Archivi categoria: Dromodiario2013

dromodiario #15 [fine]

15 fine

#senza numero [grazie]

Oggi mi perdonerete se occupo un pochino più di tempo, ma prima di leggervi l’ultimo dromodiario ho dei ringraziamenti da fare.
Che essere stato parte dell’equipaggio del Dromos festival, quest’anno, è stato per me una vera gioia. Condividere un viaggio come questo è un divertimento, uno stimolo al lavoro quotidiano, un’occasione di crescita, la possibilità di conoscere persone belle e professionalità gigantesche. In una sola parola, un grande privilegio.

Quindi ringrazio Tania, Maria Antonietta, Pina, quanti biglietti stasera? E anche tutta la tribù dei Corona, Meta, Elias, Sebastiano, e Lorenzo. Mi hanno accolto magnificamente, dal primo giorno, e queste sono cose che riscaldano, che fanno sentire a casa. Grazie.

Ringrazio Luca, perché è pieno di idee, e non si stanca mai, e soprattutto non si stanca mai di inventare modi per ridere e stare bene. Ringrazio Giulia, perché ha quella cosa rarissima che si chiama la grazia, ed è sempre lì quando qualcuno ha bisogno di aiuto, che sia una bottiglietta d’acqua senza etichetta o un consiglio per evitare figuracce con la pronuncia dell’inglese. Ringrazio Giulio, che è stato il grande occhio del festival, con le sue telecamere, e abbiamo aggredito insieme un sacco di persone con le nostre domande. Sono dei bellissimi compagni di viaggio, Luca, Giulia e Giulio, di palco in palco, di sera in sera, di intervista in intervista. Grazie. Leggi il resto di questa voce

Annunci

dromodiario #14 [acque]

14 acque

15 agosto – NURECI
Los Gatos Bizcos

Qualsiasi cosa fai o sogni di fare, comincia a farla…
Nell’audacia c’è genio, potere e magia.
[Arthur Rimbaud]

Che bello che è, raccontarvi il mio primo giorno di MammaBlues, a Nureci.
Che ieri sono arrivato in paese presto presto, un bel po’ prima che cominciasse il festival, che volevo camminarmene un po’ soletto per le vie di pietra, ascoltarmi le radici che parlano sempre piano piano, e nella solitudine si ascoltano meglio.
Ho lasciato la macchina giù, davanti al Municipio, e mi sono messo a girellare per le strade di pietra. Era bello sentirle, sotto la suola, quelle pietre un po’ anche mie, quelle pietre di casa. Ed era bello stare ad ascoltare il suono d’acqua che c’è dappertutto a Nureci, per quelle sue mille fontane che fanno ogni strada trasparente.

E mentre passeggiavo ho visto l’insegna del tabacchino, e ho pensato Ora entro e chiedo, e ho chiesto del mio bisnonno tabaccaio, e una signora gentile gentile mi ha detto Vai di là che ci sono le tue cugine. E quindi mi sono trovato in giro per Nureci a cercare mia cugina Paola, e alla fine l’ho trovata, insieme a sua sorella Claudia, che preparavano la pizza per la sera, e hanno fatto faccia strana di questo qui che si presenta e dice Ciao sono vostro cugino Alessandro. Effettivamente era un po’ televisiva come situazione, ma è andata proprio così, a momenti partiva un valzerino di sottofondo, a commuoverci. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #13 [fuochi]

13 fuochi

14 agosto – NURECI
Guitar Ray & The Gamblers

Le persone che progrediscono nella vita
sono coloro che si danno da fare
per trovare le circostanze che vogliono
e, se non le trovano, le creano.
[George Bernard Shaw]

Insomma, io oggi sono proprio felice, di essere qui, a Nureci.
E ho un bel paio di motivi per essere felice.
Ma ci ho un dromodiario da scrivere e quindi, magari, i motivi per cui sono felice di essere qui, a Nureci, ve li racconto dopo.
Prima dobbiamo tornare indietro a ieri, a Villaverde, al concerto di Fabio Treves e di Guitar Ray.

