dromodiario #11 [stelle]

11 stelle

11 agosto – VILLANOVA TRUSCHEDU
Little Axe e Alan Glen

Il più grande difetto delle persone e delle nazioni
è la pigrizia nel trovare soluzioni.
Senza crisi non ci sono sfide,
senza sfide la vita è routine, una lenta agonia.
Senza crisi non ci sono meriti.
È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora.
[Albert Einstein]

E quindi ieri era la notte di San Lorenzo, dieci agosto.
E quindi la notte di San Lorenzo, dieci agosto, quella delle stelle cadenti, Dromos si è accomodato nella città antica di Tharros, come un grande bagnante fatto di tanti corpi tutti uniti dalla musica, con i piedi nella battigia di Maremorto, a godersi quel teatro magnifico, lì, proprio accanto al porto vecchio.
Non so se è successo anche a voi, ma ieri notte, mentre entravo a Tharros, buia, davvero metafisica, sotto le stelle, nel cielo senza luna, io ho avuto un brivido vero, che mi torna anche adesso che ve lo racconto. Riverberava tutta, da sotto, da una parte del ventre che non so indicare ma che è laggiù, profondissima, la storia grande e piccola di Tharros, di quella strada di basalto nero nero, con il mercato, le botteghe, e laggiù le terme, e le colonne del tempio… Riverberava di storie piccole e quotidiane, e mi veniva da camminare a passo delicato, per non disturbare tutta quella bellezza notturna, un po’ fantasmatica, per non spostare neppure un granello di tutta quanta quella poesia.
E mi sa che l’avete pensata in tanti, questa cosa qui, perché come sono arrivato al teatro, eravate tutti seduti composti, tutti silenziosi, tutti ad ascoltare il fluire potentissimo di forza che veniva dalle pietre.

E poi Gualazzi è salito sul palco, e subito ci siamo trovati in mezzo agli anni Venti. E sulla spiaggia, ve lo giuro, io ho visto Buster Keaton che cercava di arrampicarsi sulle colonne di Tharros, come su un albero della cuccagna, per andare ad afferrare una stella.
Poi Gualazzi ha detto Io lo amo, questo strumento, apparentemente semplice ma in realtà molto complicato, il pianoforte. E io ho pensato Che bella questa frase, funziona benissimo anche se al posto del pianoforte ci metti la vita. E c’era il faro di Capo San Marco, là dietro, che lampeggiava e diceva che era d’accordo, ma non con me, con tutto quello che stava succedendo. E Buster, sulle colonne, che non la smetteva di arrampicarsi a cercare le stelle, attento che cadi, Buster.
E la luce, sul palco, era blues. E Gualazzi la riempiva di note, di grappoli di note, di melograni di note, di piantagioni di note, di stazioni della metropolitana in ora di punta di note. E io ho pensato Ma come ci stanno tutte quelle note in dieci piccole dita. E il faro di Capo San Marco non mi ha lampeggiato nessuna risposta, ma era d’accordo. E Buster mi ha fatto l’occhiolino, da su, da sopra le colonne, che ce l’aveva fatta a salire, a prendere le stelle, e mi ha detto Ci stanno, ci stanno.

E c’era anche un bambino romano, monello, di quelli là con la tunichetta bianca che ci sono nei film degli anni sessanta, che gli ha tirato un colpo di fionda, a Buster, e Buster è caduto in acqua con tempo comico perfetto, proprio mentre Gualazzi diceva Come erano romantici, un tempo, che classe. Plunf.
Poi Gualazzi si è messo a suonare Amarcord.
E allora me lo fai apposta, Raphael, dillo, a trasformare in cinema questa notte perfetta, e qualcuno dal pubblico ha gridato Vai, Raffaele! E la torre spagnola ha risposto Carramba, e il mare là dietro aveva il sorriso sulle labbra e batteva le mani, anche lui, non chiedetemi come, ma lo faceva. Me lo ha detto il faro di Capo San Marco. E Buster è uscito dall’acqua tutto fradicio e il monello romano rideva. In latino.
E poi c’erano le sigarette accese, che belline, piccoli puntini rossi in mezzo al pubblico, e Gualazzi suonava Lost in a masquerade, e qualcuno dal pubblico ha gridato Vai, Raffaele!, e la torre spagnola si è messa a ballare il flamenco, ci aveva le nacchere, giuro.

Poi ho incontrato Ernesto, che abbiamo fatto amicizia qualche giorno fa, qui durante il Dromos. Ernesto ha l’accento lombardo, ma si è trasferito qui, con la moglie nel 1996. È uno di quelli che si è scelto la Sardegna come patria, perché ha sentito che la sua vita doveva proseguire qui, e non là. Semplicemente, qui, e non là, senza parenti, senza motivo se non averlo desiderato. È un entusiasta, Ernesto, scatta fotografie e racconta. E dice Nuraxinieddu proprio perfetto, ed è orgoglioso di averlo studiato sei mesi, quel suono, per riuscire a dirlo.
Ecco, ieri era la notte di San Lorenzo, dieci agosto, quella delle stelle cadenti.
Io stelle cadenti non ne ho visto, ma ho visto gli occhi di Ernesto. E ho capito che basta guardare occhi come quelli per pronunciare il proprio desiderio, e sapere con certezza di vederlo avverato.

E chissà che stella ha visto, ieri, il Dromos festival, nella notte di Tharros.
Però è chiaro che ha visto una stella davvero potente, ed è evidente quale è stato il suo desiderio. Ha detto alla stella Cambiami il volto, ma lasciami uguale, fai che non perda la strada, ma fammi diverso. Cambiami carne, ma lasciami il cuore.
Ed è per questo che da oggi Dromos si chiama MammaBlues, e ha preso le sembianze di una grande mamma mediterranea, con le braccia spalancate al mondo, amorevole e accogliente.
E oggi ci porta i primi due figli. Uno si chiama Alan Glen, e suona l’armonica magnificamente, da quando ha incontrato uno dei più grandi bluesman della storia, che si chiamava Muddy Waters. E l’altro, l’altro figlio del Blues che incontrerete stasera, è uno che fa un po’ di fatica a trovarsi il nome giusto, mi sa. Perché è nato Bernard Alexander, poi in arte ha scelto di chiamarsi Skip McDonald, ma dagli anni Novanta è più famoso come Little Axe. Che dirvi? A me piacciono tanto le persone che cercano, che cambiano per trovarsi. E Little Axe non la smette di cercare la sua strada, non la smette di cambiare suono, cercandosi tra l’R&B e l’hip-pop, tra Gospel e Dub, tra rap e jazz. Sempre con quello sfondo blues che prova a riappacificare tutti gli estremi.

Perché l’identità, ragazzi, è una costellazione difficile.
O forse, più semplicemente, è un cielo magnifico di milioni di stelle diverse.

Pubblicato il 12/08/2013 su Con parole mie, Dromodiario2013. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...