quel (nero) che sono

Sinossi:
Come si sta davanti ad un testo che si ama? Quanto ci si specchia nelle parole che altri hanno detto, e che sembrano dire esattamente ciò che noi siamo, pensiamo, agiamo? Quanto io emerge dalle parole degli altri? Quanto è necessario tradire un testo per tradurlo in sé? Qual è la quantità esatta di morte del senso che siamo disposti ad accettare perché un testo abbia vita e non resti pagina spenta? Quanto dobbiamo togliere dal mondo per far tornare conti che non tornano e renderlo assimilabile? Quanta violenza si nasconde, sempre, nell’’atto dell’’interpretare? Quanto si travisa il mondo per cercare di comprenderlo? Quanto costa rendere accettabile ciò che sta fuori di noi e ci resiste? Dove stanno, per davvero, i confini tra noi e il mondo? E soprattutto: a furia di fare domande per comprendere qualcosa, non si rischia di distruggere tutto?
Un solo gesto, ripetuto ostinatamente, fino alla fine. Togliere fino al nero che siamo, che saremo: questo è il nucleo concettuale del nostro piccolo film, che parte dalle parole di Valerio Magrelli ““peccatore […] che fa di ogni dipinto il proprio specchio”,” e le estremizza fino al silenzio ultimo. Il testo, tratto dalla silloge ““Disturbi del sistema binario”” (Einaudi, 2006) è progressivamente violato, travisato, nascosto, negato, nella fatica dell’interpretazione che, se non arrestata al momento opportuno, uccide. Un bianco e nero forzato, che ritorna indietro fino alle imperfezioni tecniche del muto, perché è laggiù, nel cinema d’avanguardia, l’origine di una possibile tradizione di senso. Lì sta il gioco tra parola, immagine, montaggio, suono, in una concezione del cinema profondamente antinarrativa e concettuale.

Scheda tecnica:
soggetto e sceneggiatura di Alessandro Melis e Michele Porsia
da una poesia di Valerio Magrelli
montaggio di Alessandro Melis e Michele Porsia
musica originale di Gianfranco Fedele
regia di Alessandro Melis e Michele Porsia
durata 6 min.

(c) Alessandro Melis e Michele Porsia (2012)

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Rassegna stampa:

“Quel (nero) che sono” – il film in finale al festival Pontino.
Anna Maria Capraro, L’Unione Sarda, 19 giugno 2013

Restituire l’emozione del pensiero nel suo farsi, comunicare visivamente la sintesi dell’astrazione. Una sfida che può essere punto di partenza o d’arrivo, ma che ha valso al cortometraggio “Quel (nero) che sono”, realizzato dagli artisti della compagnia oristanese Hanife Ana, l’attore Alessandro Melis, il musicista Gianfranco Fedele e il poeta Michele Porsia, uno straordinario successo e la finale per la categoria “VideoArte”alla IX edizione del Festival Pontino del Cortometraggio di Latina. Si tratta di uno dei due film con autori sardi dell’intera rassegna, che su 498 lavori provenienti da 42 nazioni ne ha selezionato 62 per la finale che si svolgerà a Latina dal 18 al 23 Giugno. I tre artisti, dopo aver realizzato insieme diversi progetti multidisciplinari, sono alla prima collaborazione cinematografica, e intendono, con quest’opera, “raccontare una contraddizione, perché comunicare significa anche travisare, come amare qualcosa implica una certa misura di violazione.” Il tutto in una performance che più volte riscrive il testo di una lirica di Valerio Magrelli scomponendone l’ordine attraverso cancellazioni e nuove aggregazioni di parole e dunque di senso. Sino alla negazione totale. I versi di Magrelli sono tratti dalla raccolta “Disturbi del sistema binario”, e il corto ne riprende la dolorosa coscienza della perdita e della potenza insieme dell’atto comunicativo. Lo spazio, mai prospettico, si fa elemento compositivo così come la colonna sonora, in una compenetrazione di suoni ed immagini che dilata le maglie del congegno narrativo per dissolverlo. La scelta delle parole in accostamenti evocativi, mobili, inquietanti, mostra l’impossibiltà di chiudere l’opera d’arte in forme esaustive, mentre la percezione della fluidità dei confini tra i diversi linguaggi artistici sfocia in una sorta di gioco combinatorio che scompagina la realtà generando costellazioni diverse, caleidoscopiche imperfette geometrie . Se la scomposizione del testo iniziale scopre le ambiguità di ogni preteso significato, la costruzione delle sequenze apre domande mentre incarna l’instabilità di un reale e di un io che hanno perduto ogni certezza. E porta, nel rigore cromatico di un dialogo serrato con il nero, i mille riflessi dell’infinito. Perchè è vero, certo cinema è cinema di poeti.