Che ieri, come sono arrivato a Villaverde, ho visto la piazzetta tutta decorata con le bandierine colorate, e il sindaco Roberto era tutto sorridente, e poi ce ne siamo andati a cena e ci hanno detto Abbiamo dei muggini favolosi. Che io non lo sapevo si pescassero i muggini, in Marmilla. Ma comunque è stata una bella scoperta, perché era davvero buono, quel muggine pescato in Marmilla.

Poi è cominciato il concerto, e Guitar Ray è salito sul palco insieme alla band e hanno fatto un pezzo con due assoli tiratissimi, che c’erano le chitarre che sembravano ragazze che ridono, da quanto erano contente. Poi è salito sul palco Fabio Treves, il Puma di Lambrate. E one-two-three-four e fiato nell’armonica, come fosse vento di Maestrale, e d’improvviso la piazzetta di Villaverde si è messa a ballare, e non dico le persone, dico proprio la piazzetta, che c’erano le mattonelle ubriache, le vedevi saltellare, come piccoli fuochi scoppiettanti, al ritmo di one-two-three-four, e le bandierine tutte colorate hanno cominciato a fare i casquè, lassù sui fili, civettuole, improvvisamente si sentivano al centro proprio al centro di una main street di frontiera. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #12 [muri]

12 muri

13 agosto – VILLAVERDE
Treves Blues Band & Guitar Ray

Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro
senza perdere l’entusiasmo.
[Winston Churchill]

Domenica, come sono arrivato al Santuario di San Gemiliano, a Villanova Truschedu, mi sono preso dritta in faccia una sberla di bellezza da far girare la testa. Che ci sono luoghi dove la bellezza è un muro in cui devi andare a sbattere, non c’è altro da fare che lasciarsi sovrastare. E così me ne sono andato in giro, insieme a Salvatore, in quel piccolo villaggio santuario, dove i muristenes di basalto separano piccoli spazi sacri, dove ancora senti il suono ribattuto della festa che da secoli una volta all’anno qui e solo qui si celebra.
Che poi, vaglielo a spiegare, a uno che non è di queste parti, il senso di un novenario. Qualche anno fa una mia cuginetta si stava laureando in architettura, a Firenze, e aveva deciso di fare la tesi sui novenari della provincia di Oristano. Quando è andata dal professore, lì, a Firenze, lui l’ha guardata come si guarda un matto e le ha detto Signorina lei mi vuole raccontare che in Sardegna costruite villaggi da abitare solo per nove giorni all’anno? Non riusciva a crederci, quel professore lì, che per noi le cose sacre sono sacre veramente. Che noi, per i nostri santi, abbiamo tirato su muri bellissimi, di chiese campestri e cumbessias, perché le feste, ai nostri santi, noi gliele organizziamo sul serio. Vieni a farti uno dei nostri spuntini, professore, che poi ne riparliamo. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #11 [stelle]

11 stelle

11 agosto – VILLANOVA TRUSCHEDU
Little Axe e Alan Glen

Il più grande difetto delle persone e delle nazioni
è la pigrizia nel trovare soluzioni.
Senza crisi non ci sono sfide,
senza sfide la vita è routine, una lenta agonia.
Senza crisi non ci sono meriti.
È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora.
[Albert Einstein]

E quindi ieri era la notte di San Lorenzo, dieci agosto.
E quindi la notte di San Lorenzo, dieci agosto, quella delle stelle cadenti, Dromos si è accomodato nella città antica di Tharros, come un grande bagnante fatto di tanti corpi tutti uniti dalla musica, con i piedi nella battigia di Maremorto, a godersi quel teatro magnifico, lì, proprio accanto al porto vecchio.
Non so se è successo anche a voi, ma ieri notte, mentre entravo a Tharros, buia, davvero metafisica, sotto le stelle, nel cielo senza luna, io ho avuto un brivido vero, che mi torna anche adesso che ve lo racconto. Riverberava tutta, da sotto, da una parte del ventre che non so indicare ma che è laggiù, profondissima, la storia grande e piccola di Tharros, di quella strada di basalto nero nero, con il mercato, le botteghe, e laggiù le terme, e le colonne del tempio… Riverberava di storie piccole e quotidiane, e mi veniva da camminare a passo delicato, per non disturbare tutta quella bellezza notturna, un po’ fantasmatica, per non spostare neppure un granello di tutta quanta quella poesia.
E mi sa che l’avete pensata in tanti, questa cosa qui, perché come sono arrivato al teatro, eravate tutti seduti composti, tutti silenziosi, tutti ad ascoltare il fluire potentissimo di forza che veniva dalle pietre.

