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dromodiario #5 [intermittenze]

05 intermittenze

1 agosto – ORISTANO
Ilaria Porceddu – Stefano Bollani

La vita somiglia un poco alla malattia.
Procede per crisi e ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti.
A differenza delle altre malattie, la vita è sempre mortale. [Italo Svevo]

Ieri sera, a Baratili, ho scoperto di essere un intermittente.
O meglio, lo sapevo già di essere uno che va e viene. Però non gli avevo ancora abbinato questa parola. Intermittente. A volte succede, di possedere il concetto, lì, bello chiaro davanti agli occhi, ma non le parole. Come ora, che inizio a scrivere questo quinto dromodiario e la pagina è ancora quasi tutta bianca, in attesa della luce dell’inchiostro. Ci ho un po’ in mente dove andare a parare, ma non troppo. Sapete, sono un intermittente.

A me, questa parola, prima di ieri, mi veniva in mente solo a Natale. Sapete, le luci intermittenti dell’albero, che fanno accendi spegni accendi spegni tra i nastri e le palline fragili. Sono molto fragili le palline dell’albero di Natale. Ogni anno ne rompo qualcuna, perché sono uno distratto. Ma ci ho la giustificazione. Sono intermittente. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #4 [se c’è una cosa…]

04 se c'è una cosa

31 luglio – BARATILI – Paolo Fresu e Uri Caine

Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.
Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi violenta il proprio talento
e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni.
La vera crisi è l’incompetenza. [Albert Einstein]

Se c’è una cosa che mi piace della vita, è che non la smette mai di sorprendermi.

Domenica, per esempio.
A Mogoro è salito sul palco Roberto Fonseca. E come ha incominciato a picchiare sul pianoforte una musica che si chiamava Ottanta, io non sono riuscito più a stare fermo. Sono diventato energia pura di corpo vivo. Ho pensato che se davvero si potesse rinascere, il posto che vorrei avere intorno a me è l’isola di Cuba, se davvero lì esistono corpi così tanto vivi. Ero davvero in crisi d’identità, a Mogoro. Per fortuna mi hanno distratto i bambini, a Mogoro, che schiamazzavano attorno al palco. Che bellini. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #3 [paesaggi]

03 paesaggi

30 luglio – Antonio Pascale – ORISTANO

Forse è davvero povera una vita che non sia stata spazzata via,
almeno una volta, dal turbine di una crisi, che smuove per un attimo
tutto ciò che la ragione e il carattere avevano tenuto in ordine. [Sándor Márai]

Ecco, adesso guardatevi intorno.
Vorrei che pensaste a dove eravate un’ora fa, oppure ieri, oppure la scorsa settimana, e a come il vostro corpo si illuda di essere sempre lo stesso, mentre intorno a voi tutto cambia.
Questa cosa qui, piccolissima, ogni volta che la penso mi riempie di vertigine. Quanto cambio, io, mentre tutto intorno a me si rovescia? Quanto resta, davvero, di me? Di quanti paesaggi divento parte, o persino complice, mentre cammino dentro i miei giorni?

Ecco, per esempio. Ci sono due mostre, in questo momento, qui, ad Oristano.
Andatele a vedere, e poi provate a chiedervi quanto di voi è rimasto intatto.
“Mattatoio” si chiama così la mostra di Gianluca Vassallo, inaugurata ieri. Potete andare a vederla alla Pinacoteca, qui ad Oristano. Come possono cambiare in fretta, i paesaggi che ci girano attorno…
Gianluca Vassallo lo conoscevo per i suoi ritratti, in cui sempre trova magnifiche devastazioni, nei volti. Ogni ruga, ogni solco, ogni traccia del tempo diviene nei suoi scatti gesto tragico e insieme segno della bellezza che c’è sempre anche nel nostro decadere, nella crisi in cui precipitano ogni giorno i nostri corpi. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #2 [tappeti]

02 tappeti

28 luglio, Roberto Fonseca – MOGORO

I momenti di crisi raddoppiano la vitalità negli uomini.
O forse gli uomini cominciano a vivere appieno
solo quando si trovano con le spalle al muro.” (Paul Auster)

Ieri ho compreso che a Mogoro si fanno i tappeti.
E non dico soltanto di quelli, meravigliosi, esposti alla fiera, o in mostra ad ornare il paese vestito a festa. No, quelli li conoscevo già e sono stati una magnifica conferma.
Parlo di altri tappeti, quelli delle parole e quelli della musica, i tappeti fatti con trama di paura intrecciata nell’ordito della sfida.
Cinaski, nella piazzetta, laggiù, ha detto Ho un vaffanculo in tasca. Poi ha detto Prima o poi si cresce, prima o poi. Poi ha detto Io amo i vivi per quello che sono ora. Come è bello il vino rosso rosso rosso. Le strade corte hanno menzogne lunghe. Il sole a volte rompe i coglioni (e a volte anche le campane). Sangue nella neve e macchie rosse delle bandierine. Sangue nella neve e macchie rosse delle bandierine. Sangue nella neve e macchie rosse delle bandierine.
Cinaski, mentre parlava, aveva alle spalle un tappeto che sembrava un albero genealogico. E gli usciva dalla bocca una tessitura di parole in rima che diventavano strade, morbide come tappeti colorati, fatti da mani di donne e di uomini buoni. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #1 [ventisette]

01 ventisette

Cari navignati, quest’anno scriverò i diari del festival Dromos, li leggerò durante le serate del festival, li troverete qui il giorno dopo. Buona lettura!

* * *

27 luglio, Carmen Souza – MOGORO

“La creatività nasce dall’angoscia,
come il giorno nasce dalla notte oscura.” (Albert Einstein)

Nasce di 27, il Dromos festival della Krìsis.
E, scusate se sono sincero, non potrebbe essere diversamente.
Di 27 io ci sono nato, di 27 (era novembre) mi sono innamorato.
Ho persino preso la patente di 27.
E di 27, ora che è luglio, salgo per la prima volta su questo palco, a raccontarvi in due parole quello che succede.
Ognuno ha i suoi numeri a cui appigliare i ricordi. il 27, il 3 che si moltiplica 3 volte per se stesso, è il numero delle mie personalissime crisi. Leggi il resto di questa voce