Anna Maria Capraro

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Un architetto nei panni da regista: in finale con “Quel (nero) che sono”
primonumero.it, 8 giugno 2013

Michele Porsia, l’eclettico architetto termolese, è arrivato finalista, su circa 500 partecipanti provenienti da 42 nazioni diverse, alla IX edizione del Festival Pontino del Cortometraggio di Latina, grazie a “Quel (nero) che sono”, corto realizzato con Alessandro Melis (con testo del poeta Valerio Magrelli e musica del maestro Gianfranco Fedele). Solo 62 le pellicole che si sono guadagnate l’accesso alla finalissima che si terrà dal 18 al 23 giugno a Latina. «Il cinema è un mezzo espressivo molto importante: unisce in sé suono, parola e immagine – ha spiegato Michele Porsia – E’ il modo per scolpire il tempo, citando Andrej Tarkovskij».

Termoli. E’ riuscito a entrare nella rosa dei finalisti, ottenendo fino a questo momento uno straordinario successo, il cortometraggio di Alessandro Melis e Michele Porsia, quest’ultimo giovane architetto termolese dai molteplici interessi. Al Festival internazionale di Latina, giunto quest’anno alla sua nona edizione, la pellicola dal titolo “Quel (nero) che sono” ha superato le selezioni a cui hanno partecipato registi provenienti da 42 nazioni e si è inserito tra i nomi dei 62 finalisti. Sei le giornate, dal 18 al 23 giugno, durante le quali saranno proiettati i corti, la cui premiazione avverrà nella serata dell’ultimo giorno della manifestazione. Intanto Michele Porsia, che attualmente vive e lavora a Praga, ha accolto con entusiasmo la notizia di essere rientrato, con il lavoro messo a punto insieme ad Alessandro Melis, alle fasi conclusive del concorso al quale, tra le altre cose, hanno sono stati presentate circa 500 pellicole.

Sono il nero e il bianco, le parole e la poesia che in una sequenza di immagini si scompongono e ricompongono, mentre la performance segue la sua genesi. «Il video – ha spiegato Porsia – riprende una sorta di performance in cui il testo viene cancellato per tre volte e per tre volte riproposto in maniera diversa, ma sempre in una forma di senso compiuto. E’ una sorta di scarnificazione, fino alla cancellazione di tutto, perfino degli “io” lirici o dei pronomi». Il tutto viene riprodotto seguendo un canale espressivo importante, qual è per l’appunto quello del cinema, il quale è in grado di «unire in sé suono, parola e immagine, ed è, per citare Andrej Tarkovskij, il modo per scolpire il tempo».

Prezioso contributo alla realizzazione della pellicola è stato fornito dal poeta contemporaneo italiano Valerio Magrelli, nonché dal maestro Gianfranco Fedele, con le sue musiche originali. «Con Alessandro Melis, con cui ho collaborato per la realizzazione del corto, collaboro dal 2007 in diversi progetti tra cui “Beth”, un libro di poesie e immagini che è stato anche esposto al Battello Ebbro – ha spiegato Porsia – per quanto riguarda Valerio Magrelli, nel corto c’è una sorta di riscrittura di una sua poesia».Magrelli, tra i poeti italiani più noti, fu autore negli anni ’80 di un libro (“Ora serrata retinae”) che sconvolse il paesaggio letterario e nel quale c’era come tema quello della cancellazione e della riscrittura che ogni visitatore di un’opera d’arte opera con il suo sguardo e con il suo pensiero. La poesia, che occupa un ruolo centrale all’interno del video, nella sua sequenza di parole che il protagonista copre e scopre con la mano cambiando o coprendo vocali e consonanti, si unisce tuttavia ad altre tecniche. «Non esistono confini netti tra le arti – ha proseguito Porsia – la maggior parte dei grandi artisti contemporanei possiede una multidisciplinarietà utilizzata in istallazioni fatte da video, performance, fotografie, disegni, oggetti».
Intanto, in attesa del verdetto, il corto firmato Melis-Porsia ha debuttato il 31 maggio anche nell’aula “Scarpa” dell’Università di Pavia, nell’ambito del progetto “Leggere”, e riscuotendo un grande successo. (RT)

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