la poesia è un dono

2009_06_30 libri

Portami nel luogo più triste di Lisbona, ho chiesto a una studentessa della capitale portoghese quando si è offerta di farmi girare la città.
Ogni città ha la sua dose di tristezza. […] La tristezza di Lisbona è la tristezza dell’impero perduto. Questa è la città da cui diversi navigatori salparono alla conquista del mondo. Oggi è una città che conta mezzo milione di abitanti, considerata di secondo ordine in un continente che non domina più il mondo. È questa la tristezza che descrive il grande poeta portoghese Fernando Pessoa: «Aggiustiamo il passato / come si aggiusta un vestito / Nell’inquietudine che la quiete deve portare nelle nostre vite / Quando tutto ciò che facciamo è pensare a ciò / che eravamo, e fuori / c’è solo la notte».
È risaputo che la poesia è la forma espressiva che meglio comunica la tristezza. Quindi non c’è da meravigliarsi che la città più triste d’Europa che io abbia mai visto abbia anche compiuto lo sforzo più donchisciottesco in cui io mi sia imbattuto negli ultimi anni.

A Lisbona ho incontrato un giovane di nome Changuito, che lo scorso novembre ha aperto una libreria che si chiama Poesia Incompleta, interamente dedicata alla poesia. La libreria consta di due stanze e un giardino; nelle due stanze ci sono scaffali pieni di libri di poesia e, dietro i libri, scatoloni pieni di volumi di poesia non catalogati.
Il negozio non vende nessun altro tipo di libri: niente fiction, non fiction, niente cd, niente giochi, caffè, vino, musica dal vivo, nulla, nessun happening. È un negozio che si frequenta solo se si ama la poesia, ci si siede all’interno o nel giardino e si leggono libri che Changuito e la sua fidanzata comprano durante i loro viaggi in giro per il mondo.
Per me una libreria, che si trovi a Bombay, Roma o New York, passa l’esame in base alla sua sezione di poesia. È da quel reparto che si può capire se il proprietario è lì per passione o per avidità di ricchezza. La maggior parte delle grandi catene di librerie americane relegano la poesia nel retro o nel seminterrato del negozio, come se fosse un segreto colpevole. La poesia non porta soldi a nessuno; è un dono. Da questo punto di vista, la libreria di Changuito è un vero tesoro, un concentrato di doni. Mi ha fatto piacere vedere, ad esempio, sul sito Internet del negozio (poesia-incompleta.blogspot.com), il miglior libro di poesia indiana in lingua inglese degli ultimi anni: “Jeuri” di Arun Kolatkar. È la sola libreria interamente dedicata alla poesia che io abbia mai visto.
Ma chi legge poesia di questi tempi? Tutti noi. Ogni volta che ascoltiamo musica pop, ascoltiamo il testo, un’elegante condensazione di esperienza dentro il linguaggio. Dio ci parla esclusivamente in versi. Quando ci rechiamo in chiesa o in una moschea o in un tempio, le scritture che ascoltiamo o gli inni che cantiamo sono tutti scritti in metri. La poesia ci plasma più di quanto immaginiamo e siamo pronti a riconoscere.
La studentessa cui ho dato l’incarico di portarmi nel luogo più triste di Lisbona mi ha accompagnato, com’era prevedibile, in un piccolo ristorante dove suonano il fado, quella musica esclusivamente triste che parla di perdita. Ma la libreria Poesia Incompleta è un luogo ancora più triste – e non intendo una tristezza nel senso tragico del termine. Il negozio è pieno di saudade, la tristezza nostalgica – quella che lo scrittore turco Orhan Pamuk chiama “huzun”, o malinconia, «uno stato d’animo che in definitiva afferma e nega la vita contemporaneamente». Quando ci penso ora, l’impresa impossibile di Changuito nel centro di quella dolorosa città, mi rende inesplicabilmente felice.

Suketu Mehta
(L’Espresso, 25 giugno 2009)

traduzione di Rosalba Fruscalzo

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Pubblicato il 30 giugno 2009 su Con parole d'altri, Cose belle. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 10 commenti.

