Archivio mensile:aprile 2012

Abà

2012_04_23 Abà

Il tarantolato arrivò che era ancora giorno,
aveva passo di cavigliere di conchiglie,
e sguardo di tramonto.
Ogni casa si fece postribolo,
e ogni istante agguato.
Ogni carne fu paesaggio, e spreco,
e nessun sogno da allora fu mai sazio.
Disse: abà.
E da nessun’anima più poté sfuggire
il fiore d’ombra dell’estenuazione.
Disse: abà.
E nessuno più comprese
le regole del gioco.

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nella notte

2012_04_17 nella notte

La notte in cui la lucciola scomparve
si fece buio ovunque, all’improvviso.
L’eclissi ci colse alla sprovvista:
non avevamo candele negli armadi.
In strada, i lampioni erano zitti
nelle case, i caminetti spenti.
Non ci fu nessuno che trovasse legna da bruciare.
I fiammiferi? Scomparsi.
Non ci fu gas per accendere i fornelli,
né un tabaccaio che trovasse un accendino.
Le lampadine, tutte insieme, fulminarono:
un solo immenso lampo, e poi fu buio,
la notte in cui la lucciola scomparve.

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ballata della vedovanza

2012_04_10 ballata della vedovanza

Invedovì che si faceva giugno
e i papaveri s’impallidivano il vermiglio.
Se ne fosse andato di novembre, forse avrebbe pianto,
intuendo parentela fra la sua caduta e quella dell’autunno,
fra l’appassire insopportabile dell’anno
e l’addio che le amputava il desiderio.
Ma ora no, non stava bene il colore delle lacrime
abbinato al giallo in festa del raccolto.
Si pettinò con cura il riflesso nello specchio
(c’era un granulo di polvere sull’occhio:
lo soffiò via come si schiaccia un ragno)
mentre lui si raffreddava nel sudario
e la sua pelle incominciava il crollo.

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