Archivi categoria: Con parole d’altri

appunti di psicoterapia politica (1)

Il veleno nichilista che anima il regime
di Gustavo Zagrebelsky

2009_02_10 appunti1
El’ Lisickij – Il costruttore (1927)

Viviamo un momento politico-costituzionale certamente particolare.
Questo non è in discussione, sia presso i fautori, sia presso i detrattori del regime attuale.
Non sarà fuori luogo precisare che, in questo contesto, la parola regime vale semplicemente a dire – secondo il significato neutro per cui si parla di regime liberale, democratico, autoritario, parlamentare, presidenziale, eccetera – “modo di reggimento politico” e non ha alcun significato valutativo, come ha invece quando ci si chiede, con intenti denigratori espliciti o impliciti, se in Italia c’è “il regime”
Ma che tipo di regime? Questa è la domanda davvero interessante. Alla certezza – viviamo in “un” regime che ha suoi caratteri particolari – non si accompagna però una definizione che dia risposta a quella domanda. Sfugge il carattere fondamentale, il “principio” o (secondo l’ immagine di Montesquieu) il ressort, molla o energia spirituale che lo fa vivere secondo la sua essenza. Un concetto semplice, una definizione illuminante, una parola penetrante, sarebbero invece importanti per afferrarne l’intima natura e per prendere posizione.

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le Vie dei Canti

2009_02_02 Chatwin
Michael Nelson Tjakamarra – The eight Dreamings – c1946

In principio la Terra era una pianura sconfinata e tenebrosa, separata dal cielo e dal grigio mare salato, avvolta in un crepuscolo indistinto. Non c’erano né Sole né Luna né Stelle. Tuttavia, molto lontano, vivevano gli Abitanti del Cielo: esseri spensierati e indifferenti, dalle fattezze umane ma con zampe da emù, e capelli dorati lucenti come ragnatele al tramonto; erano senza età e perennemente giovani, poiché esistevano da sempre nel loro verde Paradiso lussureggiante al di là delle Nuvole occidentali.

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memorie

2009_01_26 memorie

QUALUNQUE PIETRA TU ALZI
[Paul Celan]

Qualunque pietra tu alzi –
li discopri, coloro cui occorre
il riparo delle pietre:
denudati,
rinnovano il loro intreccio.

Qualunque tronco tu abbatti –
inchiodi assi
d’un giaciglio, ove
di nuovo s’ammucchiano le anime,
come se non si scotesse
anche quest’
Era.

Qualunque parola tu dica –
rendi grazie
alla perdizione.

                                                

da Di soglia in soglia, a cura di G. Bevilacqua, Einaudi, 1996
la foto è Enjoy the silence di Nirvana SQ >

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sarà la stessa mano che ti accende e ti spegne


Fabrizio De André, Ho visto Nina volare
(Roma, Teatro Brancaccio, febbraio 1998)

 

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a tutte le cose che l’anno ha pensato, ma che poi non ha detto

2008_12_31 autoritratto
autoritratto con cocci di bottiglia
(2008, sul finire)

* * *

A volte, quando di notte mi alzo dal letto, non capisco assolutamente perchè il pavimento di linoleum sia fatto così. Ogni piastrella ha delle righe, e ogni riga è diversa dall’altra. Perché?
Anche il tubo del termosifone sembra piegarsi di sua volontà, quasi si annoiasse di essere un tubo e decidesse di diventare un termosifone.

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un altro addio

2008_12_29 Pinter1

Harold Pinter
premio Nobel per la Letteratura 2005
(Londra, 10 ottobre 1930 – Londra, 24 dicembre 2008)

* * *

Nel 1958 scrivevo:
“Non ci sono forti differenze tra ciò che è reale e ciò che è irreale, nè tra ciò che è vero e ciò che è falso. Una cosa non è necessariamente o vera o falsa, può essere entrambe: vera e falsa.”
Credo che queste affermazioni abbiano ancora un senso e che possano ancora essere applicabili all’osservazione della realtà attraverso l’arte. Come scrittore dunque, concordo con queste parole, ma come cittadino non posso. Come cittadino devo chiedere: Cosa è vero? Cosa è falso?

