dromodiario #15 [Ultima]

dromos15-15

E dopo avermi raccontato la città di Gemma, per la prima volta da quando è cominciato questo lungo viaggio, il Gabbiere non se n’è andato. È rimasto lì, fermo, immobile, a guardarmi.
Cosa devi dirmi, gli ho chiesto.
Devo salutarti, mi ha risposto.
Non mi piace, che tu mi saluti, non lo hai mai fatto.
Oggi devo, mi ha detto, e io ho capito.
Non ci rivedremo più?, gli ho chiesto con la voce un po’ difficile da far uscire.
E chi può dirlo?, questo, mi ha detto. Se mi hai ascoltato, una città dopo l’altra, quello che ho cercato di insegnarti è che quasi niente nel viaggio si può prevedere. Il viaggiatore vero è jazz, o se preferisci commedia dell’arte: un po’ di struttura, e molta, moltissima improvvisazione.


E io all’improvviso le ho riviste tutte, le città, che all’inizio del viaggio neppure sapevo come cominciare, e ora sono tutte lì, la città stella da cui tutto parte, la città che tutto raccoglie, la città delle lingue infinite, quella degli equilibri instabili, la città dei libri, e quella delle menzogne che in fondo dicono la verità, la città faticosa dei sogni realizzati, e la città oscura dove si raccolgono i fallimenti, la città che unisce le sponde dell’abisso, e quella dove tutto si perde e si ritrova, la città nomade sempre in viaggio, e quella salda sempre consapevole di sé, la città che conosce il tempo e le sue trappole, la città spaventosa dove germinano le idee.
Ce n’è ancora una di cui devo parlarti, ha detto infine il Gabbiere.

“C’è una città, a cento e cento e cento miglia di là dal versante del Benaugurio: ogni viaggiatore è autorizzato a darle un nome diverso, io ne ho conosciuti tanti, nelle mie peregrinazioni: Città del Sole, l’hanno chiamata, o anche Shambala, Atlantide, Mirabilia, e poi Bengodi, Eldorado, Thule e mille e mille altri.
Io credo che tutti i viaggiatori la sognino per il suo gigantesco Museo degli Specchi. La leggenda dice che chi riesce a raggiungerla e ad entrare nelle ampie sale del Museo può cercare tra gli infiniti specchi l’unico che rifletterà la verità del suo volto.
Non so dirti se la leggenda sia veridica, poiché non sono ancora arrivato a visitare la città, e non so se mai ci arriverò. Quello che è certo è questo: sapere che quello specchio, esiste, da qualche parte, sapere che forse alla fine del viaggio potrò guardare negli occhi il mio volto vero, sapere che in fondo ho la possibilità di comprendere davvero chi sono, ecco: questo dà senso al viaggio, obbliga a proseguire il cammino.
Non so se ci arriverò, ma do per certo che una volta gettato lo sguardo dentro quello specchio non potrò più andare avanti, dovrò fermarmi. Per questo non ho dubbi su quale debba essere il nome della città: poiché è l’immagine racchiusa nello specchio che mi dà vento alle vele, poiché è solo quel sogno che mi regala il viaggio, il nome della città non può che essere Ultima.”

Non mi ha detto altro, e io l’ho visto avviarsi, verso su, verso la grande madre che sta qui davanti, qua sopra.
L’ho guardato andare via, e ho sentito immediatamente un’infinita nostalgia, e una grande immensa gratitudine.
Che alla fine, la parola più grande è sempre la stessa: grazie.
Grazie a tutti i compagni di questo viaggio, Ivo, Giulia, Giulio, Cipo, Tania, Filippo, Meta, Pina, Mario, Maria Antonietta, Luca, Lorenzo.
Grazie al Gabbiere, che mi ha dato le parole.
Grazie a Salvatore che ogni giorno, ogni giorno mi ha dato lo spazio per dirle.
Grazie a tutti quelli che le hanno ascoltate con amore.

Spero davvero che ogni nuovo giorno ci porti buoni sogni, che l’utopia è lì, davanti, a farci strada. Finché avremo orizzonti per il viaggio, nessuna parola sarà davvero l’ultima.

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Pubblicato il 17 agosto 2015 su Con parole mie, Dromodiario2015. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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