dromodiario #5 [contro ogni logica]

dromo14-05

2 agosto – Baratili S.Pietro – Manu Dibango, 8 Decades

“È difficile scrivere un paradiso
quando tutte le indicazioni superficiali
indicano che si dovrebbe scrivere un’apocalisse.”
(Ezra Pound)

Che poi io sono uno che si diverte molto, a farsi sorprendere. Mi piace che i giorni mi tendano tranelli, e mi facciano inciampare su cose che non mi aspetto. Che se tutto delle nostre vite fosse prevedibile sarebbe davvero una grande noia. Per questo, a volte, spero che anche Dio non sia onnisciente come ce lo raccontano, altrimenti si perde il gusto di vederci inciampare, se sa già che la buccia di banana è dietro l’angolo.
E se invece lo è davvero, onnisciente, spero che almeno sappia far finta di non sapere come va a finire. Proprio come facciamo noi quando guardiamo un film per l’ennesima volta, e che comunque sia, chissà perché, contro ogni verosimiglianza, continuiamo ad emozionarci sempre nelle stesse sequenze, anche se le conosciamo a memoria.

Contro ogni logica, mettersi a piangere, davanti a tutti, mentre gli altri ridono.
Contro ogni logica, camminare sotto la pioggia, ridendo di chi apre l’ombrello.
Contro ogni logica, non dare la carica all’orologio, e godersi finalmente il tempo.

Ad esempio, ieri sera al Centro di Salute Mentale di Oristano. Che sono arrivato in piazzale san Martino, ho legato la bicicletta, e sono entrato nel vecchio ospedale. E lì, contro ogni attesa, si è aperto davvero un piccolo Eden laborioso e bellissimo: la mostra “Paradisi mentali”, che raccoglie gli scatti realizzati dai ragazzi del Centro durante il laboratorio di fotografia. Andateli a vedere, appena potete. Sul prato, intorno al pozzo, sotto le palme, ci sono piccoli cartelli bianchi su cui sono attaccate le fotografie. C’è un’installazione con uno di loro con l’annaffiatoio in mano, che mette acqua a far germogliare un sogno. Ci sono divanetti bianchi fatti con i pallet industriali, e una televisione che manda un’unica immagine di gioia al mare. E un attaccapanni con un cilindro, nero, che sembra l’attimo di pausa di Houdini. E un muro di immagini chiassose e colorate, che tutte insieme fanno davvero un paradiso della mente, in cui perdersi a cercare accostamenti e richiami.
Davvero, il paradiso è un giardino che sta qui, e anche se sembra sfidare ogni evidenza, lo costruiamo noi, laboriosamente, ogni giorno.

Contro ogni logica, cercare un ostacolo per imparare un nuovo movimento.
Contro ogni logica, appendere i quadri al contrario, e trovarne finalmente il senso.

E poi ho ripreso la bicicletta e sono andato in piazza Cattedrale, che c’era il concerto di Harold Lòpez–Lussa, e lui è salito sul palco, e insieme al fratello batterista e a quell’altro suo amico fraterno con la tromba hanno cominciato a suonare un pezzo così tirato, ma così tirato, che mi chiedevo come fosse possibile che, contro ogni logica, lì in piazza Cattedrale stessero tutti fermi come mistici in contemplazione del cielo.
E Harold si è alzato in piedi e ha suonato muovendo il bacino come solo alle Antille sanno fare, e io ho pensato Quanto sono cubani, i cubani. E poi è venuto un pezzo davvero incredibile, solo pianoforte e cajòn, che se la vedi sembra solo una cassetta di legno piena di chiodini, ma se la metti in mano a un percussionista come quello, è un biglietto di viaggio, solo andata, verso la vertigine. E poi hanno suonato una cosa che è partita lenta lenta, e poi è cresciuta, è cresciuta. E allora siamo andati davvero alle Antille. E io, non so voi, ma io mi sono visto d’improvviso sulla coffa della Santa Maria, faccia al vento, e dopo giorni e giorni di orizzonte, a intravedere quella piccola striscia violetta là in fondo. E giù, sul ponte, c’era Cristoforo Colombo, e io avrei voluto gridare Terra! Terra!, se non avessi aperto gli occhi e non mi fossi accorto che ero lì, in piazza Cattedrale, e non si può gridare Terra! Terra!, davanti alla città del vescovo, che come tutti sanno è un mistico che ha gli occhi puntati solo al cielo.
Ma poi è partito un brano lento, solo piano e batteria, e c’era la fontana, là in fondo, con la madonnina bianca che suonava l’acqua, e qualcuno nel seminario ha aperto una finestra, per sentire meglio la musica. Pianoforte, tromba, percussioni e acqua. E sono soddisfazioni, signor vescovo, gli occhi al cielo, ma anche orecchie alla musica, Terra, Terra.

Contro ogni logica, accorgersi che il vicolo cieco
non è altro che il palcoscenico della rivoluzione.
Contro ogni logica, ridere in faccia a tutti gli ombrosi
che del mondo vedono solo il male.
Contro ogni logica, pane, cioccolato, e sale.

E oggi su questo palco, qui, a Baratili, suonerà Manu Dibango. Che viene dal Camerun ma è da sessant’anni che mette colore al mondo con la sua musica di sassofono e vibrafono, con le sue canzoni, la sua voce di Leone d’Africa, il suo impegno costante per il dialogo fra le culture diverse. Un altro grande giardiniere, insomma, di quelli che stanno al mondo per curare tutto il bene che c’è e cercare di limitare il potere delle erbacce.
Perché è tanto facile vedere le cose che non vanno, e fare i corvi neri del malaugurio. Più difficile è scegliere ciò che è luminoso, e preservarlo, e proteggerlo. E pazienza se Ezra Pound vedeva solo indizi per scrivere un’apocalisse. Io voglio provare a scrivere, ogni giorno, un piccolo paradiso.
E al diavolo la logica.

(C) Alessandro Melis & Dromosfestival

Pubblicato il 03/08/2014 su Con parole mie, Dromodiario2014. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...