[1. La verità nel teatro]

Nel dramma la verità è sempre sfuggente. Non la scorgi mai facilmente, ma la ricerca è ineludibile. La ricerca guida naturalmente l’impegno. La ricerca è il tuo compito. Molto spesso riguardo alla verità brancoli nel buio; ti imbatti in essa, o ne intravedi appena un’immagine o una forma che sembra corrispondere alla verità, spesso senza renderti conto che tu stesso l’hai resa reale. Ma la verità, quella autentica, è che non c’è una sola verità da trovare nell’arte drammatica. Ce ne sono molte. Queste verità si sfidano a vicenda, si allontanano a vicenda, si riflettono a vicenda, si ignorano a vicenda, si infastidiscono a vicenda, sono insensibili l’una all’altra. A volte ti sembra di avere tra le mani la verità di un momento, ma poi ti scivola dalle dita ed è persa.

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ai poveri pane, ai poeti pace

2009_11_04 Pasolini

IV
AL PRINCIPE

Se torna il sole, se discende la sera,
se la notte ha un sapore di notti future,
se un pomeriggio di pioggia sembra tornare
da tempi troppo amati e mai avuti del tutto,
io non sono più felice, né di goderne né di soffrirne:
non sento più, davanti a me, tutta la vita…
Per essere poeti, bisogna avere molto tempo:
ore e ore di solitudine sono il solo modo
perché si formi qualcosa, che è forza, abbandono
vizio, libertà, per dare stile al caos.
Io tempo ormai ne ho poco: per colpa della morte
che viene avanti, al tramonto della gioventù.
Ma per colpa anche di questo nostro mondo umano
che ai poveri toglie il pane, ai poeti la pace.

* * *

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il metodo Cossiga

2008_10_30 cossiga1

Quel camion pieno di spranghe
di Curzio Maltese

Aveva l’aria di una mattina tranquilla nel centro di Roma. Nulla a che vedere con gli anni Settanta. Negozi aperti, comitive di turisti, il mercatino di Campo de’ Fiori colmo di gente. Certo, c’era la manifestazione degli studenti a bloccare il traffico.
“Ma ormai siamo abituati, va avanti da due settimane”, sospira un vigile. Alle 11 si sentono le urla, in pochi minuti un’onda di ragazzini in fuga da Piazza Navona invade le bancarelle di Campo de’ Fiori. Sono piccoli, quattordici anni al massimo, spaventati, paonazzi. Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni  e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove.

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una disperata vitalità

[con dedica ai liceali di Sassari]

2008_10_29 Pasolini

Non perdona!

C’era un’anima, tra quelle che ancora
dovevano scendere nella vita
– tante, e tutte uguali, povere anime –
un’anima, in cui nella luce degli occhi castani,
nel modesto ciuffo pettinato da un’idea materna
della bellezza maschile,
ardeva il desiderio di morire.

La vide subito, colui
che non perdona.

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maedagua

2008_10_08 maedagua

19 settembre 2008.
Lisboa, Mae d’Agua.

* * *

Se mai si dovesse catalogare il mondo tra i generi, il suo principale ingrediente stilistico sarebbe senza dubbio l’acqua. Se le cose stanno diversamente, sarà perché nemmeno l’Onnipotente deve avere molte alternative, o perchè il pensiero stesso ha la trama dell’acqua. Come del resto la scrittura; come le emozioni, come il sangue. […]
E se noi siamo parzialmente sinonimi dell’acqua, che è totalmente sinonimo del tempo, il sentimento che proviamo verso questo posto migliora il futuro, contribuisce […] a quell’Atlantico del tempo che immagazzina i nostri riflessi per quando noi saremo scomparsi da un pezzo. Da questi riflessi, come da gualcite fotografie color seppia, il tempo riuscirà forse a comporre, come se si trattasse di un collage, una migliore versione del futuro, migliore di quanto sarebbe senza di loro.

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