700

scultura Jason deCaires Taylor

700.
ci vuole un sacco di tempo per contare fino a 700.
un numero al secondo sono 11 minuti e 40 secondi.
11 minuti e 40 secondi, e ancora hai solo contato, non sei riuscito a pensarli tutti, uno ad uno. Io sono il primo, io sono il secondo, io sono il terzo… così ci vuole ancora più tempo. e ancora non basta. bisognerebbe almeno provare a non contare solamente, provare il tentativo di un volto, un nome, una storia. e allora 11 minuti e 40 secondi forse non basterebbero neppure per dire io sono il primo che è caduto, il primo che non ce l’ha fatta, che non sapeva nuotare, che chissà cosa si è immaginato in mezzo a tutto quel mare che gli stava entrando in corpo a mettergli il punto in fondo alla frase. solo dire ‘io sono il primo’, ci vuole un tempo che non basta tutta la vita, figurarsi anche solo pensare a tutti gli altri, a tutti quegli altri che sono un paese intero. il paese di mio padre forse non ci arriva, a 700 abitanti. il paese di mio padre in fondo al mare, adesso. il paese di mio padre in fondo al mare qualche decennio fa, e io non sarei qui con queste parole sciocche inutili.
solo che proprio non è possibile non dirle, anche se inutili e sciocche. ho visto una foto, poco fa, una bambina galleggiante, vestita in colori fluorescenti che non si può non piangere. e tutti (anzi no, molti. non tutti, che se fossimo tutti, a dirlo, non staremmo a contare fino a 700, ora. forse neppure molti. forse alcuni) che dicono mi vergogno, che schifo. sì, lo dico anche io, mi vergogno, che schifo. i popoli civili, di fronte a una tragedia simile, si rimboccherebbero le maniche, senza i se, senza i ma, senza chiedere elemosine, ma noi, ma noi non si può, ma l’europa ci lascia da soli, ma, ma, ma, 700 volte ma.
no. la verità è che siamo diventati un popolo meschino. ci fa comodo lavarci le mani. siamo come quelli che non aprivano le case per nascondere gli ebrei in fuga dal nazismo dei treni e dei campi di sterminio, siamo come loro. paurosi, meschini, vigliacchi, con la faccia di gesso e la cravatta blu. che vergogna. 700.
piccola bambina galleggiante con i colori fluorescenti addosso, per quello che vale, se nel mare c’è un paradiso da cui si ascoltano le lacrime di coccodrillo, ti prego, perdonami.

[foto: scultura sottomarina di Jason deCaires Taylor (da web)]

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Pubblicato il 20 aprile 2015 su Con parole mie, Politica, per così dire. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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