alice, don chisciotte e la meraviglia del vento

chisciotte

Questo testo l’ho scritto per l’edizione 2012 del Dromos Festival, dedicato al tema della “Santa Hispanidad”.
Su questo racconto si è basato il laboratorio Ludico Educativo “Alice, don Chisciotte e la meraviglia del vento”, curato dall’OSVIC – Organismo Sardo Volontariato Internazionale Cristiano – all’interno della programmazione del festival.
Il laboratorio, che si è svolto ad Oristano (1 agosto), Baratili San Pietro (5 agosto) e Nurachi (7 agosto), è stato animato da un team di educatori composto da Claudia Serra, Alessandro Cuboni, Mauro Pes, Valentina Mura, Clara Pisu e Valeria Moi.

* * *

La vedi quella finestra illuminata, laggiù in fondo alla strada? Chi sarà mai, ancora sveglio a quest’ora tarda della notte? Vieni con me, avviciniamoci un po’.
Si vede un’ombra, attraverso la tenda: è un uomo che legge. Vuoi sapere chi è? Non ne so molto, ma posso dirti che si chiama Alessio Manca, e il libro che sta leggendo si intitola don Quijote de la Mancha e parla di un cavaliere che va in giro a salvare i deboli e raddrizzare i torti. La lettura gli sta disegnando nel cervello immagini di battaglie e di farfalle, di alberi e di tempeste, di spade e di draghi, e lui si lascia guidare dalle parole, fino a vedere la casa popolarsi di battaglie, e di farfalle, e di draghi.
Gli piace tanto leggere nel cuore della notte, davanti al camino, mentre tutta la sua famiglia dorme. Se vieni con me in fondo al corridoio, possiamo sentire il suono del sonno che proviene dalle camere da letto.
Ecco, vedi? Questa è la cameretta di Alice, che ha dieci anni ed è la figlia piccola di Alessio. Nel buio non puoi vederla, ma sta dormendo abbracciata ad un cagnolino di peluche che si chiama Toto. E’ andata a letto presto perché domani andrà in gita con la scuola a Capo Marigosu e deve alzarsi prima del solito. La mamma le ha preparato uno zaino pieno di cose buone, e la cura che ha messo nel riempire di prosciutto e formaggio i panini è stata l’ultima fatica bella della giornata. Poi è andata a dormire, anche lei, lasciando il marito a leggere le sue storie di draghi. La senti? Anche lei respira piano, nel sonno, proprio qui, nella stanza accanto a quella di Alice.
Qui di fronte dorme Francesco, che è il fratello di Alice e ha sedici anni. La sua stanza si riconosce perché sulla porta è attaccato un grande poster bianco con una scritta rossa che dice NO RADAR. Un giorno, per spiegarle il significato di quel manifesto, Francesco le ha raccontato che ci sono uomini cattivi che vogliono portarci i mostri sotto casa. E che il radar che quegli uomini cattivi vogliono mettere a Capo Marigosu è un mostro grande e feroce, capace di fare del male a tutti, senza che nessuno se ne accorga.
Alice non lo capisce mai molto, suo fratello. E’ uno con un sacco di strane idee in quella testa tutta spettinata, e ha la cameretta piena di bandiere e di striscioni che sono comparsi tutti insieme negli ultimi tempi. Deve avere una malattia rara, Francesco, che all’improvviso ha messo in soffitta tutti i giocattoli, sente musica rumorosa, e risponde sempre male a mamma. Ma ogni tanto si pente, anche. Non spesso, ma ogni tanto sì.
L’altro giorno, per esempio, non è voluto entrare a scuola. Sciopero, ha detto. Per che cosa, gli ha chiesto mamma. E lui ha risposto un sacco di parole strane, “il sistema” “l’imperialismo” “boicottare” “multinazionali”. Mamma gli ha detto che bisogna studiare per diventare davvero capaci di scegliere il bene per se stessi e per gli altri. E lui se n’è andato sbattendo la porta. Mamma è rimasta malissimo, ma ha continuato a spolverare. Se fossi stato lì, avresti visto una piccola lacrima che si affacciava al suo occhio. Poi, però la sera Francesco è tornato. Non ha detto niente, l’ha solo guardata per un attimo lungo e poi le ha dato un bacio. Se fossi stato lì, avresti visto un’altra lacrima, sul bordo dello stesso occhio, ma un po’ più sorridente.
Ora anche Francesco sta dormendo. Domani c’è una cosa che si chiama “assemblea d’istituto” che deve essere molto importante, perché Francesco ha passato il dopocena a prepararsi un foglio da leggere davanti a tutti. Pieno di parole che Alice non capisce.
Ti starai chiedendo chi è che russa in quell’altra stanza in fondo al corridoio. Quella è la stanza di nonna. Si è addormentata con il rosario in mano, avemaria. Alice la adora, le piace da matti il profumo che nonna si mette su quella pelle ruvida che sembra pane carasau. Nonna di pane, così la chiama Alice, e nonna ride con qualche dente in meno, e le dà un cioccolatino.
La cosa che ad Alice piace di più di questa nonna è la sua capacità di raccontare storie piene di mostri e di spaventi. E’ lei che le ha insegnato che niente in questo mondo è come appare, che dietro al vento, all’acqua, al fuoco c’è tutto un mondo di spiriti, e cogas e janas che governano il mondo e lo tengono insieme anche quando noi cerchiamo di distruggerlo. Oggi, per esempio, quando Alice ha finito i compiti e voleva scendere giù a giocare, che c’era un vento bellissimo che alzava mulinelli di polvere, nonna le ha detto: mì a non uscire ora, che passa Mama ‘e Bentu e ti porta via, e poi come ti veniamo a prendere, su in cielo?
Alice un po’ si è spaventata, un po’ ha sorriso, che mamma le dice sempre di non credere alle storie di nonna, che sono solo storie. Però la storia di Mammadelvento che arriva all’improvviso e si porta via i bambini ad Alice piace sempre tanto. Sarebbe bello che arrivasse davvero, un giorno, e la portasse lontano, in luoghi sconosciuti. Solo se poi la riporta a casa, però.

