le unioni omoaffettive spiegate ai miei nipoti

famiglia

Cari ragazzi,
incominciamo con il dire subito una cosa: vostro zio è un uomo che si indigna. Sapete cosa è l’indignazione? Se non lo sapete, prendiamo il dizionario, e leggiamo che essa è un “vivo risentimento che si prova per ciò che si ritiene indegno, riprovevole, ingiusto”. L’indignazione è insomma la sorella della giustizia, quindi uno dei sentimenti fondamentali per vivere all’interno di una società che tutti noi desideriamo civile, equilibrata, aperta. In una sola parola: giusta. Ebbene, quando anche voi vi sentite indignati, quando sentite la necessità potente di pronunciare le vostre parole contro l’ingiustizia, fatelo. Anche a voce alta, anche gridando.
In questa nostra passeggiata (siete contenti che vi porto al mare?), vorrei che mi raccontaste che cosa vi indigna, e chi. E che mi diceste tutto quello che vi sembra ingiusto nel mondo che vi circonda. E non dovrete preoccuparvi di dirne tutto il male possibile. Chi non dice il male di ciò che crede malvagio, chi fa finta di tenere il tono della voce basso, ma dentro brucia di rabbia, non conosce il vero sdegno. Quello si chiama “buonismo”, ha la faccia atteggiata al sorriso finto. E la giustizia non ha mai un volto fintamente sorridente.

Allora, ditemi: cosa è che vi indigna?
Non siate timidi… Volete che cominci io?
Va bene, allora vi parlerò di una cosa che mi indigna profondamente. Si chiama omofobia. Eh, lo so, oggi dobbiamo portarci in giro il dizionario. L’omofobia è la “avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità”, cioè per le persone dello stesso sesso che si amano, si desiderano, vogliono stare insieme. Guardate che il dizionario è preciso, eh? Dice che l’omofobia è “ossessiva”, cioè è un disturbo psicologico, una vera e propria malattia.
Come dite? Con le persone che soffrono di un disturbo così grave non ci si dovrebbe arrabbiare? Per certi versi avete ragione. Bisognerebbe solo impegnarsi per cercare di curarle e farle guarire. Solo che queste persone, gli omofobi, sono come quei bimbi malati che non vogliono prendere lo sciroppo amaro, e allora ci fanno arrabbiare, perché non si rendono conto di quanto il loro star male fa stare male tutta la famiglia. Ecco, gli omofobi, poverini, non si rendono conto di quanto la loro malattia fa stare male tutta la grande famiglia della repubblica in cui viviamo: a causa loro accadono tantissimi episodi di odio e di violenza che senza l’omofobia si potrebbero evitare.
Per questo vostro zio è proprio arrabbiato con la malattia dell’omofobia, che è una malattia davvero subdola: chi si ammala sembra in tutto e per tutto una persona normale. Però se state bene attenti a vedere come gli omofobi parlano e sragionano, vi accorgerete che non sono proprio sani sani.

Uno dei sintomi più chiari per riconoscere un omofobo è la scelta delle parole che usa: quando parla dell’amore tra due persone dello stesso sesso non usa mai la parola “amore”. Curioso no? Ha sempre in testa altro, non vede mai il sentimento che lega le persone. Non lo comprende, anzi non riesce proprio a vederlo. Da ciò si deduce che l’omofobia è prima di tutto una patologia ottica.
Un altro sintomo è che l’omofobo ha paura del “matrimonio omosessuale”, e in genere si occupa di andare a trovare la radice della parola “matrimonio”, che è appunto la “madre”, per poter dimostrare che mai nella coppia omoaffettiva ci sarà spazio per la maternità. Anche qui, la parola è scelta dall’omofobo per tendere una trappola all’intelligenza: le persone sane parlano di “unione”, che significa soltanto riconoscere dei diritti (prima di tutto quello di esistere!) a tutte le coppie che (per scelte libere che non ci riguardano, dato che non ledono nessuno dei nostri diritti) non scelgono il matrimonio.
Sì, poi c’è quell’altro sintomo, chiarissimo: l’omofobo ha sempre in testa il “Gay pride”, quella sfilata piena di eccessi (un po’ come il carnevale), in cui la rivendicazione dei diritti usa il linguaggio ironico e forte della sfida. L’abbiamo visto qualche volta in televisione, ricordate? Però vi ricorderete anche la sfilata di Cagliari, l’anno scorso, un bellissimo corteo di persone senza tante piume o ombretti sugli occhi. Ecco, l’omofobo quelle persone non le vede. Quei milioni di persone che non hanno nessun gusto dell’eccesso, che non indossano nulla di sgargiante ma che desiderano vivere il loro amore naturale non nascosto, gli omofobi fanno finta che non esistano. Non rientrano nel raccontino facile facile che hanno bisogno di narrarsi.

