l’emozione del pensiero nel suo farsi

Vermeer_letter

Questo articolo lo ha scritto Anna Maria Capraro per l’Unione Sarda. Sono davvero felice di questa sua lettura, che coglie perfettamente lo spirito con cui Michele Porsia ed io abbiamo affrontato il progetto del corto “Quel (nero) che sono”. Il lavoro della critica dell’arte è viaggio complesso, che implica sensibilità e capacità di immedesimazione. E’ fatica di comprendere, ricerca dello sguardo, forza del raccontare. E io sono davvero felice di avere accanto una persona sensibile come Anna Maria. Perchè certa critica è davvero critica di poeti.

* * *

Restituire l’emozione del pensiero nel suo farsi, comunicare visivamente la sintesi dell’astrazione. Una sfida che può essere punto di partenza o d’arrivo, ma che ha valso al cortometraggio “Quel (nero) che sono”, realizzato dagli artisti della compagnia oristanese Hanife Ana, l’attore Alessandro Melis, il musicista Gianfranco Fedele e il poeta Michele Porsia, uno straordinario successo e la finale per la categoria “VideoArte”alla IX edizione del Festival Pontino del Cortometraggio di Latina. Si tratta di uno dei due film con autori sardi dell’intera rassegna, che su 498 lavori provenienti da 42 nazioni ne ha selezionato 62 per la finale che si svolgerà a Latina dal 18 al 23 Giugno. I tre artisti, dopo aver realizzato insieme diversi progetti multidisciplinari, sono alla prima collaborazione cinematografica, e intendono, con quest’opera, “raccontare una contraddizione, perché comunicare significa anche travisare, come amare qualcosa implica una certa misura di violazione.” Il tutto in una performance che più volte riscrive il testo di una lirica di Valerio Magrelli scomponendone l’ordine attraverso cancellazioni e nuove aggregazioni di parole e dunque di senso. Sino alla negazione totale. I versi di Magrelli sono tratti dalla raccolta “Disturbi del sistema binario”, e il corto ne riprende la dolorosa coscienza della perdita e della potenza insieme dell’atto comunicativo. Lo spazio, mai prospettico, si fa elemento compositivo così come la colonna sonora, in una compenetrazione di suoni ed immagini che dilata le maglie del congegno narrativo per dissolverlo. La scelta delle parole in accostamenti evocativi, mobili, inquietanti, mostra l’impossibiltà di chiudere l’opera d’arte in forme esaustive, mentre la percezione della fluidità dei confini tra i diversi linguaggi artistici sfocia in una sorta di gioco combinatorio che scompagina la realtà generando costellazioni diverse, caleidoscopiche imperfette geometrie . Se la scomposizione del testo iniziale scopre le ambiguità di ogni preteso significato, la costruzione delle sequenze apre domande mentre incarna l’instabilità di un reale e di un io che hanno perduto ogni certezza. E porta, nel rigore cromatico di un dialogo serrato con il nero, i mille riflessi dell’infinito. Perchè è vero, certo cinema è cinema di poeti.

Anna Maria Capraro,
L’Unione Sarda, 19 giugno 2013

[l’immagine là sopra è un particolare da
Jan Vermeer, Donna che scrive una lettera, 1665]

Pubblicato il 29/06/2013 su Notizie. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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