dromodiario #8 [Infera]

dromos15-08

7 agosto – Baratili S. Pietro – Chucho Valdés

Quando guardi a lungo nell’abisso,
l’abisso ti guarda dentro.
(Friedrich Nietzsche)

E ieri, poi, dopo tanta luce, dopo tanti sguardi proiettati in avanti, lontani, archi tesi verso orizzonti di utopia fluorescente e fiabesca, ieri invece abbiamo ficcato gli occhi nel buio. Che ieri, per la seconda serata di Cinema & Parole, a Bauladu, andava sullo schermo la storia di Angelino, l’uomo più solo al mondo, perduto dentro una Sassari livida e infernale.

Che Perfidia, di Bonifacio Angius, è proprio un film triste, ma triste davvero. Angelì, quanti anni hai, 30, e cosa ti piace?, in che senso? come in che senso, a te, cosa ti piace? non lo so, andare a pesca ti piace?, non lo so, mangiare ti piace?, eh, quando ho fame, e le donne ti piacciono, Angelì?, secondo te?, eh, secondo me già ti piacciono.
Tutto così, Perfidia di Bonifacio Angius, sassarese di poche pochissime parole, tutto così, un film estenuante di frasi piccole piccole e taglienti, perfide, a mostrarci il poco, il poco pochissimo che riusciamo ad essere, qualche volta. O spesso, dipende.
Ero così triste ieri sera, e il Gabbiere che mi stava accanto mi diceva non distogliere gli occhi, guarda, guarda bene. E ascolta. E intanto tirava il suo tabacco di contrabbando.

Che Perfidia, di Bonifacio Angius, è proprio un film drammatico, ma drammatico davvero. Angelì, la vita è un imbroglio, Angelì, per vivere bene bisogna starci, dentro questo imbroglio, hai capito Angelì, non lo so se l’ho capito, L’hai capito che io sono diverso da tua madre?, eja, che già l’ho capito, Io sono come Gengis Khan, E chi era Gengis Khan?, Era un grande generale, che amava la vita, e a te ti piace la vita, Angelì?, ma che domanda è ti piace la vita?, È una domanda, Angelì, una domanda come un’altra. Tutto così, Perfidia, che Angelino è uno fuori tempo, fuori luogo, strano, straniato, straniero, e suo padre è un uomo medio, un sardo medio, mediamente grigio e mediocremente corrotto, e lo capisci dalla prima inquadratura che questo sarà un film livido, che ti prende a calci in bocca, che ti mostra che miseria possiamo essere, qualche volta. O spesso, dipende.
Ero davvero triste, ieri sera, volevo smettere, che io non la volevo vedere, proprio ieri sera, una storia così, io volevo ancora un’altra utopia, e invece il Gabbiere no, il Gabbiere mi diceva resta qui e non ti muovere, guarda, guarda ancora, e io sono rimasto, ma non era volentieri.

Che Perfidia, di Bonifacio Angius, è proprio un film horror, paralizzante, per la paura che ti sa mettere addosso, un film horror. Lo vedi quell’elefantino? Vuoi acqua o Jack Daniels? Vuoi sposarmi? Chi è quello là, seduto fermo paralizzato? È mio padre, trascinato nell’abisso, che dio ha sbagliato tutto, i cattivi li fa buoni e i buoni li fa diventare cattivi, e allora di chi è, di chi è la vera perfidia? Dell’abisso, o di quelli che lo raccontano?
Fammi andare via di qua, ho detto al Gabbiere, perché hai voluto che restassi? Cosa c’entra, tutto questo incubo nero di corvo, con l’utopia che stiamo cercando?
E lui mi ha risposto stai un po’ zitto, c’è una città che devo assolutamente raccontarti.

“La città più popolosa al mondo è Infera, costruita di là dal bordo dell’abisso.
Nessun progetto la disegna, nessuna architettura la abbellisce: Infera, semplicemente, giace, scorre come inchiostro nero in ogni valle, in ogni luogo oscuro che si incunea nei bassifondi del mondo, Infera è metropoli e cloaca, rivolo e tentacolo del rifiuto. Continuamente, lungo il cammino, il viaggiatore incontra uno dei suoi canali, scorge galleggiare una tanica vuota al colmo delle fogne, un guanto spaiato, un involucro vuoto di un gelato, un cartone di pizza sporco di pomodoro, un palloncino esploso. Vuole andare via, risalire nella luce, eppure sa di dover rimanere a contemplare Infera, e le sue scorie, le cartacce, le scritte violente degli spray sui muri, i cocci dei piatti, i vetri rotti, le finestre sfondate, le bombole guaste, gli orologi con le lancette ferme. E allora si obbliga a camminare per le vie di Infera, sotto ai lampioni che non danno più luce, con gli immondezzai ai bordi dei marciapiedi, le fotografie stinte, i capelli caduti, le feste interrotte, le notizie non dette, le mine inesplose, gli archivi bruciati, le fatture false, le pistole scariche. Vorrebbe andare via, ma si inabissa, che ogni vero viaggiatore sa che la strada per le stelle comincia da una selva oscura.
Chi cerca l’utopia non può dimenticare Infera, la città dei sogni spenti, la città dei vinti.
Perché il volo verso i sogni avrà sempre ali spezzate, se non sarà un volo per tutti.”

Mi ha lasciato così, ammutolito.
Che risate, ieri sera, a Bauladu.
Che dopo, quando il film è finito, mi sono ritrovato a guardare le bandierine della festa, bianche e rosse, giusto per trovare qualche cosa di allegro a cui arrampicarmi, per risalire.

Meno male che oggi, qui, a Baratili, si prepara davvero una serata di gioia, gioia e festa di canto e musica. Che sale sul palco Chucho Valdés, gigante viaggiatore degli ottantotto tasti, che ci porterà in volo lungo un tragitto lungo lungo, dall’isola di Cuba a chissà quale sogno alto ancora.
Che Dromos è così, come ogni viaggio, dall’abisso che ci guarda e ci riguarda, su su, fino a riveder le stelle.
Che l’unico modo per lasciarsi alle spalle l’inferno dei viventi, lo sappiamo, è dare acqua, vita e luce, è dare spazio a tutto quello che nel mondo inferno non è.

Annunci

Pubblicato il 8 agosto 2015 su Con parole mie, Dromodiario2015. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...