nella notte

2012_04_17 nella notte

La notte in cui la lucciola scomparve
si fece buio ovunque, all’improvviso.
L’eclissi ci colse alla sprovvista:
non avevamo candele negli armadi.
In strada, i lampioni erano zitti
nelle case, i caminetti spenti.
Non ci fu nessuno che trovasse legna da bruciare.
I fiammiferi? Scomparsi.
Non ci fu gas per accendere i fornelli,
né un tabaccaio che trovasse un accendino.
Le lampadine, tutte insieme, fulminarono:
un solo immenso lampo, e poi fu buio,
la notte in cui la lucciola scomparve.

Dopo la notte in cui la lucciola scomparve,
attendemmo invano che tornasse giorno:
l’alba non venne, quella notte, né quella successiva.
Poi ci stancammo di aspettare e lentamente ci abituammo al buio.
Non è difficile dimenticarsi della luce: è sufficiente
pensare di avere occhi irrilevanti.
A cosa serve uno sguardo? E’ distrazione,
non lo avevamo mai pensato prima: fu una rivoluzione.
Per questo qui da noi è festa nazionale
il giorno in cui la lucciola scomparve.

Ma non pensiate che dal giorno in cui la lucciola scomparve
tutto qui da noi vada come deve: anche nel paese più evoluto
c’è il solito ribelle, il gran rifiuto.
Ma sono pochi, per fortuna, i terroristi della luce
e, anche senza occhi, li scoviamo con cura, i traditori:
adesso qui da noi è fuori legge
chi spreca il tempo
ad attendere una lucciola che torni.

[AM, ripensando a questo articolo di Pierpaolo Pasolini]

 

* * *

[originariamente pubblicato nel blog “Il teatro di Sisifo”,
sulla piattaforma Altervista]

* * *

 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Pubblicato il 17 aprile 2012 su Con parole mie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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