rapsodie (4)

materiali videomusicali in deliberato disordine
a cura di Paolo Siracusano

2009_06_12 Rapsodie4

Un posto lontanissimo da Berlino è il fondo del mare.
Vi scende, in uno degli album più importanti della storia (Rock Bottom, 1974), Robert Wyatt. Cade tre volte Robert: ubriaco da un balcone durante una festa, al centro dell’amore per Alfreda Benge, sua attuale compagna, e nelle profondità dell’acqua.
Wyatt era stato fondatore dei Soft Machine (che hanno realizzato, per gli estimatori, il fondamentale Third, 1970, un avvicinamento tra jazz e rock dalla parte del rock, abbastanza speculare a quello tentato, dalla parte del jazz, da Miles Davis con Bitches Brew, sempre nel 1970) e dei Matching Mole. Dice oggi che la sua vita, a partire da quella caduta, che lo ha costretto a un’immobilità parziale, è decisamente migliorata.
Rock Bottom è un disco che segna il passaggio tra due cicli di vite, l’abbandono dello sperimentalismo che travolge le forme, l’approdo a una forma che non rinuncia a nessuno sperimentalismo.
Primo capitolo di questa irripetibile discesa, nell’amore, nel mare e nelle possibilità di una canzone è, appunto, Sea Song (qui in una recente realizzazione live ):

Con una certa plausibilità, si è sostenuto che se si dovessero mettere 5 dischi in una sonda spaziale, in rappresentanza del genere umano, uno di questi sarebbe Creuza de mä (1984) di Fabrizio De Andrè.


Come è noto, De Andrè scelse il genovese come idioma sintetico di ogni lingua mediterranea, collegando tutti i popoli di costa attraverso una rete di suoni e simboli che si è rivelata essere perfetta metafora del mare.
Prova della sua ecletticità è invece questa collaborazione occitana con i Troubaires de Coumboscuro, Mis amour (reperibile nell’album del gruppo piemontese, A toun souléi, 1995):

In labirinti di grotte di corallo (in labyrinths of coral caves) scendono invece i Pink Floyd con Echoes (da Meddle, 1971), qui eseguita da David Gilmour e, soprattutto, da Richard Wright, in una delle sue ultime esibizioni:

La produzione memorabile dei Pink Floyd è sterminata, e sarebbe ingiusto tacere le prodigiose qualità liriche e compositive di Roger Waters (meno riconosciute le ultime, senza considerare però che Animals, 1977, e The Wall, 1979, gli appartengono quasi interamente anche sotto il profilo musicale).
Per averne un esempio, basti ascoltare Brain Damage (da The dark side of the moon, 1973), qui in una sorprendente versione acustica:

A partire dalla scissione (1983, The final cut), per cantare la parte di Waters nella famosissima Comfortably numb, Gilmour si è avvalso, tra gli altri (Wright, Bowie, Geldof), anche di Robert Wyatt.
Nell’ultimo album di Wyatt, Comicopera (2007), si trova invece la cover di questa canzone dei CSI, Del mondo (da Ko de mondo, 1994):

È una delle poche che Giovanni Lindo Ferretti ancora esegue. È, dunque, insieme, la testimonianza di un momento storico irripetibile (la nascita, crescita e fine dei CSI) e un prezioso filo conduttore per provare a comprendere la figura di Ferretti, oggi molto controversa.

Iniziato a scendere con Sea Song, Robert Wyatt, sempre in Rock Bottom, raggiunge la profondità assoluta con la coppia di canzoni Alifib/Alifie (entrambe racchiudono il diminutivo di Alfreda Benge).
Il suono delle parole sotto il mare non è più quello che siamo abituati a sentire: il senso sembra disperdersi, eppure, forse, è la canzone d’amore che usa le parole più appropriate e più vere.
Ecco Alifib (di cui esiste una cover, di Saro Cosentino, Morgan e Franco Battiato nell’album tributo The different you, 1998) in una versione live minima e immensa:

R: “Not nit not nit no not
Nit nit foley bololey
Alifi my larder
Alifi my larder
I can’t forsake you or
Forsqueak you
Alifi my larder
Alifi my larder
Confiscate or make you
Late you you
Alifi my larder Alifi my larder
Not nit not nit no not
Nit nit foley bololey
Burlybunch, the water mole
Hellyplop and fingerhole
Not a wossit bundy, see ?
For jangle and bojangle
Trip trip
Pip pippy pippy pip pip landerim
Alifi my larder
Alifi my larder

(continua)

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Pubblicato il 12 giugno 2009 su Rapsodie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 4 commenti.

  1. Paolo for president

    M.

  2. alessandromelis

    hihi, glielo dirò (o lo vedrà lui, qui).
    chissà cosa ne pensa, vista la musica che gira intorno…
    a presto, M.!

  3. Come tra sepolcri, Sisifo, queste memorie senza muffe.
    Grazie a te e a Paoletto.

  4. alessandromelis

    Felice di avere rallegrato il tuo pomeriggio… :o)
    Lo so, Pizia, sono tempi duri. Grazie di esser stata qui.

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