano la scheda elettorale. Sì, possiamo
Quando c’era solo disperazione e depressione in tutto il paese, lei vide una nazione vincere la propria paura con il New Deal: nuovi posti di lavoro, un nuovo senso del progetto comune: Sì, possiamo.
Quando le bombe cadevano sui nostri porti e la tirannia minacciava il mondo, lei era lì per testimoniare che una generazione si ergeva verso la grandezza, e la democrazia era salva. Sì, possiamo.
C’era per vedere gli autobus di Montgomery, gli idranti di Birmingham, il corteo di Selma, e un predicatore di Atlanta che disse al suo popolo “We shall overcome”. Sì, possiamo.
Un uomo è andato sulla luna, un muro è caduto a Berlino, un intero mondo è stato interconnesso dalla nostra scienza e dall’immaginazione.
E quest’anno, in queste elezioni, ha messo il suo dito su uno schermo e ha registrato il suo voto, perché dopo 106 anni in America, tra ore buie e tempi migliori, lei sa come l’America può cambiare: Sì, possiamo.

America, siamo andati lontano. Abbiamo visto molto. Ma c’è ancora molto da fare. Perciò stanotte chiediamoci: se i nostri figli vivranno per vedere il prossimo secolo, se le mie figlie saranno così fortunate da vivere quanto Ann Nixon Cooper, quale cambiamento vedranno? Quali progressi avremo compiuto?
Questa è la nostra possibilità per rispondere a quella chiamata. Questo è il nostro momento.
Questo è il nostro tempo, il tempo di rimettere la gente al lavoro, di aprire le porte a possibilità per i nostri figli, di far tornare prosperità e portare avanti la causa della pace; di ribadire il sogno americano e ribadire la nostra verità fondamentale: che tra tanti, noi siamo una cosa unica; che se respiriamo, speriamo.
E dove ci scontriamo con cinismo e dubbi e con coloro che ci dicono che non ce la possiamo fare, noi rispondiamo loro che un credo senza fine crea lo spirito di una nazione: Sì, possiamo.

Grazie a voi, che Dio vi benedica. E che Dio benedica gli Stati Uniti d’America.

Barack Obama
Chicago, 4 novembre 2008
(testo originale raccolto e tradotto da AM)

* * *

Nota: Il teatro è molto, forse troppo, abituato a diffidare. Il teatro ritiene che se si ha carisma e la capacità di scrivere [o farsi scrivere] discorsi che tocchino le giuste corde emotive non sia troppo difficile farsi osannare dalle folle, specie se educate da un secolo abbondante di estetica ollivudiana, vale a dire ottocentesca e romantica. Però.
Però il teatro è rimasto sveglio tutta la notte, vincendo la sua naturale allergia per vespe, mentane e affini, con la coscienza che diceva vai a dormire e la coscienza [una delle altre] che diceva resta, forse stai guardando la storia. Scritta con la s piccola, perchè al teatro ripugnano le maiuscole, sono ollivudiane, vale a dire ottocentesce e romantiche. Dettagli.
Alla fine il teatro è rimasto fino alle sei e mezzo della mattina ad osservare distrattamente il litigio delle sue coscienze, e ad aspettare il discorso che qui sopra riporta. E deve confessare che, malgrado tutte le sue resistenze, su certi passaggi ha avvertito una dolcezza infantile salirgli dallo stomaco agli occhi, a ondate.
Noi europei non capiremo mai fino in fondo perchè ogni politico americano deve parlare così. Semplice, retorico, emotivo. Eppure mai, da questa parte dell’Atlantico, abbiamo sentito scandire con tanta forza parole come sacrificio, responsabilità, speranza. Mi sono commosso, e la mia anima logica non smette di rimproverarmi. Forse era il sonno, le dico. Forse era un sogno.

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Pubblicato il 05/11/2008 su Politica, per così dire. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 12 commenti.

