rapsodie (5)

materiali videomusicali in deliberato disordine
a cura di Paolo Siracusano

2009_07_04 Rapsodie5

Nella prima strofa del noto hit vacanziero Un’estate al mare (1982, F. Battiato e G. Pio), Giuni Russo pronuncia una frase che è insieme una dichiarazione d’amore e di intenti: “Per regalo voglio un harmonizer, con quel trucco che mi sdoppia la voce”.
Il fascino, o il non fascino, della musica sintetica (ma sarebbe meglio definirla musica non prodotta da strumenti tradizionali) è espresso per intero in quella riga fuori contesto.
In genere, tutto ciò che non sia oboe, clavicembalo, ventiquattromilanotealsecondo, arpeggi acrobatici, darfiatoalletrombe e bel canto, viene considerato abbastanza sdegnosamente dai cultori dei medesimi. L’idea di fondo, forse corretta, forse no, è che chi si arrangia con arrangiamenti tecnologici, sia uno o una poco bravo, o meglio uno o una che finge di fare musica, una specie di cialtrone.
A questi argomenti, si potrebbe rispondere proprio con Giuni Russo, qui interprete di Una viperà sarò (dall’album Energie, 1981), in una versione in cui i “fonemi sardi” e le “trifonie dei mongoli” di una delle voci più extraterrestri mai apparse sulla terra sono manipolati e rispettosamente travisati da Caparezza (dall’album Unusual, 2006):

Altra donna dalla voce prodigiosa, Bjork Guomundsdòttir, meglio nota come Bjork, nel fondamentale Debut (1993), sorprende il mondo per l’intreccio delle sue qualità vocali con arrangiamenti elettro-pop, seppure intervallati da più tradizionali incursioni acustiche. Si tratta, in larga parte, di un album di rara gioia e vitalità: prova ne sia la contagiosa Big time sensuality:

Esempio di come un garbuglio di fili e manopole possa mettere, democraticamente, nelle condizioni di suonare anche chi, in ipotesi, non sappia suonare (neutralizzando ogni possibile esoterismo) è il misconosciuto album di Domotic Ask for tiger (2005), da cui è tratto il video, ironico ma anche esplicativo, di I hate you forever:

In tema di odio, doveroso è il riferimento a Iodio dei Bluvertigo (da Acidi e basi, 1995) tra i pochi gruppi italiani a frequentare frequenze analogiche. Il video di Domotic sembra peraltro ispirare il (o essere ispirato dal) video di Lift me up di Moby, dall’album Hotel (2005) di molto successivo, tuttavia, all’album capolavoro del dj newyorkese, Play (1999).

Un particolare incontro tra sonorità elettroniche e melodia (di certo sdegnosamente considerato dai cultori dell’elettronica più ermetica) è invece quello realizzato dai The Notwist nell’album Neon Golden (1997), da cui è tratta Pick up the phone (e che contiene almeno altre tre perle: Pilot, One with the freaks, Consequence):

Può essere di un certo interesse notare che un componente importante della formazione tedesca, Markus Acher, sia membro anche dei Lali Puna, equipaggio ancor più sperimentale, di cui vale la pena segnalare per intero l’album Scary world theory (2001).

Né può essere un caso che la band più importante del pianeta (per la risultante della qualità delle opere e della quantità di estimatori), i Radiohead (con buona pace di BonoVox), abbia dato alla luce due capolavori come Kid A e Amnesiac (2000 e 2001), trasfondendo l’accattivante talento di songwriters (a partire da Pablo Honey, 1992, fino a Ok Computer, 1997), in un prodotto inaggettivabile, e fino ad allora impensabile per tutti.
Da Kid A, ecco questa febbrile versione live di Idioteque:

In Italia, tutto invece comincia e finisce con la metafisica molto concreta (e l’indimenticabile look) di Franco Battiato, che esegue qui, durante il Patriots tour (1981), la primordiale e avanguardistica Sequenze e Frequenze (da Sulle corde di Aries, 1973):

(continua)

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Splinder]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Pubblicato il 4 luglio 2009 su Rapsodie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 10 commenti.

  1. hai preso questi fili e li hai legati perfettamente.
    adoro bjork e i notwist.

  2. alessandromelis

    grazie Morfea!
    girerò i tuoi complimenti anche al mio amico Paolo, che è il principale artefice di queste rapsodie.
    A presto,
    A.

