Archivio mensile:agosto 2014

dromodiario #6 [dal confine]

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3 agosto – Villaverde – Tingvall Trio, Beat

Ogni paradiso ha le sue frontiere.
(Edward Albee)

E ieri, a Baratili, abbiamo sperimentato il concerto al confine, il concerto in trincea, il concerto limite. Quello che da un momento all’altro potrebbe finire cancellato dalla pioggia, come i disegni sul marciapiede di Mary Poppins, colore che viene via nell’acqua, linee che si sfocano, e più nulla, solo vestiti fradici.
Che non c’è niente da fare, quest’anno l’estate se n’è andata in vacanza, non so dove, si è distesa su un asciugamano da qualche parte, crema solare, musica nell’i-pod, un buon libro e al diavolo: vacanza. Sciopero. Quest’anno non ho voglia di lavorare, mi riposo, che piova, e tanti saluti.
E noi ci siamo trovati a Baratili, al confine, sulla frontiera dei temporali.

E dal confine il mondo è una pallina distante, un gioco, uno scioglilingua.
Dal confine le bandiere sono stracci stesi ad asciugare.
Dal confine solo rosso corallo all’orizzonte, e silenzio buono da masticare.

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dromodiario #5 [contro ogni logica]

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2 agosto – Baratili S.Pietro – Manu Dibango, 8 Decades

“È difficile scrivere un paradiso
quando tutte le indicazioni superficiali
indicano che si dovrebbe scrivere un’apocalisse.”
(Ezra Pound)

Che poi io sono uno che si diverte molto, a farsi sorprendere. Mi piace che i giorni mi tendano tranelli, e mi facciano inciampare su cose che non mi aspetto. Che se tutto delle nostre vite fosse prevedibile sarebbe davvero una grande noia. Per questo, a volte, spero che anche Dio non sia onnisciente come ce lo raccontano, altrimenti si perde il gusto di vederci inciampare, se sa già che la buccia di banana è dietro l’angolo.
E se invece lo è davvero, onnisciente, spero che almeno sappia far finta di non sapere come va a finire. Proprio come facciamo noi quando guardiamo un film per l’ennesima volta, e che comunque sia, chissà perché, contro ogni verosimiglianza, continuiamo ad emozionarci sempre nelle stesse sequenze, anche se le conosciamo a memoria.

Contro ogni logica, mettersi a piangere, davanti a tutti, mentre gli altri ridono.
Contro ogni logica, camminare sotto la pioggia, ridendo di chi apre l’ombrello.
Contro ogni logica, non dare la carica all’orologio, e godersi finalmente il tempo.

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dromodiario #4 [lentamente]

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1 agosto, Oristano – Harold Lòpez-Nussa Trio

Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo.
Le cose maturano lentamente.
(Joan Mirò)

E quindi ieri ci siamo spostati qui, ad Oristano.
E sono arrivato alla Pinacoteca, e il chiostro era già pieno di gente, e c’era Ivo che presentava le mostre di Bouvet e di Pastorello, e raccontava i giardini da esplorare che sempre si nascondono dietro le creazioni dell’arte vera. E mentre lui parlava, lentamente e misurando le parole, io ho pensato che mi piacciono davvero tanto le persone che fanno il proprio lavoro così, seriamente, con cura, con misura. Ho pensato che il mondo ha davvero bisogno di giardinieri, per funzionare bene, e che non avremmo nessuna necessità di immaginarci altri paradisi, se ognuno curasse il suo piccolo pezzo di mondo con quella grazia, e anche con quella lentezza.

Perché lentamente, lentamente si impara a camminare.
Lentamente sale dalla terra il fiore. Lentamente impariamo le parole nuove.

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dromodiario #3 [l’impossibile]

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31 luglio, Oristano – Valerio Corzani e Erica Scherl

Non avevo nessuna intenzione di costruire un giardino.
Sembrava impossibile.
(Derek Jarman)

C’era vento, a Mogoro, ieri sera, su al nuraghe Cuccurada. Un vento strano, di quelli potenti e pieni di voci, che si infilano nelle fessure, per ripulirle, e farle vibrare. Un vento che porta magia, suono, e luce. Un vento che porta paura, anche.
C’era un vento, ieri, che sentivo anche in casa, prima di partire per Mogoro, un vento che mi batteva forte dentro le vene e i nervi e i muscoli e le palpebre. Un vento che conosco bene, che comincia a soffiare da qui, dal centro dello stomaco, e soffia, soffia, e come ogni vento può spingermi al largo, veloce e stupefatto, oppure può spaccarmi la vela e inabissarmi.
C’era un vento, ieri, che lo avevo addosso da quando Salvatore mi ha chiamato per chiedermi di leggere il racconto di Tognolini, che è caduto, non verrà, ma vorrebbe che qualcuno leggesse ugualmente le sue parole di pietra e di miniera. E la prima primissima cosa che ho pensato è stata: impossibile.

L’impossibile è una pietra che nasconde una figura, imprigionata.
L’impossibile è un viaggio la cui rotta è scritta in cielo,
ma le stelle, le stelle giuste per orientarti, te le devi inventare.
L’impossibile è un labirinto, con infinite strade da camminare.

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