rapsodie (1)

materiali videomusicali in deliberato disordine
a cura di Paolo Siracusano

Il teatro, come sanno i suoi cinque sporadici lettori, mette in scena solitamente senza preamboli, prelevando frammenti dal vasto disordine dei suoi amori. Tuttavia, l’eccezionalità dell’occasione necessita una nota preventiva.
La ‘rapsodia’ che segue, prima di una serie innumerabile (forse saranno poche, forse decine, forse chissà), è nata da un incontro ritrovato e dalla casualità (casualità?) che si nasconde nelle pieghe morbide della corrispondenza elettronica. Gli accostamenti musicali (forse casuali forse no) e l’ironia con cui sono raccontati sono un regalo del mio amico Paolo Siracusano.
Succede di scambiarsi idee e racconti, con gli amici.
E succede di pensare, poi, che quelle idee meritino di essere condivise.
Ai miei cinque lettori, buona lettura, buon ascolto, buona visione.

2009_04_18 rapsodie1

Da dove cominciare?
Il cosmo mi sembra un buon trampolino di lancio.
Più o meno coeva a 2001 Odissea nello Spazio è Space Oddity (1969) di David Bowie:

La musica pop crea un personaggio (Major Tom) che esiste solo nello spazio cosmico ed esiste solo in quanto vi si perda. Complici gli acidi lisergici e l’estetica anni ’70, le manopole dei mixer sono i tasti di comando dell’astronave che esce dal controllo del “ground control”.

Molti anni dopo, Bowie canterà Ashes to Ashes [1980, dall’album Scary Monsters (and Super Creeps)], in cui seppellisce e rinnega la sua maschera, causa, come spesso accade per le maschere, di fraintendimenti suoi (e di qui la rabbia: “you’d better not mess with Major Tom”) e degli altri (e di qui la dolcezza e la compassione):

Bowie-pagliaccio richiama involontariamente la marionetta di Totò in Totò a colori, mentre in alcuni fotogrammi si scorgono anticipazioni di Matrix. A suo modo apocalittica la scena finale in cui Bowie parla con la mamma sulla spiaggia.

Come si possa poi passare dallo spazio cosmico a Carmen Consoli, è domanda da porre a Natalie Merchant (evidente ispiratrice – nello stile del canto – della cantantessa catanese), qui impegnata in una struggente cover di Space Oddity (1999):

Nondimeno, Bowie David, molti anni dopo ancora, nello spazio vi torna, grazie alle tecniche e agli strumenti offerti dagli anni ’90. L’album è Outside (1995), in cui il personaggio creato (complici le magie di Brian Eno) è una specie di detective, Nathan Adler, precipitato in un incubo cronenberghiano di carne e macchine.
Ancora una volta, lo spazio è isolamento e perdita dell’innocenza.
Ecco qui la rilettura di Hello Spaceboy dei Pet Shop Boys (1997, che citano di nuovo Space Oddity):

Già nel 1991, d’altra parte, la voce algida e quasi computerizzata dei Pet Shop Boys smitizza e forse rivalorizza Where the streets have no name degli U2 (1987, dall’album The Joshua Tree), epica ma ormai forse retorica nella versione originale, mischiandola a Can’t take my eyes off you (1967) celebre hit della dance americana:

2008: alle prese con la tecnica del mash-up, gli italiani La Differenza danno una versione epocale – forse epocale è troppo, forse no – di Bandiera Bianca (1981, Franco Battiato, dall’album La voce del padrone), sulle note di Precious dei Depeche Mode (2005, dall’album Play the Angel):

(continua)

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Pubblicato il 18 aprile 2009 su Rapsodie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. aspettavamo ed è arrivato

  2. alessandromelis

    caro anonimo,
    felice di avere risposto alla tua (la vostra?) attesa.
    ti (vi) saluto, chiunque tu sia (voi siate).

  3. scusa Ale dimenticavo,

    M.

  4. alessandromelis

    ehilà, eri tu, dunque!
    Bene, caro M., felice di ritrovarti qui, in questa ristretta confidenza di parole e note.
    a presto!

  5. Che succede in questo Teatro? Sono scomparsi i video! Ti sta bene, se vuoi vengo e ti sistemo il problemino. Per fortuna li ho veduti o visti o visionati ieri. Sì, sono visionaria. Ho la febbre, Sisifo.
    Un post diverso dalle tue solite pallose proposte, quelle che fanno perdere il consenso alla sinistra, quelle che fanno dire, Ma vai a zappare. Un post intelligente e chiaro, finalmente. Veramente non sono proprio certa che sia chiaro, che i contadini possano comprendere bene. I precari. Ah, questi intellettuali. Come si chiama? Paolo? Bel nome. E’ sposato? Risentire il vecchio Bowie il buffone trasformista mi ha inciso il cuoricino. Non ero ancora nata quando uscì Lo Spazio. Non conoscendo bene l’inglese ho chiesto al Musico di tradurmela. E’ un bel testo: di asfodeli, e gabbiani, e tramonti sanguigni, no, non sanguigni, di un bel rosa romantico.
    Aspetto le seconde puntate, toh, sono ricomparsi i video, e ora mi ricordo anche di quella Consoli rattrista mutande che fa la clonetta. Mah. Nessun mito merita il nostro amore. Neppure David tanto amato dalla sottoscritta nel passato. Prima che nascessi. Io abolirei la musica intera dalla faccia della Terra. Salverei solo Marco Carta e Povia. Poverini, semplici semplici alla portata di ogni sano cervello. Artisti che si sono fatti da soli. Che saprebbero anche zappare. Cosa dici, Sisifo, starei bene con delle scarpe a spillo rosse?
    Povia mi ha veramente fatto comprendere molte cose, a Sanremo. Tipo “Meglio la serenità della felicità”. Che grandissima intuizione! E quella splendida drammaturgia con gli sposi! Ed io che non mi sono mai sposata, che sbaglio. Ma Paolo è sposato? Preferirà la serenità, alla felicità? Gli piaceranno i tacchi a spillo di scarpe colore rosso, fuoco. Meglio bracetta quasi spenta? Mah.
    Io voglio anche le tette al silicone. A spillo. Senti, Sisifo, e ascolti anche questo Paolo, ma è sposato?, e se mettessimo su un bel bordellino? Io indosserei un tutù. Ho sempre desiderato fare la ballerina classica, con le scarpe rosse, tacchi a spillo. Una ballerina vive la propria vita con serenità, senza felicità. Non è che Paolo fa il calciatore? Un bel bordello a luci viola. David Bowie approverebbe. Anche Povia sarebbe un nostro abituale cliente. Tutte le puttane in abito da sposa. Bella idea. Ma allora, Paolo è sposato o non è sposato?

  6. Certo un po’ mi dispiace, se non riesco a far perdere neppure un punto percentuale di consenso alla sedicente sinistra! Vedo, dal post sopravvenuto, che Alessandro, in versione dj (Mike mi perdoni), ci riporta a una radice completamente recisa. Quella canzone che parla di libertà, di resistenza e di coraggio -quella sì- fa perdere consenso, e io mi auguro che si possa davvero perdere tutto. Spero che le parole libertà, resistenza, coraggio non travolgano la cosiddetta destra, perché di nemici chiari c’è sempre bisogno. Spero che travolgano la cosiddetta sinistra, perché possa riacquistare, forse domani, un diverso consenso. Scusa, cara Savina che non conosco, per questa tirata che esula alquanto dalla desiderata leggerezza delle canzoni, ma deve essere il 25 aprile a condurmi per questi pensieri. Un caro saluto a te, e all’ospite di questa radio inattesa.

    Paolo

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