Archivio mensile:aprile 2015

700

scultura Jason deCaires Taylor

700.
ci vuole un sacco di tempo per contare fino a 700.
un numero al secondo sono 11 minuti e 40 secondi.
11 minuti e 40 secondi, e ancora hai solo contato, non sei riuscito a pensarli tutti, uno ad uno. Io sono il primo, io sono il secondo, io sono il terzo… così ci vuole ancora più tempo. e ancora non basta. bisognerebbe almeno provare a non contare solamente, provare il tentativo di un volto, un nome, una storia. e allora 11 minuti e 40 secondi forse non basterebbero neppure per dire io sono il primo che è caduto, il primo che non ce l’ha fatta, che non sapeva nuotare, che chissà cosa si è immaginato in mezzo a tutto quel mare che gli stava entrando in corpo a mettergli il punto in fondo alla frase. solo dire ‘io sono il primo’, ci vuole un tempo che non basta tutta la vita, figurarsi anche solo pensare a tutti gli altri, a tutti quegli altri che sono un paese intero. il paese di mio padre forse non ci arriva, a 700 abitanti. il paese di mio padre in fondo al mare, adesso. il paese di mio padre in fondo al mare qualche decennio fa, e io non sarei qui con queste parole sciocche inutili.
solo che proprio non è possibile non dirle, anche se inutili e sciocche. ho visto una foto, poco fa, una bambina galleggiante, vestita in colori fluorescenti che non si può non piangere. e tutti (anzi no, molti. non tutti, che se fossimo tutti, a dirlo, non staremmo a contare fino a 700, ora. forse neppure molti. forse alcuni) che dicono mi vergogno, che schifo. sì, lo dico anche io, mi vergogno, che schifo. i popoli civili, di fronte a una tragedia simile, si rimboccherebbero le maniche, senza i se, senza i ma, senza chiedere elemosine, ma noi, ma noi non si può, ma l’europa ci lascia da soli, ma, ma, ma, 700 volte ma.
no. la verità è che siamo diventati un popolo meschino. ci fa comodo lavarci le mani. siamo come quelli che non aprivano le case per nascondere gli ebrei in fuga dal nazismo dei treni e dei campi di sterminio, siamo come loro. paurosi, meschini, vigliacchi, con la faccia di gesso e la cravatta blu. che vergogna. 700.
piccola bambina galleggiante con i colori fluorescenti addosso, per quello che vale, se nel mare c’è un paradiso da cui si ascoltano le lacrime di coccodrillo, ti prego, perdonami.

[foto: scultura sottomarina di Jason deCaires Taylor (da web)]

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appunti da un sogno

locandina sogno

Venerdì 24 aprile, a Cagliari, tornano i ragazzi del “SOGNO”, un progetto che non smette di emettere luce bella.
Venite a vederli, anche qui, anche in questa città tutta salite e discese, da dove il mare si respira ovunque, e anche il profumo di Diavolo che arriva da lì, dalla sella incantata a picco sull’azzurro acceso.
Venite, camminanti. Il Sogno ricomincia il 24 aprile, alle ore 17.00, nella sala del teatro Alkestis di Cagliari

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la minimabibliotecateatrale “LE MOMO”
di Teatro Laboratorio Alkestis
e di Compagnia d’arte Circo Calumet

presentano

“appunti da un SOGNO”

un progetto realizzato da Associazione IPPOGRIFO ONLUS, Oristano
con il contributo del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri

in collaborazione con
Centro Servizi Culturali UNLA – Oristano
Centro di salute mentale di Oristano – ASL 5
NeroNebo videoarte

un progetto di Alessandro Melis e Norma Trogu
con la preziosissima collaborazione di Sara Giglio