questa non è una poesia

2009_02_04 questa non è una poesia

Nella piazza delle carni macellate, a mezzanotte,
il sole asciuga ancora le parole sempre
estenuate sempre
preferibili al silenzio,
se il silenzio è superficie strabica di sguardi
se affila i coltelli come specchi
se gli occhi
sono clamori di insulti scorticati.

Sarò sincero, non l’avrei voluto
un gioco che prevedesse anche il duello
di parole coltello al facile massacro
della difficile grazia di un parlare complicato.
Ma se insincero ti è parso il disegno del non volersi incendiare,
falsa la paura di incrinare una parola di cristallo,
allora porterò come un’offerta
le mie ossa cave nella piazza dei pazzi roghi,
e ci soffierò dentro con ogni forza, fino a farne
fragile controcanto dei tuoi fuochi.

Avrò suoni di carminio e di notturno
nell’incertezza folle dell’azzardo,
e sentirò sulla lingua il gusto cieco dell’invasato
che guarda con terrore la vittoria
che desidera amara la disfatta,
non sceglie e continua la sua danza.
Perché non la vorrei questa battaglia, questo spreco
di amore che si esprime nello sputo,
nel mostrarsi le schiene ad unghie chiuse,
nell’urlarsi in silenzio d’abbandono
l’impietoso rifiuto.

Ma poi tramonta il sole, a mezzanotte,
e sulla piazza delle carni macellate
il buio si fa bianco, mentre avvampa
sotto la fiamma ancora poca brace.
Forse è stato ardere non innocuo di rabbie nate altrove.
Forse scheggiarsi di pietre dure
per farsi belle prima di invecchiare.

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Pubblicato il 04/02/2009 su Con parole mie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 5 commenti.

  1. scriptorhumilis

    Le parole e la carne: un binomio rivissuto con una poesia che sa celebrare lo strazio! La poesia allontana il dolore mentre lo racconta! Forse è così

  2. PannychisXI

    Bellissimo ardere d’intreccio tra sacerdotesse e portatori di massi. Lacrime d’amore che non teme i litigi. Io porterò massi e tu gli oracoli.

  3. alessandromelis

    caro scriptor, sono molto felice di questo tuo commento, che ha colto esattamente uno degli aspetti di questa scrittura: il dolore che si allontana e si spegne nell’istante stesso in cui si riesce a dirlo. grazie.
    a.

    cara Pizia, sarà come tu dici.
    il mondo ha bisogno di confini stabiliti, di personaggi senza evoluzioni. ma questo, si sa, non si addice nè alle sacerdotesse nè ai titani, ancorchè pigri.
    e se ogni tanto sarà cozzare di pietra e zolfo, saremo pietre focaie di un sabba, a cui inviteremo satiri e streghe. per il gusto (tutto letterario) di stare a guardare.
    abbraccioti,
    a.

  4. GinoDiCostanzo

    Molto bella

  5. alessandromelis

    caro Gino,
    bello avere le tue visite. ti ringrazio tanto. a presto.

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