  1. leggere l’inizio…mi ha fatto tornare alla mente…”l’ombra del vento” di zafron

  2. Io sto lasciando polvere nella libreria delle malinconie. Nelle stanze più tristi in me.

  3. Ci insegnano i binomi
    poesia=malinconia
    poesia= metrica
    poesia=epopea
    poesia=esaltazione
    poesia=disperazione
    e molti altri
    Ognuno è parziale, ognuno è incompleto, vero e falso in ogni momento.
    Autentico solo in chi la sente dove il suo corpo riconosce l’istinto.
    Assolutamente individuale, non si può insegnare, solo praticare
    Però un binomio certo l’ho! Lisbona = tram 28
    Grazie per la lettura, ho nostalgia di Sintra 🙂

  4. alessandromelis

    cara Morfea,
    sono andato a curiosare sul web, perchè questo libro non lo conosco. Ciò che ho letto mi ha molto incuriosito. Correrò in libreria!
    Frattanto, grazie, sempre.

    cara Pizia,
    troveremo la strada, lo so.

    E a te, DiVersi,
    che dire, se non che la nostalgia del Portogallo ci farà subito amici?
    Il 28, certo. Ma anche l’aria bianca e silenziosa intorno a Graça, i pasteis de Belèm, ogni mattina, le pareti bruciate di Sao Domingos, e la luce indicibile sugli archi spenti del Carmo. E l’acqua uterina della Mae d’Agua, e le geometrie scheletriche della Estaçao Oriente, e i glicini di Sao Roque, e…
    [grazie, torna presto.]

  5. grazzie.

    un abraccio,
    changuito

  6. alessandromelis

    obrigado, Changuito!
    Spero di tornare presto a Lisbona, per incontrare te e i tuoi sogni costruiti coi libri.
    [Eu espero devolver logo em Lisboa para conhecer o e seus sonhos construídos com os livros.]
    un abbraccio,
    Alessandro

  7. tornata!!! per dirti che hai dimenticato Boca do inferno:-)
    ed anche che non riesco a linkarti, meglio lo faccia tu, se vuoi.
    la cosa straordinaria che non mi aspettavo -era gennaio- fu anche la incredibile mitezza del clima .
    sai, era un mito visitare la terra della rivoluzione dei garofani 🙂

  8. alessandromelis

    sisì, ti ho linkata.
    sei qui accanto, tra gli Amici del Teatro.

    diomìo, cosa mi sono perso? La Boca do inferno non l’ho vista. Econ un nome così dev’essere una tappa essenziale del mio prossimo viaggio!
    La mia prima volta a Lisbona è stata di settembre, ed è stato tutto perfetto: brezza fresca e mai pioggia. Ma credo che sia città dal clima d’incanto, sempre.
    Ti abbraccio,
    A.

  9. In omaggio al Portugal ed ai viaggiatori:-/LA VITA E’ UN VIAGGIO SPERIMENTALE FATTO INVOLONTARIAMENTE..VIAGGIARE?PER VIAGGIARE BASTA ESISTERE.PASSO DI GIORNO IN GIORNO COME DI STAZIONE IN STAZIONE,NEL TRENO DEL MIO CORPO,O DEL MIO DESTINO,AFFACCIATO SULLE STRADE O SULLE PIAZZE,SUI GESTI E SUI VOLTI,SEMPRE UGUAL E SEMPRE DIVERSI COME IN FONDO SONO I PAESAGGI./Fernando Pessoa da IL POETA E’ UN FINGITORE.Baci da zMBIBI

  10. alessandromelis

    cara zBibi,
    Pessoa è stata una delle mie guide, durante il viaggio lisboeta. pochissimo è cambiato, da quando scrivea la sua guida della città di Lisbona, in inglese, ad uso dei viaggiatori di Sua Maestà.
    ho mangiato pasteis de Belèm davvero divini, seduto accanto alla sua statua, al cafè A Brasileira (anche se lì ho preferito il ghigno del Chiado…).
    ho conosciuto il suo gusto del viaggio. il lasciarsi viaggiare addosso delle cose. nel silenzio brulicante dello stare, quieti.

    grazie,
    a.

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