  3. per questo mix di riflessioni dissonanti e di assonanti riferimenti mi occorreva la dimensione del totale vuoto mentale…diversamente sarebbe stato difficile calarsi in questi suoni senza tentare di arrampicarsi di fretta lungo la corda che fa risalire il pozzo.
    Che ho detto? Che ascolto questo tipo di musica chiudendo gli occhi e nel buio inventato dalle palpebre sento crescere ansia di fuga.
    Ho percorso volentieri questo itinerario, chi l’ha costruito ha messo in campo un impegno di non breve spazio.
    La prima reazione è stata tornare alla scoperta di vangelis, ci trovate assonanze?

  4. Finalmente ti ho trovato piccolo Elfo partorito nei sogni sconnessi di venti,di libellule impazzite d’amore!Non credevo che il delirio sarebbe divenuto lava e lapilli di Giuni l’adorata, di Biork la gelata, di Radiohead con l’odio-amourpassion forever. E poi Roger Waters e Tati e..Ma sei sicuro di non essere uno schizzo del mio pensiero?Baci e poi baci e ancora baci Bilal che non deve piangere MAI! zMarle

  5. e come se te lo lascio un commento e lo lascio anche a Paolo il genio,tuo amico no?Non è mio ma me ne impadronisco per la speciale occasione: :/TORMENTO DELLA VITA-PIACERE DEL PENSIERO.SE SOLO CI FOSSE IL BUIO NELLA NATURA!QUESTA ETERNA PENOMBRA ROVINERà GLI OCCHI A TUTTI!/k.KRAUS- Ma il tuo blog é pieno di luce e buio meravigliosi:Compliments!MARLE

  6. A DIVERSI:ALTROCHE’CARO.L’OSSERVAZIONE SU VANGELIS E’ ESTREMAMENTE PERTINENTE.BELLO TROVARE PERSONE COSI’ SENSIBILI E CULTURALMENTE “PRONTE”.CIAO MARLE

  7. alessandromelis

    cara DiVersi,
    credo di capire cosa intendi. anch’io a volte fuggo da questo genere di musica, altre ne sono terribilmente attratto. Per il gelo esatto e delirante di questi suoni cerebrali. Che non credo sarebbero spiaciuti a Bach. Eresia? Forse no.

    L’itinerario proseguirà ancora: le rapsodie progettate sono sette, ma non si escludono strade fuori programma.
    E’ un sogno di assonanze. Per incominciare ad esplorare i territori della canzone con la lucidità folle di filologi impazziti.
    A presto,
    A.

  8. alessandromelis

    cara zMarle,
    è davvero bello averti trovata qui, a scartabellare i miei sogni passati e presenti. Bello aver scoperto che condividiamo largamente gli stessi deliri.
    Elfo, poi, è meraviglioso!
    Mi sono visto con le orecchie a punta di Spock… il mio sogno!

    Paolo adesso è in vacanza, in un luogo sublime lontano dai pc. Ma quando tornerà troverà questa tua voce entusiasta, e credo proprio che ne sarà felice.
    Le rapsodie sono nate per caso, da qualche battuta scambiata davanti ad una bottiglia di Chianti. Dal desiderio di raccontare in modo un po’ scanzonato e disorganico (ma non troppo) quanto di bello si può fare coi suoni.
    Ed ora sono qui, esistono. Per gli occhi e le orecchie che somigliano alle nostre (a punta!).

    Il mio blog, questo teatro dei disequilibri, ti ringrazia per ogni luce ed ogni buio che hai amato.
    Ed io ti abbraccio e ti riabbraccio, in attesa dei tuoi ritorni.
    A.

  9. In questo momento la struggente nostalgia di Giuni mi ha spinto a cercare “in the heat of the night” L’ADDIO e IL SOLE DI AUSTERLITZ e ATMOSFERA e UNA SERA MOLTO STRANA.Sono i brani SUOI e del SICULO che sono impressi nella mia carne a marchio di Note e sangue..Indimenticabili PERLE di ostriche guizzanti nei verdi dell’Oceano, accanto alle barriere coralline.Ne L’ATTESA (di Paolo) che, al suo ritorno le farà apparire nella tua casa, come fari di Luce tersa e soffusa, a riscaldare e risvegliare tutti i cuori addormentati.
    Ho tante stanze ancora da visitare, lo farò con la dovuta attenzione, sperando di non far precipitare le porcellane! Un grande abbraccio pieno di dolce affetto.BIBI ti ringrazia

  10. alessandromelis

    cara Bibi,
    questa casa è un foyer, vale a dire un angiporto: ci si può sguazzare in lungo e in largo, tutto è corporeo e immateriale insieme, non si rompe niente…!
    che Giuni culli sempre le tue notti.
    a presto,
    a.

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