E poi Gualazzi è salito sul palco, e subito ci siamo trovati in mezzo agli anni Venti. E sulla spiaggia, ve lo giuro, io ho visto Buster Keaton che cercava di arrampicarsi sulle colonne di Tharros, come su un albero della cuccagna, per andare ad afferrare una stella. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #10 [pause]

10 pause

10 agosto – THARROS – Raphael Gualazzi

Nella scrittura cinese, la parola crisi è composta da due ideogrammi:
uno rappresenta il pericolo e l’altro l’opportunità.
[J.F. Kennedy]

Pause. Sono belle le pause.
Anche nella musica sono fondamentali le pause.
Grappoli di note, e pause.
E così la creatura Dromos ha fatto pausetta di tre giorni, prima di chiudere qui a Tharros, e poi ricominciare domani con un altro festival che si chiama MammaBlues. Che poi io questa cosa non l’ho ancora capita bene. Devo farmela spiegare bene, da Salvatore, o da Roberto. È un altro festival, ma è lo stesso. Tipo Dottor Jekyl e Mr Hyde, dev’essere.
Comunque, dicevo, Pause.

Che martedì eravamo ad Oristano per l’incontro letterario con Nada.
E la prima cosa che è successa è stata che appena sono arrivato e mi sono presentato, Alessandro Melis, piacere, il compagno di Nada, Gerry Manzoli, mi ha detto Ah, Melis, come Ennio Melis. Pausa. Non sai chi è Ennio Melis? E io, Mi dispiace, no.
Ed è così che ho scoperto che il direttore della RCA negli anni sessanta era una specie di mio zio. E che gente come Venditti o De Gregori li ha scoperti lui, zio. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #9 [zingari]

09 zingari

6 agosto – ORISTANO – Nada Malanima

Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: “Perché?”.
Io sogno cose mai esistite e dico: “Perché no?”.
[George Bernard Shaw]

Mamma mia, come lo temo il dromodiario di oggi. Ci ho un sacco di cose da raccontare e chissà se mi bastano le due pagine solite… Bisogna che mi sbrighi. Comunque state tranquilli che ieri non ve lo racconterò molto lungo, che ci sarebbe un po’ di conflitto d’interesse, e in questo paese come sapete su questo genere di cose siamo molto severi.
Allora, cominciamo. Dromos negli ultimi giorni è stato davvero nomade, ci avete fatto caso? Dopo i tre giorni fermi fermi al seminario di Oristano, via, ce ne siamo partiti e non ci ha fermati più nessuno. Un bel festival zingaro, proprio.

Domenica eravamo ad Uras, per il concerto di Lucas Santtana. E come sono sceso dal palco, dopo il diario, Giorgio Cireddu, che è un animo di una grazia che ha pochi eguali, mi ha detto una citazione di Pessoa e io me la sono segnata sul taccuino. Mi ha detto così: “il poeta è un fingitore / finge di provar dolore / quando il dolore veramente sente.” E sono rimasto lì a masticarmela, questa frase, questo litigio tra verità e finzione.