  1. o forse è quello di cui avevi bisogno e di cui avevamo bisogno un pò tutti… solo di un altro film, si certo sempre un film però più bello dei precedenti. chi lo sa come andrà. sta di fatto che non sarà obama a cambiare il futuro del mondo, ma senza tutto l’entusiasmo che ha saputo scatenare, nemmeno fosse gesù cristo riuscirebbe a governare un paese. non ci sono storie. a volte certe parole retoriche servono, a volte la retorica serve, come in questo momento, che chiudo dicendo che obama rappresenta la speranza del cambiamento (non il cambiameto) e la gente ormai non può far altro che sperare

  2. Gli uomini hanno bisogno di sognare e di credere che qualcosa, infine, possa cambiare! Quando a un popolo, ad un individuo togli la speranza lo condanni alla rassegnazione, ad una lunga agonia.
    Io spero sinceramente in Obama e in un nuovo corso della Storia! Ele.

  3. alessandromelis

    cara mumucs,
    sono giorni, questi, in cui inizio a sentire un certo fastidio per la mia passata rassegnazione, forse sto invecchiando. In ogni caso, è vero, non basta un solo uomo a cambiare il futuro del mondo, ma ci sono persone e ruoli più influenti di altri. Ci sono persone e ruoli che suggeriscono indirizzi. Non so se il nuovo presidente sarà una di queste persone. Ma oggi è bello pensare/sperare che lo sia.
    A presto,
    a.

    cara Ele,
    intanto, felicissimo che tu sia venuta a trovarmi, e abbia lasciato questo bel segno del tuo passaggio.
    Siamo tutti troppo stanchi di orrori. Ora, persino le insopportabili battute razziste del nostro B. si sopportano meglio. Anche il peggio passa. Speriamo.
    Un abbraccio da o figghiu tuo,
    a.

  4. DanielaRaimondi

    la parte scettica in me dice che tutti i discorsi dei presidenti americani sono preparati da una equipe specializzata. La parte ottimista in me spera che davvero una ventata di aria fresca sia entrata nel mondo politico americano. Speriamolo.
    Ciao Alessandro, bello il tuo blog. Devo passarci più spesso.
    daniela

  5. Carissimo figghiu, penso che verrò a trovarti spesso,della serie:và dove ti porta il cuore…(non ridere!).
    In quanto alle esternazioni cretine di B non riesco proprio a non arrabbiarmi, le reputo decisamente disgustose! Un abbraccio. Ele.

  6. alessandromelis

    cara Daniela
    è davvero un piacere trovarti qui. Leggo, dunque, che non solo in me litigano l’anima scettica e quella sognatrice: un bel litigare, in fondo, che fa bene al sentire e al pensare.
    Grazie, e torna presto!
    Un abbraccio,
    a.

    cara Ele,
    no no, non rido. mi arrabbio proprio! La Tamaro no, per piacere! ^__^
    Via, si scherza.
    Quanto al disgusto di cui dici, il dramma è che siamo ad un livello tale che anche quando pensi no, peggio di così non potrà più dire, ebbene ci riesce. L’ultima, in un altro paese, avrebbe scatenato putiferi e conseguenti dimissioni.
    Ma questo non è un paese normale.
    Bacio (con un po’ di tristezza civica),
    a.

  7. PannychisXI

    Dico qui, nel momento in cui non so lasciarti commenti su flickr. Dico qui, che l’ultima foto è bellissima, che vorrei tanto incontrare per strada il possessore di quella bocca e di quella barba e che spero lui non abbia i capelli rasati perché si capisce dal dito che è uno che starebbe malissimo con i capelli rasati. Davvero un uomo interessante.

  8. alessandromelis

    però, se ci fai caso, Obama è rasato…
    comunque sì, hai ragione, è un uomo interessante…

    [hi]

  9. inciampospesso

    io l’america non la capisco, però so che lì hanno una capacità di sognare superiore alla media che li rende capaci di possenti battiti di ala. Se poi è una colossale presa in giro, non importa. Per un momento almeno qualcuno ha sognato.

  10. alessandromelis

    condivido completamente.
    solo, spero con forza che non sia solo una presa in giro. le persone serie nel mondo esistono: chissà che ogni tanto capiti che arrivino davvero in luoghi di potere…

  11. inciampospesso

    su questo non ci farei troppo affidamento. Ma si sa che un sogno vola al di là di chi lo usa come bandiera e che la gente può sospirare più forte di chi ha inventato il sospiro.

  12. alessandromelis

    in fondo è questo il meccanismo della storia. un gesto minimo cresce dentro la sua stessa eco. si tratta solo di capitare al momento giusto.

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