Ma che cos’è questo rumore, che viene dalla stanza di Alice? Andiamo a vedere.
La finestra è spalancata, il vento muove le tende e fa volare in giro per la stanza tutti i fogli dei compiti! E’ chi è questa donna vestita di foglie secche che sta parlando con Alice?

Chi sei?
Sono Mammadelvento.
E sei venuta a portarmi via?
Stai tranquilla che non ti faccio niente di male.
Ma nonna dice che…
Senti, non abbiamo molto tempo e abbiamo un grosso problema. Tuo padre è saltato in groppa al mio Babballotti e se n’è volato via. Devi aiutarmi a ritrovarlo, che ho un sacco di lavoro da fare, stanotte, mica posso lasciare l’isola senza vento! Il babbo è tuo, quindi mi devi aiutare!
Non dire scemenze, mio babbo è in salotto che legge, come tutte le notti.
Ti dico di no. Mi sono fermata un attimo sul vostro balcone, che mi stanco anche io, di soffiare, cosa credi? Lui era affacciato alla finestra con un libro in mano. Mi sono distratta un attimo, lui si è preso Babballotti e se n’è volato via. Vieni a vedere, se non mi credi.
Hai ragione, qui in salotto babbo non c’è! Bisogna dirlo a mamma!
Sì, adesso svegliamo tutta la famiglia. E cosa le diciamo? Che suo marito è salito in groppa ad uno scarabeo gigante? Non si può, Alice, gli adulti non devono sapere niente della nostra gente.
Nonna lo sa, che esistete.
E gli altri le credono?
No.
Ecco, appunto. Andiamo.
Aspetta, che chiamo Francesco. E’ mio fratello, e adulto non lo è senz’altro. Fra!
Mmm…
Fra, svegliati! Dobbiamo andare a recuperare babbo che è fuggito in groppa ad uno scarabeo gigante e se non lo ritroviamo non c’è vento.
Eh?
Ora Mammadelvento ti spiega tutto.

E’ un po’ imbarazzante spiegarti quello che sta succedendo in questo momento. Appena ha visto la jana vestita di foglie secche, Francesco è fuggito dentro l’armadio. Alice gli spiega che Mammadelvento è una jana buona, che fa nascere tutti i venti, come le ha detto nonna. E poi gli dice anche che deve fare silenzio, che non si deve svegliare mamma, che bisogna andare a ritrovare babbo. Alla fine riesce a convincerlo. Francesco e Alice si vestono ed escono piano piano di casa.
Ora camminano per le strade della città. Lo vedi? La notte è piena di creature incredibili. Ci sono cogas che volano nel cielo, carri risuonanti di catene per le strade, uomini con testa di bue (Erchitu, così si chiamano), fantasmi che ballano sul selciato e lucertole enormi (il loro nome è Skulzoni) che si arrampicano sui muri. Quello è Mommotti, quell’altro si chiama Maschinganna, e non devi mai credere a ciò che vedi, se lui è nei paraggi. Mammadelvento li indica uno per uno e Francesco si nasconde dietro ad Alice.

Ma dove se ne stanno, tutti questi mostri, durante il giorno?
Ci nascondiamo, Francesco, perché non ci capireste. Aspettiamo la notte, e allora questa terra torna nostra.

Francesco non sembra molto rassicurato. Alice invece non è per niente spaventata. Perché è bello scoprire che il paese delle meraviglie ce l’hai proprio sotto casa.

