Archivio mensile:agosto 2015

dromodiario #5 [Bibla]

dromos15-05

4 agosto – San Vero – Le favole iniziano a Cabras

Come tutti gli uomini della Biblioteca,
in gioventù io ho viaggiato;
ho peregrinato in cerca di un libro.
(Jorge Luis Borges)

E poi ieri tremavo, è inutile negarlo.
Che dovevo salire sul palco di Oristown, ieri sera, a pronunciare le parole mie prima di quelle di Moni Ovadia, che lo sapevo, sarebbero state incantesimo di sciamano che paralizza tutti nell’ascolto. E io lì, con le mie parole messe in fila come i sogni, libretto ancora piccolo accanto al libro grande di chi ha attraversato la biblioteca del mondo in lungo e in largo.
Che libro vasto, lo sguardo di Moni Ovadia sulle cose. L’identità, ha detto, sta chiusa nella lingua, quella davvero alta, capace di raccontare il divino e l’umano, la bellezza e l’infamia. Una lingua pericolosa, esplosiva, che contenga il big bang intero delle emozioni dell’uomo.

Leggi il resto di questa voce

Annunci

dromodiario #4 [Libra]

dromos15-04

3 agosto – Oristano – Moni Ovadia, Valerio Corzani

La vita è come andare in bicicletta.
Per mantenere l’equilibrio devi muoverti.
(Albert Einstein)

E ieri siamo tornati a casa, qui, a Oristano, città larga, pigra, città perduta in mezzo alla pianura a dimenticarsi il tempo e a rincorrere squilibrate fantasie. Che ieri, davvero, era irriconoscibile, Oristown, con la sua piazzetta gremita, e la musica del Sigura quartet e di Truffaz, e l’andare e il venire di fiumi di persone da una strada all’altra, da una luna all’altra. Che città strana, che ogni tanto si accorge di esistere, e si fa bella per il gusto di esserci, qui, nell’estate rigenerante di acqua salata e sole, si fa bella per dimenticarsi il tempo, e per rincorrere squilibrate fantasie.
Che ieri, appena ho parcheggiato accanto alla chiesa del Carmine, e sono risalito su da piazza Eleonora e dalle tre palme e sono entrato qui, nella piazzetta teatro di Dromos e ho scorto la distesa di sedie rosse, e sul palco c’era il quartetto che provava i suoni, mi sono detto: ma guardala, Oristown, che gioia vederla così, luminosa, estiva, ringiovanita tutt’a un tratto, giusta, giusta in equilibrio tra la fantasia dell’immaginarsi tutta nuova e contemporanea, e la realtà di sé, della storia che si porta in corpo e in cuore. Un po’ Eleonora, un po’ mitteleuropa, un po’ Componidori, un po’ mediterraneo brulicante del secolo 21. Si potrebbe, Oristown, provaci anche tu a cercarti un sogno, prova almeno una volta a realizzarlo, prova a cominciare un viaggio.

Leggi il resto di questa voce

dromodiario #3 [Paràula]

dromos15-03

2 agosto – Oristano – Sigura Quartet feat. Truffaz

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l’animo nostro informe.
(Eugenio Montale)

E poi si sale a Mogoro, che si fanno quei due tornanti che sembrano un’andata e un ritorno della spola sul telaio, per imbastire un tappeto volante immenso. E c’è il nuraghe Cuccurada che è lì da millenni a guardare il sole color urlo che va a sognare nelle distese di oltremare. E badate, in questo caso oltremare non è un colore, è un verbo: è lo spavento grande e bello dell’immaginarsi il futuro, tremando meravigliosamente di tutto ciò che sta oltre l’orizzonte, e che ci attende. Oltremare è la paura blu cobalto di tutto ciò che arriverà e che non immaginiamo. Forse è per questo che il sole ha sempre color urlo, nel tramonto, che si spaventa tantissimo, anche lui, di un domani che non sa.
Stavo pensando proprio esattamente questo, ieri, quando salivo a Mogoro, che c’era il concerto di Criolo, e mi domandavo: stasera? cosa succederà stasera, si metterà a piovere, il cielo? capirò qualcuna delle parole creole di questa musica meticcia? lo rivedrò, il gabbiere, in mezzo alla folla, a raccontarmi ancora un pezzo del suo viaggio?
Domande, sempre domande, prima del concerto, prima dell’arrivo, prima del prima, che fa sempre un po’ oltremare il cuore, che altrimenti non sarebbe cosa bella, il viaggio.

