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Camper è scrittura di viaggio. Guardare, scrivere, guardare, scrivere. Trovare parentele tra le cose, nell’ironia di portarsi dietro un guscio.
Un poemetto che ho scritto tra l’estate 2004 e l’inverno 2005 (viaggiando in Austria, Germania, valle d’Aosta e Francia).
Queste parole hanno vinto il primo premio al Concorso di Poesia “Versi con Mani di Pomice” – Jesi (AN) nel 2005. Presidente della giuria era il poeta Davide Rondoni.
Qui sopra l’illustrazione che Michele Porsia ha realizzato per la copertina.

* * *

dalla parte prima, “ESTATE”

CAMPER

Come una tartaruga
si va lenti,
trascinando un guscio:

le abitudini,
gli affezionati condizionamenti,
sono un peso gradito
aerodinamico
che la corrente non si porta via.

Ci cuciniamo i nostri pasti,
scendiamo appena il tempo per guardare,
e per qualche tempo conserviamo
perfino i resti della digestione.

Percorriamo
milioni di chilometri di strade,
ma vediamo tutto dietro un vetro,
come pesci, muti, nell’acquario.

* * *

CAMPING
(Im Stubaital)

Una bassa siepe
confina i turisti itineranti
e il silenzio dell’ultima dimora.
Qui l’urbanistica,
attenta agli ossimori,
dispone accanto
campeggio e camposanto.

Lisce di marmo bianco
le tombe,
roulotte dell’oltremondo,
immobili
sull’erba
dell’ultima vacanza.

E le croci di ferro
come parabole
in orientamento zenitale,

fragili antenne di segnali muti.

* * *

BUNJEE-JUMPING
(dal Ponte Europa)

In fondo, non è altro
che un surrogato povero del volo,
ping-pong di carne,
uomo-pallina
nel vuoto che s’incurva sotto il ponte.

Ma il raggio verticale,
la corda che si tende
in lenta ipnosi oscillatoria,
mi riconduce indietro
fino all’istante minimo e centripeto
dove la volontà si aggruma.

Nel gesto, l’esplosione
è un violento fiorire di universo,
perché è un big-bang il salto
nel precipizio immobile del nulla.

* * *

STAZIONE SANITARIA

È un corpo di lamiere
legno e plastica,
il mio camper.

Bianche vene d’acqua
scorrono lungo le pareti,
e sotto il pavimento
nervi di luce
conducono sinapsi di elettroni.

Io siedo nello stomaco
(Giona, nascosto dietro i vetri)
e laggiù, nell’intestino,
la chimica fermenta
ciò che è rimasto delle digestioni.

Poi è azzurro
e quasi profumato
il denso liquame che lasciamo
nell’apposito tombino.
Azzurro, come uno sciroppo Fabbri,
fresca bibita per Puffi.

* * *

LA CATTEDRALE DI FRIBURGO

Certo, è grandioso
lo slancio della guglia,
la tetragona forza che si schiude
ai trafori del vento,
e piano dilegua
in vapori di pietra.

Ma se ogni opera d’arte
ambisce ad essere universo,
non è solo bellezza
austera, architettura
di proporzioni esatte,
e grazia sublime dell’ornato.

Il suo genio è nascosto
nelle minime note impercettibili
di contrappunto al sacro
col suo opposto:

la carne,
o l’escremento.

* * *

dalla parte seconda, “INVERNO”

AOSTA
(by night)

È quasi di carne
tra i cristalli
la conica luce dei lampioni,
ed è una trina
gialla e tremante dentro l’aria densa.

Scorre preciso e lento
l’intreccio
di questa tessitura verticale,
lungo il telaio
sferico del cielo:

domani,
avvolto nelle bianche
curve del sudario,
anch’io sarò un disegno nel ricamo,
ma stasera cammino,
incerto sull’asfalto, scivolando
lungo i binari innumeri del ghiaccio,

e a valle tutto
è un fossile di neve.

* * *

LILLAZ

Guardaci:
passo dopo passo camminiamo,
e siamo poche lettere
su un rigo
di questo indefinito
foglio bianco.

Spunta qui e lì una virgola,
o qualche segno di punteggiatura:
un rametto, uno stecco,
qualche foglia.

Camminare sulla neve
è come scrivere:
divenire parola
dal silenzio.

* * *

ENFER D’ARVIER

Il vino, in fondo,
è sempre uva spremuta,
lasciata a marcire dentro i tini:
miracolo
della putrefazione.

Ma se l’inferno
ha sentore di frutto
rubino e legno amaro,
ciò che disegna il corpo
aromatico del vino
è intriso nel buio della terra

Così è degli intrecci di parole:
pensiero radicato,
spremuto
e marcito dentro il tempo.

Miracolo della fermentazione.

* * *

RISALENDO
IL GRAN SAN BERNARDO

Si è fatto tardi, quest’oggi,
ed il ritorno
è uno scavo del bianco
fra l’oscuro
dei monti,
membra nere acciambellate
di cerberi dormienti.

Nevica, mentre i fasci
dei fari
accendono il disordine browniano
dei fiocchi bianchi:

spermatozoi di luce
nell’ovulo fecondo della notte.

* * *