Mammadelvento, dove sarà andato, babbo?
L’ho visto che volava verso il mare. Sembrava impazzito, e diceva che doveva andare ad uccidere il mostro di capo Marigosu…
E’ il mostro che dicevi tu, Fra. Ma come ci arriviamo, fino là, a piedi?
Chiediamo un passaggio alle strie!

Sono sicuro che ti diverti un sacco, a vedere Mammadelvento che fa l’autostop con le strie. Non sai cosa sono le strie? Ma dove vivi? Le strie sono streghe che possono prendere la forma di grandi civette o di barbagianni. Si dice che portino sfortuna, ma in questa nostra storia non ne porteranno affatto, puoi stare tranquillo.
Eccoli qui, i nostri tre personaggi seduti tra le ali delle strie: Francesco trema, tenendo le braccia al collo del rapace. Alice sta alle sue spalle, si stringe forte al fratello. Mammadelvento è perfettamente a suo agio in equilibrio sulla civetta gigante. Mentre vola, perde foglie secche dal vestito.
Ora vieni con me, che noi andiamo più veloci di loro, e in poche parole siamo già a Capo Marigosu.
Lo vedi quel mucchio di acciaio là in cima? Quello è Radar, un mostro grande e furbo, che sembra che non faccia nulla di male. Gira in tondo, come un faro, ma fa una luce buia che non illumina nulla, anzi. Però se guardi bene c’è qualcosa di nuovo, questa notte: c’è Babballotti, un insettone verde che gli ronza intorno, e ha in groppa… sì, è proprio lui! E’ Alessio, il papà di Alice! Ma cosa sta facendo? Ha preso dallo sgabuzzino degli attrezzi di giardinaggio un badile e lo sta usando come una lancia? E quel coperchio di un bidone di spazzatura sarebbe il suo scudo? E l’elmo? La gabbietta dei canarini? Mi sa che Alessio è impazzito per aver letto troppi romanzi d’avventura: dà colpi di badile a destra e a manca. Allontaniamoci da qui, prima di farci davvero del male! Ecco laggiù Alice, Francesco e Mammadelvento che arrivano. Speriamo che riescano a farlo scendere da là sopra.

Babbo! Babbo! Fra, ti prego, fai qualcosa! Fallo scendere da lì!
E come faccio? Mammadelvento, non puoi richiamare il tuo Babballotti e farlo scendere quaggiù?
Non posso, Francesco, Babballotti ubbidisce solo a chi lo cavalca. L’unica soluzione è salire là sopra e convincere tuo padre a tornare giù.

In un attimo, Alice e Francesco si guardano, e prendono la decisione: salgono di nuovo al collo della stria e volano a salvare il loro babbo che ha letto troppe storie. Eccoli lassù che cercano di parlargli, mentre lui urla come l’eroe Quijote del romanzo:

Babbo! Babbo! Che fai? Torna giù!
Il mio nome è Alonso Chisciotte della Mancha, e sconfiggerò questo drago immondo! Stammi lontano, Sancio, o le fiamme che sputa dalle sue fauci ti saranno fatali!

E’ inutile cercare di convincerlo! Non smetterà di combattere, fino a quando il mostro non gli sembrerà davvero sconfitto!
Ed è allora che succede qualcosa che nessuno osava immaginare: dalla città arrivano tutte le creature meravigliose della notte. Ecco i carri dei fantasmi, che imbrigliano il mostro con le loro catene. Ecco gli Erchitu con la testa di bue, che prendono a cornate la base del Radar. Ecco le strie che raccolgono grosse pietre con gli artigli e le lasciano cadere dall’alto. Il mostro reagisce e si dibatte, è un Aremigu difficile da sconfiggere! Ma arrivano gli Skulzoni, le lucertole giganti con il loro veleno, arriva Maschinganna con i suoi trucchi, arriva tutto l’esercito delle janas!
E alla fine, arriva la meraviglia del vento: Mama ‘e Bentu soffia con tutte le sue forze, e quel poco che rimaneva del mostro Radar va in pezzi, vola via, lasciando Capo Marigosu liberato.
Guarda gli occhi di Alice: ti accorgi di quanta felicità le ha dato ritrovare suo papà sano e salvo?

Ce l’abbiamo fatta, Alice, abbiamo vinto noi!
Sì, babbo, sì. Abbiamo vinto.

* * *

Babbo?
Mmm?
Babbo, svegliati!
Mmm, che ore sono?
Sono le sette e mezza: devi accompagnarmi a scuola prima, oggi, ti ricordi? Devo andare in gita a Capo Marigosu.
Ah, sì, certo Alice, sì. Scusami, è che stavo leggendo una storia bellissima e mi sono addormentato. Ho fatto un sogno… Stasera te lo racconto. Ora mi preparo e andiamo, gioia mia.

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