E intanto sul palco c’era Santtana che suonava e cantava, e sembrava una piccola Woodstock, Uras, con tutta quella gente seduta sul prato, e poi la voglia di mettersi a ballare, e il samba… Certo proprio un gran contrasto, dopo Molvaer. Dal ghiaccio a Rio de Janeiro. Un bel festival zingaro, proprio. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #8 [astratto]

08 astratto

4 agosto – URAS – Lucas Santtana

È veramente bello battersi con persuasione,
abbracciare la vita e vivere con passione.
Perdere con classe e vincere osando.
La vita è troppo bella per essere insignificante.
[Charlie Chaplin]

Ieri notte me ne sono andato dal giardino del seminario di Oristano che erano quasi le 3. C’è poco da fare, non ne avevo voglia, di andar via da lì.
Mi immalinconiva moltissimo vedere i ragazzi lì della piazzetta smontare tutto, mettere nelle scatole, caricare le auto. Mi immalinconiscono le cose quando arriva il momento di finirle.
E se anche è certo che le cose devono finire per poter ricominciare da un’altra parte, e infatti oggi siamo qui ad Uras, per un altro concerto, per un altro passo di questo viaggio, io però sono uno che i sentimenti se li vuole vivere tutti, fino in fondo, e quindi ieri notte sono rimasto fino alle 3 a godermi la malinconia, sotto le stelle. Che c’erano delle stelle magnifiche, ieri notte, sopra Oristano. Un cielo nerissimo, senza luna, con la via Lattea che lo tagliava in due come una strada.

Sono stati tre giorni proprio belli, quelli di Oristano.
L’ultimo, poi, ieri notte, per me è stato quello più bello, rarefatto, astratto.
È cominciato con la musica del Mal Bigatto 4tet. E subito ce ne siamo andati verso Nord, verso i ghiacci. A me il Nord piace, molto. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #7 [color ocra]

07 color ocra

3 agosto – ORISTANO – Nils Petter Molvaer

Non è possibile una crisi di governo la prossima settimana:
la mia agenda è già piena.
[Henry Kissinger]

Questa mattina mi è capitato di passare in via Cagliari, proprio qui accanto, e mi sono affacciato ai cancelli.
C’era il festival addormentato, nel caldo di mezzogiorno.
Lì, all’ingresso, c’erano le bancarelle vuote.
E io mi sono chiesto Chissà che cosa sogna, a mezzogiorno, un palco senza il suo buio, un tavolo senza i suoi libri, un banco senza i suoi cd, un bar senza i suoi fusti di birra. Anche le sedie rosse dove ora state seduti erano tutte belle in ordine, a dormire, o a prendersi il sole, in questa mattina color Sahara.

Era tutto color ocra, il Dromos addormentato.
E sarà che la mia fantasia spesso mi gioca brutti scherzi, sarà colpa della conferenza di ieri, ma mi è parso che laggiù, all’ombra delle palme, ci fosse a spiarmi le fantasie un Tuareg col suo sorriso blu. Leggi il resto di questa voce

dromodiario #6 [un senso nelle cose]

06 un senso nelle cose

2 agosto – ORISTANO – Al Jarreau

La crisi della cultura. C’è sempre stata:
Shakespeare non sapeva il greco
e Omero non sapeva l’inglese. [Ennio Flaiano]

Ieri sono tornato per la prima volta in questo luogo dopo un sacco di tempo. Non ci venivo da quando andavo al Liceo De Castro, qui accanto, e appena arrivava un po’ il caldo professor Schintu, il professore di ginnastica, ci portava qui a giocare a calcio. Che bello.
Sotto il sole. A correre per un’ora sulla sabbia rovente. A sbucciarci le ginocchia. Che bello.
A me i compagni mi dicevano sempre Tu stai in porta, che non sai giocare. Che bello.
È difficile che mi venga in mente una situazione più imbarazzante di quando tornavamo in classe e io ne avevo prese almeno qualche decina.
Per fortuna ieri sono salito su questo palco a intervistare Ilaria Porceddu, mentre accordavano il pianoforte, prima che salisse a suonare Bollani, che è molto bravo, ed è per questo che è famoso, e l’intervista ci è sembrata davvero interminabile, a me e a Ilaria, che né io né lei siamo abituati a farle, le interviste, e io mi sono sentito esattamente come quando stavo in porta e pensavo questa la paro, questa vedrai che la paro, questa la…. Gol.
Ho un sacco di ricordi bellissimi, del campo da calcio del seminario di Oristano. Leggi il resto di questa voce