a tutte le cose che l’anno ha pensato, ma che poi non ha detto

2008_12_31 autoritratto
autoritratto con cocci di bottiglia
(2008, sul finire)

* * *

A volte, quando di notte mi alzo dal letto, non capisco assolutamente perchè il pavimento di linoleum sia fatto così. Ogni piastrella ha delle righe, e ogni riga è diversa dall’altra. Perché?
Anche il tubo del termosifone sembra piegarsi di sua volontà, quasi si annoiasse di essere un tubo e decidesse di diventare un termosifone.

È strano pure il lampadario. Se non vedi la lampadina puoi pensare che in realtà la luce provenga dal suo stelo di zinco e dal paralume di stoffa. Cioè, se dalla pelle del viso sprizzasse luce, si avrebbe la stessa impressione. So che a volte anche voi ci pensate: se si accendesse una lampadina dentro il mio cranio, in un punto nascosto in profondità, tra gli occhi e la bocca, la luce filtrerebbe morbida dai pori della mia pelle, dalla fronte e dalle guance soprattutto; così, se all’improvviso, verso sera, venisse a mancare la corrente elettrica…
Ma non ammettereste mai che pensate a cose del genere.
Nemmeno io. Non le dico a nessuno.
Per esempio, non dico a nessuno che le bottiglie vuote davanti alla porta non sono in armonia né tra loro, né con il mondo. O che le porte semichiuse o semiaperte costituiscono una fonte di speranza, che i motivi a forma di chiocciola sulla tappezzeria della poltrona sussurrano senza sosta fino alla mattina questa frase: «Noi continuiamo ad attorcigliarci, ma nessuno se ne accorge».
Né dico che qui vicino a me, sette centimetri sotto il mio piede, o nel soffitto, ci sono delle strane tarme che rodono il calcestruzzo e il ferro, proprio come i tarli, e che le forbici sul tavolo cominceranno d’un tratto a muoversi  e a tagliare ciò che incontrano, come a loro pare e piace, e che però questa sanguinosa tragedia non durerà più di un quarto d’ora.
Non dico che il telefono parla da solo con un altro telefono, e che per questo sta zitto.
Ecco, neanch’io riesco mai a parlare di tutto ciò con qualcuno. Un tempo non poter condividere con qualcuno queste verità mi rendeva inquieto e nervoso: nessuno ne parla, e allora forse vuol dire che queste cose si manifestano soltanto a me. Una responsabilità che non è solo un peso. Uno si domanda come mai tali verità si manifestino solo a lui. Perché quel portacenere viene a dire proprio a me che è depresso e infelice? Perché la maniglia della porta è triste? Perché solo a me viene da pensare che aprendo il frigorifero mi troverò sulla soglia di un mondo di vent’anni fa? Perché soltanto io devo sentire a quest’ora il ticchettio delle piccole creature nelle fondamenta dei muri e il verso dei gabbiani?
Avete mai visto le frange dei tappeti?
E i segni nascosti tra i loro motivi?
Come fa la gente a dormire mentre il mondo è un gran fermento di stranezze e simboli? Cerco di tranquillizzarmi pensando che tante persone potrebbero non rimanere indifferenti. Fra poco, nel sonno, anch’io diventerò parte di una storia.

Orhan Pamuk
da “Altri Colori”, Einaudi, 2008

* * *

Il teatro augura a tutti gli esseri umani
– ma soprattutto ai suoi venticinque affezionati spettatori –
un 2009 ricco di bellezza e di quiete.

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Pubblicato il 31 dicembre 2008 su Con parole d'altri, PamukOrhan. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. Ed io ricambio con un fortissimo abbraccio augurale da Sassari

    Antonio F

  2. Voglio subito il libro di Pamuk!

  3. anche a te sisifo. quiete, tanta quiete, soprattutto quiete, che ha un suono così bello, questa parola, che conosco solo come parola.

  4. Io ti auguro un 2009 pieno di agitazione creativa e ricco di ricchezza.

    Il Maestro

  5. alessandromelis

    mio caro suo Fiori,
    [se mi si passa il cortocircuito dei possessivi], grazie tante di questo tuo passaggio.
    a presto!

    cara Pizia,
    dovrai attendere un po’, perchè questo è uno di quei libri da assaporare. lentamente.
    abbraccioti.

    bhe, mumucs, si augurano sempre cose difficili. quiete è parola calda. calda, come il latte caldo.

    caro Maestro, accolgo con gioia l’augurio. e ricambio.
    a presto,
    a.

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