Comunque, un po’ di lavoro contro questa malattia è stato fatto, e oggi, per esempio, chi ritiene che l’omoaffettività sia una malattia è considerato un pazzo da tutta la scienza medica.
Ma ci sono ancora tanti paesi nel mondo in cui addirittura amare una persona dello stesso sesso è un reato, che si paga a volte persino con la pena di morte. No, non dovete stupirvi: ve l’ho detto all’inizio che l’omofobia è una malattia gravissima, che desta indignazione e rende malati interi stati in cui ancora non è stata debellata.
Anche da noi in Europa, fino a pochi decenni fa, ad amare persone del tuo stesso sesso rischiavi la morte. Avete studiato il nazismo, a scuola, l’anno scorso? Ecco: pensate che migliaia di persone sono state uccise nei campi di concentramento perché erano innamorate. Ora potete capire perché vostro zio non riesce a non indignarsi con gli omofobi?
Però potete anche capire perché vostro zio è così felice, ogni volta che un paese europeo fa una legge a favore delle unioni omoaffettive: lo spettro di quelle morti, piano piano, si allontana.

Nel nostro paese, purtroppo, gli omofobi sono ancora tanti. E se ormai hanno dovuto accettare, anche se a malincuore, che ci si baci per la strada come tutti quelli che si amano, che ci si prenda per la mano perché così fanno gli innamorati, ancora tremano di paura ogni volta che si immagina anche lontanamente di garantire a queste coppie i diritti di tutte le famiglie, e di affidare loro dei bambini.
Questo è proprio un argomento che gli omofobi li manda in bestia, li fa strillare come degli ossessi e fa perdere loro completamente la ragione.
Arrivano a dire che sono meglio quegli istituti in cui i bimbi vivono senza famiglia (dove spesso ci sono persone che si prendono cura di loro, ma che sono una cosa ben diversa dalla mamma o dal papà), piuttosto che l’affidamento a due persone dello stesso sesso. Anche se sono oneste, sane, equilibrate. Anche se potrebbero offrire loro amore, accudimento, cura. Sono proprio gente che sta male, gli omofobi, vero?
Il primo “argomento” a cui normalmente si aggrappano è la “famiglia”, che è – dicono – la più importante cellula di cui è composta la società. E questo è vero, anche se ogni giorno sul giornale troviamo notizie di cose orribili che accadono dentro le famiglie: se noi sragionassimo come gli omofobi dovremmo pensare che la famiglia sia un luogo dannoso, pericoloso e patologico, visto che ci capitano dentro tutte quelle violenze e quelle cose brutte. Ma noi vogliamo credere con ogni forza che si può lavorare per una società più giusta, e quindi, anche se esistono famiglie orribili, proteggiamo l’idea della famiglia; e, come tutte le persone sane che si guardano intorno senza pregiudizi, sappiamo e vediamo che la famiglia, come tutte le cose umane, cambia forma con il tempo. Come le parole. Come il paesaggio. Come l’immaginazione. E badate: sto parlando delle cose importanti che riguardano la vita dell’uomo, non sto parlando delle mode. Quello che gli omofobi non riescono proprio a vedere è che da quando l’essere umano ha iniziato a disegnare bisonti dentro le grotte e a inventare la ruota e l’agricoltura e un sacco di cose magnifiche o orribili (perché questa è la storia dell’uomo) il suo senso dello stare al mondo è stato modificarsi, cambiare, rinnovarsi. La famiglia è il luogo in cui ci si ama, e si amano i figli. Questo è il suo cuore immutabile. La sua forma cambia, e cambierà sempre, come tutto ciò che nasce dall’uomo, per l’uomo.
