dromodiario #3 [paesaggi]

03 paesaggi

30 luglio – Antonio Pascale – ORISTANO

Forse è davvero povera una vita che non sia stata spazzata via,
almeno una volta, dal turbine di una crisi, che smuove per un attimo
tutto ciò che la ragione e il carattere avevano tenuto in ordine. [Sándor Márai]

Ecco, adesso guardatevi intorno.
Vorrei che pensaste a dove eravate un’ora fa, oppure ieri, oppure la scorsa settimana, e a come il vostro corpo si illuda di essere sempre lo stesso, mentre intorno a voi tutto cambia.
Questa cosa qui, piccolissima, ogni volta che la penso mi riempie di vertigine. Quanto cambio, io, mentre tutto intorno a me si rovescia? Quanto resta, davvero, di me? Di quanti paesaggi divento parte, o persino complice, mentre cammino dentro i miei giorni?

Ecco, per esempio. Ci sono due mostre, in questo momento, qui, ad Oristano.
Andatele a vedere, e poi provate a chiedervi quanto di voi è rimasto intatto.
“Mattatoio” si chiama così la mostra di Gianluca Vassallo, inaugurata ieri. Potete andare a vederla alla Pinacoteca, qui ad Oristano. Come possono cambiare in fretta, i paesaggi che ci girano attorno…
Gianluca Vassallo lo conoscevo per i suoi ritratti, in cui sempre trova magnifiche devastazioni, nei volti. Ogni ruga, ogni solco, ogni traccia del tempo diviene nei suoi scatti gesto tragico e insieme segno della bellezza che c’è sempre anche nel nostro decadere, nella crisi in cui precipitano ogni giorno i nostri corpi.
Il suo Mattatoio è un paesaggio difficilmente sostenibile. È voluto andare fino in fondo, Gianluca, fino all’istante in cui i corpi delle bestie diventano cose, poltiglia uccisa per nutrirci.
Accanto c’è un’altra mostra, “Rosso Wagner e altre crisi”, di Salvatore Garau.
Salvatore ha detto che è un pittore di paesaggi, di paesaggi interiori. E io mi sono messo a camminare dentro quel suo nero assoluto, che promette prospettiva, dentro il suo viola d’acqua verde, dentro quei rossi che non sai bene se sono carne maciullata dal disfacimento, o placente che promettono rinascite.

Io queste due mostre me le sono guardate da solo, questo pomeriggio, chè ieri ero via, e ho dovuto lasciare per un giorno il festival. Ero al Centro Servizi Culturali di questa città, una vera cattedrale della cultura, come dice Savina. Ed ero lì a portare in scena insieme ai miei compagni della compagnia Hanife Ana teatro jazz, Gianfranco e Savina e Marcello il nostro spettacolo. Con Antonio Gramsci e Julka, e Tatiana, e Delio e Giuliano e Peppina e Teresina. Ancora un altro viaggio, ancora un altro paesaggio a bordo della nostra nave Hanife Ana. Perciò l’incontro con Simone Lenzi, ieri, l’ho perduto.
Ho chiesto ad un’amica di raccontarmene qualcosa, però. E lei mi ha detto che Simone ci vede tutti in ritardo. Non so se l’ho capita proprio bene, però mi è piaciuta molto, questa idea di un paesaggio in ritardo.
Provate a immaginarlo, un territorio buio quando il sole è già sorto. Oppure ogni cosa illuminata, quando nel cielo è notte. Un paesaggio in ritardo, come in certi quadri di Magritte. Quando Marina me lo ha detto mi sono subito entusiasmato.
E quindi proprio come davanti ai quadri di Magritte, ho deciso di perdermi.
In una crisi che spariglia tutte le carte e ci obbliga a inventare nuovi mondi, per abitarci meglio.

E c’è una persona, qui, oggi, ad Oristano che è proprio quella giusta per imparare ad abitare meglio il mondo. Si chiama Antonio Pascale, e io l’ho ascoltato per la prima volta a Gavoi, al festival della Letteratura. Se c’è una cosa che mi ha davvero entusiasmato di quest’uomo, e non esagero, sono gli occhi azzurri del suo linguaggio esatto. Il modo in cui guarda il mondo e ne fa una radiografia è lo specchio esatto del modo in cui mette insieme le parole. Ecco, quello che ricordo di Pascale a Gavoi sono i paesaggi fiamminghi del suo parlare. Per me un intellettuale è questa cosa qui, uno strumento dello sguardo che diventa bisturi della parola. E che mette in crisi le certezze del paesaggio, per obbligarci a guardarlo meglio.

Pubblicato il 31/07/2013 su Con parole mie, Dromodiario2013. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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