Archivio mensile:aprile 2009

rapsodie (1)

materiali videomusicali in deliberato disordine
a cura di Paolo Siracusano

Il teatro, come sanno i suoi cinque sporadici lettori, mette in scena solitamente senza preamboli, prelevando frammenti dal vasto disordine dei suoi amori. Tuttavia, l’eccezionalità dell’occasione necessita una nota preventiva.
La ‘rapsodia’ che segue, prima di una serie innumerabile (forse saranno poche, forse decine, forse chissà), è nata da un incontro ritrovato e dalla casualità (casualità?) che si nasconde nelle pieghe morbide della corrispondenza elettronica. Gli accostamenti musicali (forse casuali forse no) e l’ironia con cui sono raccontati sono un regalo del mio amico Paolo Siracusano.
Succede di scambiarsi idee e racconti, con gli amici.
E succede di pensare, poi, che quelle idee meritino di essere condivise.
Ai miei cinque lettori, buona lettura, buon ascolto, buona visione.

2009_04_18 rapsodie1

Da dove cominciare?
Il cosmo mi sembra un buon trampolino di lancio.
Più o meno coeva a 2001 Odissea nello Spazio è Space Oddity (1969) di David Bowie:

La musica pop crea un personaggio (Major Tom) che esiste solo nello spazio cosmico ed esiste solo in quanto vi si perda. Complici gli acidi lisergici e l’estetica anni ’70, le manopole dei mixer sono i tasti di comando dell’astronave che esce dal controllo del “ground control”.

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contributo per una possibile, disordinata ricostruzione (2)

2009_04_16 mutis2 terremoto_friuli_1976_mularie

Programma per una poesia
(Alvaro Mutis, 1952)
parte seconda 

Le bestie

Create le bestie! Inventate la loro storia. Affilate i loro grandi artigli. Temperate i loro becchi curvi e tenaci. Date loro un itinerario calcolato e sicuro.
Ah, chi non conserva un bestiario per arricchire determinati momenti e affinché serva come compagnia in futuro!
Estendiamo il dominio delle bestie. Che comincino ad entrare nelle città, che costruiscano il loro rifugio negli edifici bombardati, nelle fogne straripate, nelle torri inutili che commemorano date dimenticate. Entriamo nel regno delle bestie. Dal loro prestigio dipende la nostra vita. Loro apriranno le nostre migliori ferite.

I viaggi

È doveroso lanciarsi alla scoperta di nuove città. Ci attendono razze generose. I pigmei meticolosi. I grassocci e imberbi indiani della selva, asessuati e bianchi come i serpenti delle paludi. Gli abitanti delle piane più alte del mondo, stupiti dinanzi al fremito della neve. I deboli abitanti delle distese ghiacciate. Le guide delle greggi. Coloro che vivono in mezzo al mare da tanti secoli e che nessuno conosce perché viaggiano sempre in direzione contraria alla nostra. Da loro dipende l’ultima goccia di splendore.
Restano ancora da scoprire luoghi importanti della Terra: i grandi condotti da cui respira l’oceano, le spiagge dove muoiono i fiumi che non vanno da nessuna parte, i boschi dove nasce il legno di cui è fatta la gola dei grilli, il posto dove vanno a morire le farfalle scure dalle grandi ali lanute con il colore acre dell’erba secca del peccato.
Bisogna cercare e inventare di nuovo. Resta ancora tempo. Ben poco, è vero, ma è doveroso approfittarne.
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contributo per una possibile, disordinata ricostruzione (1)

2009_04_15 mutis1

Programma per una poesia
(Alvaro Mutis, 1952)
parte prima

Finita la charanga, i musicisti raccolgono assonnati gli strumenti e approfittano dell’ultima luce del pomeriggio per mettere in ordine i loro spartiti.
Prima di perdersi nell’oscurità delle strade, gli spettatori danno la loro opinione sul concerto. Alcuni si esprimono con deliberata e scrupolosa chiarezza. Si trova chi riferisce della vicenda con un fervore giovanile conservato accuratamente tutto il pomeriggio, per farlo brillare in quel momento con un fuoco d’artificio al crepuscolo. Altri opinano con terribile certezza e convinzione, lasciando tuttavia intravedere nella voce frammenti del grande sipario d’apatia sul quale proiettano tutti i loro gesti, tutte le loro parole.
La piazza resta vuota, immensa nell’oscurità senza rive. L’acqua di una fontana sottolinea l’attesa e l’ansietà che con lenta nitidezza vanno impossessandosi di tutto l’ambiente.
Da lontano si comincia a sentire la musica barbara che si avvicina. Dal cavo più profondo della notte sorge questo suono planetario e ruggente che strappa dal più nascosto dell’anima le radici palpitanti di passioni dimenticate.
Qualcosa inizia.

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