Archivio mensile:luglio 2014

dromodiario #2 [l’imprevisto]

dromo14-02

30 luglio, Mogoro – Antonio Farris Trio

Avere un bel giardino è difficile come governare un regno.
(Hermann Hesse)

E quindi abbiamo cominciato.
Cioè, a dire il vero, per un attimo abbiamo anche visto l’inizio di Dromos fuggire via come un cane bagnato. Che ieri, qui, a Mogoro, è arrivato imprevisto un cielo color guerra, e ci ha rovesciato addosso un monsone.
Allora ce ne siamo fuggiti tutti sotto a un gazebo, stretti stretti, a frugare dentro la speranza che la pioggia passasse, con i piedi bagnati, e i capelli bassi, e i biglietti che speriamo non si infradicino, e le felpe che non si trovano. E sono sicuro che luglio rideva, da qualche parte del mondo che non so, in qualche Eden lontano. Luglio rideva dello scherzo che ci stava facendo, piccolo piccolo serpente, e diceva

L’imprevisto è una mela morsa storta che non vi racconterò.
L’imprevisto è un ragno, che chissà perché ha sette zampe.
L’imprevisto è un lupo che non voleva le zanne.

Ma poi, poi la pioggia per fortuna è passata, se ne è andata a bagnare altri tetti, lontani, e allora, vi giuro, ho visto tappeti volanti su tutta la piazza del Carmine, a festeggiare il cielo di nuovo spalancato, che sembrava una notte di Sheherazade, mentre noi giù, con le spugnette e gli stracci, asciugavamo le sedie per non farvi volare tutti bagnati.
E poi è cominciato il concerto. E non so se sarà stata la pioggia, o l’umido che avevo nelle idee per l’emozione, ma a me la musica di Ibrahim Maalouf, all’inizio, è sembrata musica d’acqua che sale, sale in piena, e viaggia aperta, larga, proprio come un acquazzone d’estate.

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dromodiario #1 [la prima volta]

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Cari naviganti, anche quest’anno scriverò i diari del festival Dromos. E anche quest’anno li troverete qui, pubblicati dopo la lettura sul palco. Buon festival e buona lettura!

* * *

29 luglio, Mogoro – Ibrahim Maalouf

Vivi come se il paradiso fosse qui, sulla terra.
(Mark Twain)

Che poi sembra davvero ieri, che è finito Dromos. L’altro, quello dell’anno scorso. Quello di quando sono salito su questo palco la prima volta. Ed era proprio questo palco, qui, a Mogoro, sopra un tappeto volante, davanti a questa chiesa, di fronte a voi. Che c’era senz’altro, qualcuno di voi, l’anno scorso, a sentire Carmen Souza, nel primo giorno di Dromos.
Il primo giorno. La prima volta.

La prima volta che ho unito i punti tra le stelle, e ci ho letto una parola.
La prima volta che ho dato un morso ad una mela.
La prima volta che, guardandoti, ho pensato Tu, tu stammi accanto sempre.

Che poi uno non ci pensa mai, mentre sta vivendo, però ogni nostro istante arriva lì per la prima volta, e se ne va, e a noi ci tocca prenderlo o perderlo, banco vince banco perde, come in un giro di roulette, rien ne va plus.
Cioè, non è che uno non ci pensa proprio mai mai. Però diciamo che un po’ tutti cerchiamo di pensarci il meno possibile, ai piccoli piccoli istanti paradisi che perdiamo uno dopo l’altro, tic, tac, rien ne va plus.

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