E poi, se ci pensate bene, il viaggiatore ha sempre il problema grande delle parole. Arriveranno, le parole, giuste? le troverà, da qualche parte, le parole per farsi capire? Che il mondo è grande, è terribile, e l’incomprensione e il tradimento sono sempre dietro l’angolo, quando le parole non sono mai, mai abbastanza per farsi dare e dire la strada.

Leggi il resto di questa voce

dromodiario #2 [Riva]

dromos15-02

1 agosto – Mogoro – Criolo

L’unico fatto certo è che senza il condimento della follia
non può esistere piacere alcuno.
(Erasmo da Rotterdam)

Che poi, ogni volta che vado a San Vero, e mi metto sotto le ruote dell’auto quella strada piena di curve, ogni volta, combinazione, la faccio di sera, e c’è il sole che s’avvia a imbiscottarsi in mare, e ogni volta, in mezzo alla pianura, alle canne, agli euclipti, ogni volta, mentre faccio le curve, mi chiedo perché mai hanno fatto in mezzo alla pianura una strada piena di curve. Mi portavo in giro questo solito interrogativo, sinistra, destra, sinistra, lungo le curve nella pianura, e ci avevo una gioia, addosso, di tornare a San Vero, una gioia di tornare là, finalmente, dopo così tanto tempo, una gioia che ballava, quasi spensierata. Quasi. Che tornare sul palco di Dromos, ogni anno, mi mette gioia e spavento. Che è un po’ una contraddizione, spavento e gioia insieme, se ci pensate è un po’ come le curve in mezzo alla pianura.
E sono arrivato, e c’erano le sedie bianche d’attesa che guardavano il palco, e il giardino del museo archeologico quasi vuoto, a parte il tecnico delle luci, uno svizzero, che impazziva per raddrizzare un video che voleva starsene tutto storto, e andava avanti e indietro, il tecnico delle luci svizzero, a guardare, spostare, storcere, raddrizzare. E io ho pensato che magari, ogni tanto, non è mica male una stortura, una curva. E ho pensato di dirglielo, ma poi non gliel’ho detto, che magari mi prendeva per matto, che le curve in mezzo alla pianura mica le può capire, uno svizzero. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #1 [Principia]

dromo15-01

E tre! Per il terzo anno consecutivo, scriverò e leggerò ogni giorno il diario del Dromosfestival.
Ancora una volta, buon festival e buona lettura!

* * *

31 luglio – San Vero Milis – Joy Frempong, OY

Quando ti metterai in viaggio,
devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze.
(Konstantinos Kavafis)

Che poi, non è mica detto che si debba credere sempre ai racconti dei viaggiatori. I viaggiatori, a volte, sono gente bugiarda. Magari hanno solo voglia di attrarre sul loro volto la luce del fuoco attorno al quale stanno seduti a raccontare, magari. Magari amano ascoltare il suono ipnotico delle proprie parole, magari. O magari no.

Stavo pensando queste cose qui, ieri, ad Oristano, che le mostre che Dromos ha inaugurato in pinacoteca sono itinerari davvero lunghi e straordinari e uno, a guardare certe immagini, non può fare a meno di partire per un qualche viaggio. “L’utopia negata”, ad esempio, è un vero campionario di elementi del disastro, famiglie distrutte, incidenti che fanno esplodere giardini, libri illeggibili che non si può fare a meno di sfogliare, corde a cui impiccare i propri incubi, satiri col rossetto, abbracci mancati.
E forse, ho pensato, a un certo punto che mi ero perso a gorgogliare nell’acqua di uno tsunami da cui poi, per fortuna, per un attimo almeno sono riemerso, forse, ho pensato, si sarebbe potuto chiamarla anche “L’utopia annegata”, quella mostra, chi lo sa. Leggi il resto di questa voce