L’omofobo, invece, è convinto che esistano cose immutabili. Spesso per convincersi della loro esistenza parla di Dio. Ecco, secondo me ogni volta che un uomo usa Dio come un grimaldello per fare spazio alle proprie idee, parla a sproposito. Lo nomina invano.
Le cose immutabili esistono, certamente. Sono le leggi che governano l’universo, che fanno girare la terra intorno al sole (anche se gli omofobi del passato credevano il contrario, ma poi si sono dovuti ricredere), che creano l’acqua dall’ossigeno e dall’idrogeno, che fanno splendere le stelle in cielo… E migliaia di altre cose meravigliose che ci danno il senso dell’esistenza di uno Spirito sconosciuto di cui anche noi facciamo parte. Ma la famiglia, ragazzi miei, non ha niente a che fare con le cose immutabili. È la storia dell’uomo, e anche la sua geografia, a dimostrarcelo.
L’omofobo a questo punto vi parlerà della “natura”. Questo è l’argomento più sciocco è più facile da smontare. Basterà fargli notare, di nuovo, i bisonti dipinti dentro le grotte, la ruota, l’agricoltura. O anche soltanto l’automobile, lo spazzolino da denti e le parole stesse che usa. L’uomo è un animale artificiale: essere arte e mutamento è la sua natura.
Qui l’omofobo (scusate se ve lo racconto come se fosse automatico, ma è proprio così: non dimenticatevi che stiamo parlando di una persona che non sta bene, e le malattie procedono sempre secondo schemi stabiliti) vi parlerà della sterilità naturale (sono fissati con la natura) delle coppie omoaffettive, e con ogni probabilità vi dirà che se i due innamorati vogliono un figlio lo fanno per egoismo del loro desiderio e non per dare una famiglia ad un bambino. Questa è la cecità più orribile che la loro malattia produce. Come se tutti coloro che mettono al mondo un figlio non lo facessero anche perché lo desiderano (non vi hanno desiderato, i vostri genitori? e non siete contenti di quel loro desiderarvi?), e ci fosse qualche cosa di male, in questo desiderio.
Gli omofobi vi diranno poi che per mettere al mondo i figli, le coppie omoaffettive fanno un sacco di cose strane, pance in prestito, ovetti, semini e cose del genere. Per certi versi hanno ragione: basterebbe non costringere tanti uomini e tante donne a questo slalom gigante in mezzo agli ostacoli più assurdi, a questo tour de force tra leggi fuori tempo. Basterebbe fare una bella legge sulle unioni e sulle adozioni. E fare, come si fa già con le famiglie che possono adottare i bimbi, molta molta attenzione a scegliere famiglie salde, equilibrate, accoglienti a cui affidare i bimbi.
Quello che fa male davvero, ad un bimbo, è essere lasciato solo. E nessuna persona intelligente e in buona fede può davvero temere che l’amore sia un pericolo, qualunque sia la forma che assume.

Che dite? Volete andare a farvi il bagno?
E come vi posso dire di no? Questo mare è meraviglioso, e non ho mai visto un cielo così pulito.

[ps. questo testo è una risposta. ma il testo a cui risponde è talmente odioso che non ho nessuna, ma proprio nessunissima voglia di darvi il link. abbiate pazienza, naviganti. buon 17 maggio, buona giornata mondiale contro l’omofobia].

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Pubblicato il 17 maggio 2013 su Politica, per così dire. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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