dromodiario #1 [ventisette]

01 ventisette

Cari navignati, quest’anno scriverò i diari del festival Dromos, li leggerò durante le serate del festival, li troverete qui il giorno dopo. Buona lettura!

* * *

27 luglio, Carmen Souza – MOGORO

“La creatività nasce dall’angoscia,
come il giorno nasce dalla notte oscura.” (Albert Einstein)

Nasce di 27, il Dromos festival della Krìsis.
E, scusate se sono sincero, non potrebbe essere diversamente.
Di 27 io ci sono nato, di 27 (era novembre) mi sono innamorato.
Ho persino preso la patente di 27.
E di 27, ora che è luglio, salgo per la prima volta su questo palco, a raccontarvi in due parole quello che succede.
Ognuno ha i suoi numeri a cui appigliare i ricordi. il 27, il 3 che si moltiplica 3 volte per se stesso, è il numero delle mie personalissime crisi.

La nascita, l’amore, la volta che finalmente ho sentito che cominciavo a farmi adulto. Crisi che, tutte, hanno portato evoluzione.
Perché la Krìsis intorno a cui volteggeranno quest’anno gli artisti del Dromos festival, è la crisi guardata dal suo lato luminoso, quello che guida i passi verso la metamorfosi, la crescita, l’arricchimento. Il lato del giudicare, del guardare bene, e infine della scelta che ci mette sulla nuova strada dentro il nostro labirinto.
La crisi, soprattutto, che ci fa smettere di pensarci soli, che ci costringe a guardarci gli uni con gli altri, a mescolarci nel rinascere.

E non potrebbe cominciare meglio di così, il festival della Krìsis.
Andando a tavola, a mangiare “Cachupa” in compagnia di Carmen Souza
Carmen Souza è nata a Lisbona da una famiglia di CapoVerde e vive a Londra.
Già in questi pochi dati sta tutto il senso dell’andare per crisi, mescolandosi.
È la mescolanza, di stili e suoni, la cifra caratteristica della sua musica.

Nel progetto che oggi ci presenta, “Kachupada”, stanno insieme l’ohiohiohi dei vecchi di CapoVerde e la musica di Thelonious Monk, le parole costruite sopra una musica di Charlie Parker e il ritmo irresistibile del Marakatù, che costringerà a ballare anche le pietre di questa piazza. E la lingua degli uccelli, canzoni dedicate al dolore di chi non può lasciare la sua prigione, e alla libertà di chi vola.
Carmen Souza dice di avere raccolto in questo progetto tutti i capitoli della sua vita, di avere cercato di ripercorrere le tessere che compongono un’identità complessa. Complessa come tutto ciò che è vero.

E “Kachupada” è infatti nell’isola di CapoVerde il luogo e il tempo in cui si mangia la “Cachupa”, un piatto di ingredienti misti, dove ciascuno porta un po’ di cibo e le differenze non hanno paura di mettersi in crisi per unirsi in qualcosa di nuovo.
Davvero, non potrebbe cominciare meglio di così, il festival della Krìsis.
Andando a tavola, a mangiare “Cachupa” in compagnia di Carmen Souza.

Pubblicato il 28/07/2013 su Con parole mie, Dromodiario2013. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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